Baricco a SalTo Extra: accanto alla prudenza serve l’audacia, al posto della paura il desiderio

Baricco a SalTo Extra: accanto alla prudenza serve l’audacia, al posto della paura il desiderio

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Federica Carla Crovella

Alessandro Baricco a SalTo Extra esorta a tenere vivi audacia e desiderio, non solo oggi in emergenza coronavirus, ma in ogni altro momento della vita

Un binomio fondamentale oggi come ieri

«Siamo nel momento della prudenza ma anche dell’audacia», ha detto ieri Alessandro Baricco a SalTo Extra. Nel suo intervento ha sottolineato come in ogni ambito della vita sia un binomio irrinunciabile e non si possa scegliere solo l’una o l’altra parte, oggi conto il Covid-19 come in passato.

L’accoppiata, ha ricordato, arriva da un romanzo svedese in cui la regina decide di imparare ad andare a cavallo e monta in sella per la prima volta. Una volta salita sul cavallo, con fare un po’ sprezzante chiede al maestro d’equitazione se ci siano delle regole. «Prima regola, prudenza. Seconda, audacia», risponde lui. A questo episodio Baricco ha fatto riferimento anche nel suo ultimo libro, The Game, in cui mette al centro quella che lui stesso chiama “insurrezione digitale” e passa in rassegna le innovazioni degli ultimi anni.

Quando Lagioia gli ha chiesto che cosa sia l’audacia, ha risposto «quel qualcosa che mette insieme la disponibilità a rischiare e una certa brillantezza intellettuale».

Ha notato come di prudenza ne abbiamo avuta tanta in questo periodo, a ragion veduta, ma quando il direttore del Salone gli ha chiesto se in questa emergenza avesse visto anche l’audacia, lui ha risposto con un sonoro «no, ho trovato coraggio strafottente che è finito male», con un riferimento per nulla nascosto a Boris Johnson e altre personalità di cui si parla tanto ultimamente.

Poi si è affrettato a chiarire che non intende istigare a infrangere le regole, «tenete sta mascherina cazzo!», ma ha riconosciuto come serva anche la flessibilità, accanto a una certa dose di visionarietà e immaginazione per uscire dall’emergenza.

Una contraddizione da superare

Ha messo in luce anche una grande contraddizione del nostro tempo: è come se ci avessero sfidato a un videogioco e noi avessimo mandato avanti degli scacchisti, ovvero dei maestri di scacchi, élite intellettuali, economiche, politiche e scientifiche, che però da un punto di vista generazionale sono ancora novecentesche. Quindi adesso siamo in bilico tra un mondo e l’altro, tra due epoche. Abbiamo schierato truppe novecentesche «contro una cosa che è antica a sua volta ma si muove in un modo tipicamente post novecentesco, molto similmente a un videogioco, anche come trasmissione e come informazione, con una velocità a cui la comunità scientifica novecentesca non è abituata».

Appena entrati in emergenza abbiamo guardato proprio agli esperti, ha detto. Non ha condannato il nostro atteggiamento, né quello di chi ci ha guidati fino ad ora e ci guiderà fuori dal tunnel, ma non si può non sentire un po’ di sgomento nelle se parole: «ci siamo subito girati verso la comunità scientifica, verso i tecnici, improvvisamente verso quella comunità che prima era alquanto bistrattata. Il problema era medico, quindi adesso abbiamo ascoltato i medici».

Procedendo un po’, per così dire, a suon di bastone e carota ha riconosciuto che questa esperienza può insegnarci qualcosa. Prima di tutto l’indubbia necessità di un’equipe di medici multidisciplinare, medici specializzati in tanti ambiti, i cui punti di vista siano facilmente incrociabili. Se questo suona a metà tra il rimprovero e l’auspicio per il futuro, non ci sono stati possibili fraintendimenti quando ha detto «il nostro modo di ragionare è ancora molto lineare e anche un po’ granitico. Siamo molto marmorei».

Funzioniamo solo sotto pressione?

Ha evidenziato anche come il nostro sistema sembri funzionare bene solo in emergenza, solo sotto pressione. Ma davvero siamo condannati a vivere nell’emergenza continua? Possiamo sopravvivere in questa costante situazione di stress? Ha spiegato che anche questa è un’eredità che ci arriva dai sistemi ereditati dal Novecento e, a suo avviso, dopo il Covid-19 rischia di diventare il paradigma vincente: «sembrano le prove generali per l’ultima grande emergenza che è la sopravvivenza del pianeta». Ha constatato che questo ha degli aspetti positivi, come l’unione degli uomini contro un destino comune, non più in lotta gli uni contro gli altri.

Forse è presto per dire con sicurezza che questo spirito di comunità durerà; ciò di cui Baricco sembra certo è lo sguardo diverso delle nuove generazioni sul futuro, forse anche grazie alla sua Scuola Holden, che gli dà un punto di vista privilegiato sul mondo dei giovani. I giovani hanno il desiderio di vivere in un pianeta sano più che la paura di un pianeta morto, guardano al futuro con desiderio, non lo vedono solo come la fuga da un’emergenza.

La conclusione di Baricco sembra chiudere il cerchio rispetto all’esortazione iniziale ad un’audacia seppur prudente: «la parola chiave è desiderio al posto delle paure».

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