Al via la sperimentazione di Immuni. Quale posizione assumere?

Al via la sperimentazione di Immuni. Quale posizione assumere?

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Federica Carla Crovella

Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia sono le 4 regioni pilota in cui da lunedì 8 giugno è partita la sperimentazione di Immuni, forse l’app più discussa dell’ultimo periodo. La sua finalità è tenere sotto controllo i nuovi contagi e abbassare i rischi di nascita di focolai improvvisi. È stata realizzata a titolo gratuito da Bending Spoons, azienda informatica con sede a Milano. Qui il sito ufficiale di Immuni.

Come funziona l’app

Dopo aver scaricato l’app è sufficiente attivare l’uso del Bluetooth; in questo modo ogni giorno si genera una nuova chiave alfanumerica in base alla quale viene prodotto un codice identificativo. Cambiando ogni giorno il codice, non è possibile che da questo si riesca a risalire ad un particolare smartphone e quindi all’identità del proprietario.

Se l’utente positivo al covid-19 ha scaricato l’app, potrà trasmettere agli operatori sanitari il codice generato, costituito da 10 caratteri alfanumerici.

Il codice si trova nella sezione “Caricamento dati”. In questo modo, sarà possibile raggiungere tutti i cellulari delle persone che nei 14 giorni precedenti sono entrati in contato con lui stando a meno di due metri di distanza per almeno 15 minuti.

Siamo tenuti sotto controllo?

I proprietari, che sono anch’essi sempre in anonimato, riceveranno una notifica, che consiglierà di consultare le autorità sanitarie. Grazie all’uso della tecnologia Bluetooth Low Energy, tutto avviene senza raccogliere dati sull’identità o la posizione dell’utente, nonostante l’app chieda di segnalare la regione e la provincia di residenza. In questo modo diventa attiva da subito e associa a ogni telefono un codice.

Utilizzando il Bluetooth e non il GPS l’app non controlla gli spostamenti delle persone, anche se, indubbiamente, ricostruendo i contatti che l’utente ha intrattenuto una forma di tracciamento c’è. Questa è la questione più dibattuta in questo periodo: quanto tutto questo avviene nel rispetto della privacy? Si rischia davvero di essere “controllati a vista” pur di salvaguardare la nostra salute?

Non ancora disponibile per tutti

Ad oggi l’app non è scaricabile su tutti i cellulari: sono esclusivi i dispositivi di vecchia generazione come iPhone 6 e le versioni precedenti, ma anche dispositivi che non sono dotati del Play Store di Google e smartphone come Samsung Galaxy S4 ed S3, usciti rispettivamente nel 2013 e nel 2012, Motorola Moto, Moto X (2013) e Moto E (2014), LG G2, (2013).

Su quali cellulari si può scaricare? Per chi possiede un iPhone è richiesto iOS 13.5.1, utilizzabile su iPhone 6s e successivi. Per Android il sistema dev’essere aggiornato ad Android 6.0 o una versione superiore. In questi casi, poi, serve la versione 20.18.13 o superiore dei Google Play Services e il Bluetooth Low Energy.

Dopo alcuni problemi tecnici sugli smartphone prodotti da Huawei e dal brand collegato Honor, ora Immuni è stato reso disponibile, ma sempre a condizione che i cellulari si appoggino ai servizi di Google.Restano esclusi alcuni dispositivi che non hanno lo store collegato all’ormai noto motore di ricerca: sono tutti modelli molto recenti, in commercio dallo scorso autunno (Huawei Mate 30, P40, Serie Y, il pieghevole Mate Xs e Honor 9X Pro).

Per l’assistenza tecnica è attivo il numero verde nazionale 800912491 tutti i giorni dalle 7 alle 22. Per ulteriori informazioni consultare il sito ufficiale.

Tanti punti di vista…

Ecco le reazioni immediate di pochi giorni fa a livello regionale, riportate da Repubblica: «A livello locale, il Piemonte si è unito al Veneto e al Friuli Venezia Giulia nel mettere in dubbio l’utilità dello strumento. Tra le 4 regioni pilota, invece, il presidente della Liguria, Giovanni Toti, aveva evidenziato la necessità di “formare il personale e costruire la rete intorno alla app” altrimenti “in sé serve a pochissimo”. Mentre il governatore delle Marche, Luca Ceriscioli ha parlato di “un’arma in più per fronteggiare Covid e per contenere il virus”. Dalla Puglia arriva l’appello dell’epidemiologo Pierluigi Lopalco: “Usate la app Immuni se tenete alla vostra salute”».

Ma c’è quello giusto?

Per avere dati oggettivi sull’effettiva efficacia dell’app e per correggere eventuali errori del sistema bisognerà attendere la fine della sperimentazione, che dovrebbe durare alcuni giorni. Dopo questa fase l’App sarà scaricabile a livello nazionale. Per ora non è possibile fare previsioni esatte, né sulle tempistiche né sulla sua effettiva efficacia e l’impatto positivo: di certo, come tutte le novità, sarà soggetta a errori, modifiche e miglioramenti. Indubbiamente, servirà la collaborazione dei cittadini; infatti, la nuova app potrà essere testata più facilmente se verrà scaricata su un buon numero di dispositivi. In questo modo sarà più agevole misurarne punti di forza e limiti. Forse non c’è davvero una posizione giusta o sbagliata, ma bisogna lasciar parlare il test prima di schierarsi. Forse è eccessivo sentirsi quasi vittime di stalking; come in tutte le cose le posizioni troppo estreme sono controproducenti, sia quelle troppo diffidenti sia quelle eccessivamente fiduciose, indubbiamente però le perplessità sono legittime e comprensibili, come per tutto quello che è ancora sconosciuto.

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