Rileggere Virginia Woolf? Ci aiuta Armanda Guiducci

Rileggere Virginia Woolf? Ci aiuta Armanda Guiducci

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Federica Carla Crovella

Armanda Guiducci riscrive la biografia di Virginia Woolf e si scoprono due autrici più vicine di quanto si pensi. Di Armanda Guiducci abbiamo già parlato in Miti e femminilità nella saggistica di Armanda Guiducci

Omaggio a un’autrice su cui c’è sempre da dire

Londra, 25 gennaio 1882: nasce Adeline Virginia Stephen, conosciuta ieri, oggi e per sempre come Virginia Woolf. Figlia di Julia Jackson e Leslie Stephen, vive un’infanzia travagliata a causa degli abusi sessuali subiti dai fratelli e per via della perdita della madre, a soli 13 anni.

Nel 1912 sposa Leonard Woolf, insegna per un po’ in una scuola per operaie e durante tutta la sua carriera intellettuale si schiera dalla parte delle donne. Al suo primo romanzo, La crociera, seguono tanti altri lavori di narrativa e saggistica; come non ricordare il meraviglioso capolavoro della letteratura Una stanza tutta per sé, che ha accompagnato, e probabilmente accompagnerà ancora, intere generazioni di donne? Quanti altri titoli potremmo menzionare…

Nulla di nuovo all’orizzonte se accenniamo alle sue relazioni omosessuali o della sua malattia, che negli anni peggiorò sempre di più, portando Virginia al tracollo il 28 marzo 1941, quando muore suicida gettandosi nel fiume Ouse.

A fare una cosa originale però è Armanda Guiducci, saggista femminista degli anni ’70-’80, che nel 1991 pubblica la biografia della scrittrice inglese, edita da Longanesi, dal titolo Virginia e l’Angelo. Nel libro ripercorre il suo vissuto dalla nascita fino al suicidio, riscrivendolo anche alla luce del ventennio femminista appena trascorso.

«Su Virginia Woolf c’è sempre da dire e ci saranno sempre degli aspetti della sua arte da rivedere e da reinterpretare», ha detto la Guiducci in un’intervista. Il suo obiettivo è “fotografare” la vita dell’autrice che forse ha amato più di tutte durante il suo percorso intellettuale. Questo testo, dice lei stessa, vuole essere «un commosso e partecipe omaggio a una donna che è riuscita a scrivere sul silenzio, le cose che la gente non dice».

Le storie di donne scritte da donne in genere registrano da parte del pubblico femminile un grande consenso; forse la scelta di Guiducci è motivata anche da questo. Credo che in questo modo voglia istituire una sorta di “patto tra donne”, le cui parti contraenti siano la donna di cui scrive, le lettrici che leggono di lei e al centro se stessa, nel ruolo di tramite.

Riguardo al pubblico a cui è indirizzato il testo, non abbiamo dichiarazioni dell’autrice: non credo che il suo intento primario fosse rivolgersi esclusivamente a un pubblico aderente al movimento femminista, ma il fatto che “rilegga” questa figura anche alla luce del femminismo degli anni Ottanta potrebbe aver spinto il testo in questa direzione. Probabilmente è stato un testo letto soprattutto da donne, poiché una figura come Virginia Woolf forse suscita maggior interesse ed empatia in un pubblico femminile, ma non è escluso che abbia avuto anche un pubblico di lettori e non solo di lettrici. Certo, è auspicabile che questo avvenga in futuro.

Credo anche che il libro non richieda necessariamente un pubblico di specialisti, ma certamente di persone che nutrano un forte interesse per Virginia Woolf e abbiano una conoscenza piuttosto approfondita della sua intera opera, dati i numerosi e puntuali riferimenti a essa.

Nel libro Guiducci sembra unire la costruzione del suo personaggio alla ricostruzione del contesto storico in cui è inserito e, ma si prefigge anche di mostrare il valore intellettuale e letterario che lo caratterizza; quindi unisce il punto di vista letterario a quello storico-sociologico.

Lontane nel tempo ma più vicine di quanto si pensi

In tutto il testo è netta l’alternanza tra voce di Guiducci e quella delle fonti, spesso di prima mano, a cui si appoggia; in particolare quella della sua protagonista, Virginia. Nonostante questo, la voce dell’autrice resta sempre “di sostegno” al lettore per chiosare quanto va raccontando.

Virginia Woolf viene citata in traduzione italiana per larga parte del testo; le citazioni sono soprattutto dirette e letterali, tanto che il lettore ha la sensazione che Guiducci costruisca il testo non semplicemente servendosi della Woolf, ma quasi dando a lei la parola. I testi di Woolf a cui Guiducci si appoggia maggiormente sono Una stanza tutta per sé, Gita al faro e Gli Anni; tuttavia, non mancano le citazioni da varie parti del suo epistolario.

Il titolo del volume allude al modello di angelo del focolare, che solo all’atto della lettura scopriamo che Virginia rifiuterà, per rivendicare l’emancipazione delle donne. Questo modello è quello seguito dalla madre di Virginia e incarnato anche dalla madre di Guiducci: infatti, entrambe le donne non assumono posizioni progressiste, né femministe, stabilendo una palpabile distanza dalle figlie a livello ideologico. A questo proposito, appoggiandosi proprio alle parole di Virginia, Guiducci riferisce che la madre, Julia Prinsep Jackson, firmò una petizione anti-suffragio, convinta che le donne dovessero pensare alla casa e non al voto. Più o meno faticosamente, tanto Armanda quanto Virginia fanno di tutto per sganciarsi da questo modello.

Le due scrittrici hanno tanti aspetti in comune, che Guiducci non manca di mettere in risalto, accanto a vicende più note e aneddoti poco conosciuti sull’autrice.

Entrambe accettano con fatica il modello di piccole donne borghesi che viene loro prescritto dagli adulti e fanno di tutto per svincolarsi da esso; di conseguenza da boccoli, nastri, vestitini, etichette da rispettare e ideali di comportamento da seguire. In Virginia e l’Angelo Guiducci racconta che solo con la morte dei genitori Virginia comincia ad affrancarsi dalle vecchie regole oppressive e dal perbenismo vittoriano; tuttavia, per lei non sarà facile liberarsi dai fantasmi del passato, in particolare da quello della madre.

Su entrambe pesa la distanza dalla generazione di donne precedente, ma soprattutto un rapporto non sempre facile con le rispettive madri, come si legge nel libro di Guiducci.

Gli amori omosessuali sono un altro aspetto comune alle due autrici. Nel suo libro Guiducci dedica spazio a più riprese alle relazioni di Virginia con altre donne: per esempio, mostra quanto fosse morboso il rapporto con la sorella Vanessa, ma ipotizza anche che questa figura sia una sorta di sostitutivo della madre, persa troppo presto. Si sofferma anche sul rapporto di Virginia con Janet Case, sua insegnante di greco, e ipotizza che qualcosa di quel loro legame riecheggi nel rapporto «vagamente erotico» tra l’insegnante Lucy Craddock e l’allieva Kitty nel romanzo di virginia intitolato Gli Anni.

Racconta anche i due episodi di violenza sessuale subiti da Virginia e interpreta la sua omosessualità come rifugio e difesa dagli uomini. Guiducci cerca una spiegazione ai loro amori omosessuali adolescenziali e non trova la risposta solo nella componente biologica, ma soprattutto nell’educazione repressiva, anche dal punto di vista sessuale, che hanno ricevuto e che doveva frenare l’attrazione delle adolescenti per il sesso opposto.

Indubbiamente, per molti motivi entrambe non ebbero un rapporto facile con la sessualità: sappiamo che Virginia subì violenza più volte, ma anche Armanda nella propria autobiografia, La mela e il serpente, racconta di alcuni tentativi sventati.

Nonostante l’epilogo tragico a cui Virginia va incontro, dalla lettura del libro mi pare evidente il suo percorso di formazione e crescita. Infatti, l’evoluzione del pensiero e della personalità di Virginia, nonostante le nevrosi, è determinante per il suo percorso di vita e di scrittrice.

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