Donne lavoratrici tra ieri e oggi: Simone de Beauvoir aveva visto lontano

Donne lavoratrici tra ieri e oggi: Simone de Beauvoir aveva visto lontano

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Federica Carla Crovella

Era il 1982 quando Simone de Beauvoir pubblicava Quando tutte le donne del mondo, una raccolta di riflessioni sul mondo femminile, scritta, non a caso, da una grande pensatrice della storia del femminismo.

Più o meno a metà del libro c’è la trascrizione di una conferenza tenuta in Giappone nel 1996, intitolata La donna e la creazione. Il perché del titolo lo capiremo dopo…

È stato un po’ sconcertante notare come molte questioni superino lo spazio e il tempo e siano ancora oggi irrisolte e attuali in diverse parti del mondo. Simone parla della carriera lavorativa delle donne, sempre all’insegna della mediocrità rispetto a quelle degli uomini. Queste pagine spingono a una riflessione che lascia un po’ sbigottiti: ancora oggi la parità è solo apparente.

Professioni e ruoli sulla base del genere

La riflessione della Beauvoir parte dal fatto che pochissime donne esercitano professioni considerate tipicamente maschili; a quel tempo si parlava di avvocato, medico o ingegnere. Quindi, sostiene, statisticamente è facile che sia un uomo a emergere per capacità, idee e risultati. Anche se oggi il mondo è cambiato, e con esso il ruolo della donna e il valore delle professioni, resiste la concezione delle professioni in base al genere e «le donne scelgono lavori più adatti allo stereotipo femminile (dall’insegnante alla parrucchiera, dalla cassiera alla segretaria)», scrive Repubblica guardando alla situazione italiana, «sono meno presenti nel mondo della finanza, fra manager, scienziati ed esperti informatici. Sono molto numerose nel settore della cura alla persona o nelle pulizie».

La Beauvoir sostiene anche che le donne non ricoprono mai le stesse funzioni degli uomini e, soprattutto, non sviluppano lo stesso talento. Già ai suoi tempi vinceva il pregiudizio diffuso per cui le donne non ispirano fiducia, soprattutto se il problema da risolvere è complesso; quindi non sono messe alla prova, non si misurano con sé stesse, né danno prova del loro valore. Oggi, stando ai dati del gennaio 2020, solo il 5% delle maggiori società europee ha donne al vertice, riporta la Stampa. Questo fa capire che, nonostante siano passati anni, le donne continuano a fare meno carriera e in media non ricoprono cariche di rilievo, anche se la situazione apparentemente sta migliorando. Forse è proprio questo apparente progresso che fa da “specchietto per le allodole”.

Per le donne casa, famiglia e gender gap

Le donne sono sempre divise tra lavoro, casa e famiglia, sostiene la Beauvoir, e quindi costrette a spendere energie in tante attività oltre al lavoro; questo impedisce loro di porsi obiettivi ambiziosi come quelli degli uomini. Anche il carattere delle donne è determinate, continua la studiosa, perché nel loro futuro non vedono solo il lavoro, ma pure casa e famiglia. La situazione non è migliorata troppo, perché ancora oggi, secondo l’Osservatorio dei consulenti del lavoro, circa la metà delle lavoratrici ha un contratto part-time, spesso anche per la necessità di occuparsi della famiglia. Di conseguenza, meno ore di lavoro significano stipendio più basso.

La differenza salariale sulla base del genere da sempre penalizza le donne. Quanto pesa oggi il gender gap? Job Pricing, ente che studia il mercato del lavoro italiano e le dinamiche retributive, ha rilevato che nel 2019 gli uomini hanno guadagnato in media circa 2.705 euro l’anno in più delle donne, indipendentemente dal settore lavorativo.

L’arte e il cromosoma y

Perché Le donne e la creazione? La Beauvoir si concentra sulla presenza femminile nel mondo dell’arte, dove creare è all’ordine del giorno.

La strada è in salita da sempre, perché affermarsi in questo settore ha sempre richiesto un grande investimento economico, che raramente veniva fatto per una donna. Inoltre, in passato non era considerato un ambito femminile, quindi una donna che cercasse di affermarsi in questo settore più che un’artista era considerata pazza.

Oggi però, per nostra fortuna, sembrano aprirsi degli spiragli: quante grandi attrici, musiciste, pittrici ci perderemmo altrimenti?

Una ricerca condotta tra il 2016 e il 2018 a Milano (nell’ambito del Master in Contemporary Art Markets) guarda all’Italia e rivela che le donne sono sempre più riconosciute tra i protagonisti dell’arte contemporanea e quanto i loro lavori abbiano più richiesta e attenzione da parte di musei e grandi collezioni. Indubbiamente è un grande passo in avanti, ma oggi c’è parità di genere? Una ricerca di Kooness, piattaforma di mercato milanese, rivela che gli uomini guadagnano in media il 24% in più delle donne. Questo conferma che la strada è ancora lunga.

Conciliare lavoro e famiglia, sostiene la Beauvoir, è un’altra grande difficoltà per le donne, soprattutto per quelle che tentano di dedicarsi all’arte. Porta l’esempio della pittura, che richiede otto-dieci ore di lavoro giornaliero: come può una donna dedicarsi allo stesso tempo a casa e famiglia? Il matrimonio e i figli sono i motivi che spingono le donne ad abbandonare la professione e quindi anche quelli per cui a loro non si dà lavoro, dice Simone. Nonostante gli anni trascorsi, il fattore maternità entra in gioco molto spesso ancora oggi, “mietendo ancora vittime”. Per fortuna però ci sono delle eccezioni: l’amministratore di un’azienda di Pisa, ad esempio, recentemente ha assunto a tempo indeterminato una valida collaboratrice, nonostante stesse per diventare mamma.

È stata quasi profetica Simone, che alla fine del suo piccolo scritto Beauvoir esorta a «lottare per avere delle possibilità», senza lasciarsi intimidire dal passato. Del resto, come scrisse anni prima, «Donne non si nasce, ma si diventa».

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