Caravaggio racconta Narciso

Caravaggio racconta Narciso

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Antonella Frontani

È uno dei miti di cui più si è occupata l’arte, forse perché rappresenta una delle ombre più oscure dell’animo umano.

Il narcisismo

La psiche del narcisista è complessa e, in quanto tale, affasciante ma inevitabilmente distruttiva.

Il narcisista, secondo lo psicoanalista Otto Kernberg, è un coacervo di combinazioni di intensa ambizione, fantasie grandiose, sentimenti di inferiorità ed eccessiva dipendenza dall’ammirazione e dall’approvazione altrui. E’ un incerto cronico, eternamente insoddisfatto di se stesso, crudele, tendenzialmente votato allo sfruttamento altrui, più o meno consciamente.

Nel corso della vita è probabile l’incontro con il Narciso, purtroppo, nella maggior parte dei casi, non siamo capaci di distinguerne i tratti. La bellezza e il fascino intelligente è la cortina di fumo con la quale stordisce la preda annientandola senza speranza.

E’ incredibile come quella contraddizione maledetta che lo domina possa risultare attraente fino alla devastazione: crudeltà ed incertezza, ambizione e insoddisfazione diventano il terreno melmoso in cui sprofonda la vittima che ne rimane prigioniera, in preda al tentativo amoroso di consolare quell’eterna inquietudine e schiacciata dal gioco di una psiche crudele.

Eppure, Narciso sembra portare i chiari segni del bambino che è stato. Ad un occhio attento non può sfuggire il problema che ha attanagliato la sua infanzia quando la fusione tra sé ideale, oggetto ideale e immagini reali di sé, divenne la difesa contro la realtà intollerabile del mondo impersonale.

Ecco che il narcisista viene assorbito dalla propria immagine non riuscendo più a distinguere chiaramente chi sia o chi crede di essere.

Finisce per diventare l’unico protagonista della sua vita, completamente sordo alle richieste affettive, autistico emotivo incapace di volgere lo sguardo verso chi lo ama.

Talmente incapace di provare interesse per gli altri da rimanere altrettanto indifferente anche ai propri bisogni.

La tragedia di Narciso

Questo è l’aspetto del narcisista che suscita quasi pena: la negazione dei sentimenti. E questa tragedia umana è possibile solo quando un individuo è insensibile ai propri sentimenti, ai propri bisogni. L’empatia, infatti, è la capacità che abbiamo di “sentire” l’animo altrui come un’eco emotivo che risuona in una stanza di risonanza. Possiamo sentire la tristezza di una persona, o la sua felicità, perché sono sentimenti che siamo in grado di percepire.

Il narcisista, invece, può essere spietato, sfruttatore, sadico o distruttivo nei confronti degli altri perché è incapace di percepire i propri sentimenti. Credo che si tratti della forma più totale e devastante di solitudine.

Diventa inevitabile che una tale personalità finisca per concentrare le proprie forze nella lotta per il potere e per il controllo assoluto di ogni situazione. Indipendentemente dal raggiungimento dell’obiettivo, la continua tendenza al potere rappresenta il bisogno disperato di colmare il vuoto lasciato dai sentimenti.

E’ una tenaglia orribile che infesta i suoi giorni alla ricerca spasmodica del trofeo successivo, sempre al di sotto di un successo.

Come può Narciso affermare il proprio potere dandone mostra esplicita? Attraverso la seduzione, lo strumento con cui può sviluppare l’immagine di sé.

Se la seduzione può essere definita come l’uso di una falsa promessa per indurre un’altra persona a fare quello che non avrebbe fatto, in Narciso la manovra diventa ancora più seduttiva perché legata ad una promessa non chiaramente specificata.

Il “macho”, per esempio, seduce per la sua esasperata esibizione di virilità ma la potenza che mostra non è altro che la compensazione per lo stato di inadeguatezza virile che esso stesso prova. Ecco l’inganno che seduce. E poi, la manipolazione che ne segue, rappresenta l’inevitabile conseguenza.

Oltre alla mitologia, di Narciso si è occupata la letteratura, la pittura, la musica e ogni forma dell’arte che è sempre il linguaggio più appropriato per indagare l’animo umano.

Narciso secondo Caravaggio

L’Arte ha saputo mettere in mostra la maschera che il narcisista indossa per nascondere l’assenza di vitalità.

Ecco che il Narciso di Caravaggio mi trasmette chiaramente l’inganno.

La tragica sorte del giovane innamorato della propria immagine riflessa è narrata nel Terzo libro delle Metamorfosi di Ovidio: Narciso inginocchiato e chino su una fonte di acqua cristallina contempla se stesso di cui si innamora.

Nel dipinto del Caravaggio è vestito secondo la moda del tempo: indossa un paio di pantaloni dal colore azzurro brillante, una camicia bianca e un farsetto di velluto dai riflessi grigio-azzuri. E’ di una bellezza struggente. La mano destra lo sostiene alla sponda e con un gesto soave immerge la sinistra nell’acqua nel tentativo disperato di sfiorare quel volto amato.

Lo sguardo è intenso, mentre la testa volge languidamente vedo l’immagine. Le labbra socchiuse esprimono il dramma d’amore che si consuma nell’impossibile tentativo di baciarsi.

Il genio di Caravaggio nel dipinto: la raffigurazione del luogo si limita al breve accenno della sponda della fonte e della superficie dell’acqua. Non solo il riflesso del magnifico viso disperato, ma anche delle braccia tornire, delle spalle e del ginocchio destro. L’immagine del ragazzo riflessa simmetricamente nello specchio d’acqua abbraccia lo spazio vuoto al centro escludendo ogni altro dettaglio che avrebbe tolto potenza all’immagine.

Caravaggio ha fatto il miracolo: di Narciso mi sono innamorata solo contemplandolo la prima volta nella Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini, a Roma, dimenticando ogni insidia che la sua bellezza nasconde.

E come Eco nel bosco, sono rimasta tramortita e senza parole.

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