Achille Lauro e l’esaltazione di un IO rinato

Achille Lauro e l’esaltazione di un IO rinato

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Carmela Pontassuglia

Me ne frego”

Tre piccole ma intense parole ricamano nel nostro ingarbugliato inconscio il desiderio di seguire uno stile di vita leggero, che si spoglia dei rigidi schemi imposti dalla società e distrugge i pregiudizi che imprigionano l’essere umano.

In questa dimensione così tanto materiale occorre una buona dose di coraggio mista a una goccia di sano narcisismo per riuscire ad amare il proprio corpo, valorizzare il proprio talento, godere di piaceri e soddisfazioni personali.

Sì, perché, la condizione essenziale per essere umani è essere liberi e Achille Lauro oggi ne è l’espressione vivente.

Lauro Marinis, in arte Achille Lauro, cresce nella periferia romana in una famiglia onesta che nonostante le difficoltà non ha mai fatto mancare nulla ai suoi figli. Suo padre Nicola, avvocato e insegnante, sua madre dal grande animo altruista si è sempre dedicata a bambini e ragazzi di strada, bisognosi di un tetto e un pezzo di pane. Quei lavori caritatevoli, a tratti umilianti, hanno insegnato a Lauro la condivisione e il rispetto reciproco.

Il fallimento e la profonda crisi che ha travolto i suoi genitori ha segnato l’adolescenza di un ragazzino timido e introverso che dall’età di 14 anni è stato costretto a vivere con suo fratello maggiore in una comune di artisti.

Un materasso gettato in mezzo a una stanza, un quadernetto e una penna sempre con sé. È qui che Lauro inizia a imbrattare fogli bianchi con i suoi controversi stati d’animo che il tempo ha trasformato in poesia e il suo estro creativo in canzoni e addirittura piece teatrali che generano forti emozioni e grande scalpore.

La nostra stella nascente, cresce con la musica e si appassiona al punk rock degli anni ‘70, che nei suoi dischi contamina con gli stili più moderni del pop, della trap, del rap, fino al colorito ritmo della samba. Nell’album 1969, spiazza tutti, raccogliendo in un girotondo bizzarro le icone del brillante periodo storico segnato da Woodstock, dal primo uomo sulla luna e da artisti immortali che hanno rivoluzionato il panorama musicale: da Elvis, a Jimi Hendrix, a Marilyn Monroe, fino a James Dean.

Io come Vasco…”

La nostra reginetta del rock si lascia ispirare anche dalla musica dance dei mitici anni ’90, emblema di una giovinezza spensierata e culla del suo spirito libero ed euforico che lo ha sempre aiutato a sopravvivere e a trasformare le umiliazioni in trionfi.

Un’anima che custodisce mille identità e gode nel mostrarle senza snaturarsi mai. Lauro è un esteta che vive d’arte e di innovazione, una personalità eccentrica, creativa e narcisistica, odia essere etichettato o inquadrato, e ama coinvolgere i suoi fan in una narrazione rinascimentale, sorprendendo e sconvolgendo la realtà circostante.

Il giovane vate si eleva al sacro sfiorando le corde del profano

Figlio della filosofia dannunziana, si autoproclama vero e proprio profeta e cerca di interpretare e guidare i sentimenti della massa dei nostri giorni, disprezzando il pensiero comune. Impone e propone una nuova visione esoterica della bellezza che si slega completamente dalle convinzioni e dai canoni standard imposti dalla società. La ricerca del bello è rintracciabile in ogni suo verso e in ogni sua scelta stilistica. Guidato esclusivamente dai suoi impulsi e da un gusto puramente personale, distrugge ogni tipo di convenzione e scavalca gli stereotipi.

Amante della femminilità, si lascia contagiare dall’eleganza, dalla sensibilità e dall’empatia che risiedono nell’autentica bellezza della donna e nella sua nuova identità rinata accanto al suo alter-ego sui palcoscenici istituzionali, talvolta incapaci di reggere la sfrenata esaltazione di un IO diverso.

Deluso e disgustato dal maschio omofobo, anaffettivo e rozzo, entra nei panni delle figure femminili, afferma il suo anarchismo e mette a nudo la sua pansessualità, indossando abiti e gioielli sfarzosi e pittando i suoi delicati lineamenti con colori appariscenti.

Sono fatto così mi metto quel che voglio e mi piace: la pelliccia, la pochette, gli occhiali glitterati sono da femmina? Allora sono una femmina. Tutto qui?…”

Paladino delle passioni e del culto si sé stesso, incarna il mito del superuomo di Gabriele D’Annunzio e crede fortemente in quell’energia dominatrice che accende l’animo di pochi eletti e si manifesta attraverso la forza, la capacità di godimento e la bellezza.

Un superuomo che scaccia le ipocrisie dei falsi moralisti e combatte ardentemente per affermare i propri valori, innalzando il pensiero dionisiaco guidato dalle passioni e dalla creatività.

La nostra icona glam, come D’Annunzio, nel corso della sua vita sregolata, in un momento di lucidità acquista la consapevolezza della propria entità fisica, della propria essenza e ascoltandosi ritrova uno scrigno nascosto in cui si confondono e convivono una infinità di emozioni.

Intraprende così un viaggio introspettivo alla scoperta del superuomo che governa i suoi impulsi e gli permette di conoscere quel suo lato oscuro che gli dona la forza di alimentare nuove virtù.

I due esteti esaltano la trasgressione delle regole, il piacere estetico, sensuale ed erotico, dal carattere carismatico e coinvolgente, cadono ai piedi di una “femme fatale” e vengono travolti da un amore disonesto e insano.

“…Sì me ne frego Prenditi gioco di me che ci credo St’amore è panna montata al veleno È instabile Fragile È una strega Solo favole Favole A far la scema È abile Agile Quel modo Insospettabile O mio Dio sì Lei…”

Due artisti accomunati da una straordinaria capacità di sedurre, incantare e dare scalpore, tanto facili da amare quanto da odiare. Intorno a loro, l’immagine leggendaria di due eroi astratti, senza tempo, l’uno il secondo capitolo dell’altro, vissuti in epoche distinte ma pervasi dallo stesso desiderio di fare della loro vita un’opera d’arte.

Stiamo assistendo all’affermazione di un nuovo superuomo dannunziano?

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