Fenomeni sociali e ambientali: quale legame dopo il Covid-19?

Fenomeni sociali e ambientali: quale legame dopo il Covid-19?

Share

Federica Carla Crovella

“Ambiente, salute e società sostenibili: alla scoperta delle connessioni”. Ecco il tema del terzo e ultimo incontro in streaming organizzato da ASviS, in attesa di partecipare dal vivo al Festival dello sviluppo sostenibile 2020. La diretta si può rivedere sulla pagina di ASviS e sulla pagina Facebook.

L’appuntamento di ieri ha coinvolto enti pubblici, imprese e organizzazioni non governative per ribadire l’importanza delle interconnessioni tra i fenomeni ambientali e sociali, alla luce della pandemia. Tutti gli interventi anche questa volta hanno avuto uno stesso obiettivo: far capire quanto sia fondamentale tutelare da qui in avanti la relazione tra ambiente naturale, sociale e artificiale. “Dobbiamo porci l’obiettivo di integrare questi piani proponendo soluzioni sostenibili”, ha detto Pierluigi Stefanini, presidente di ASviS nell’intervento iniziale.

Due sistemi uniti ma vulnerabili  

La prima tavola rotonda, moderata da Monica Paternesi, giornalista dell’Ansa, ha affrontato il tema “Vulnerabilità e interconnessioni dei sistemi”. Il primo intervento è stato della presidente del Wwf Italia, Donatella Bianchi, che si è soffermata sul concetto di “next generation”, dal nome del progetto della Commissione europea, che favorisce transizione energetica, innovazione digitale e solidità finanziaria. Ha guardato ai giovani e alla loro voglia di cambiamento, che però, ha detto, si potrà mettere in atto coinvolgendo in una riconversione ecologica non solo la transizione energetica, ma anche i sistemi produttivi, la difesa del suolo, la tutela della biodiversità. Si è soffermata anche sull’“effetto boomerang”, che riguarda il rapporto tra pandemia, uomo e natura e le conseguenze dell’alterazione degli ecosistemi.

Poi, Stefano Laporta, presidente dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale ha fatto riferimento al Rapporto sullo stato dell’ambiente, presentato mercoledì, e ha fatto notare come nell’immediato futuro avremo davanti una serie di sfide da affrontare. Nonostante il lavoro da fare sia ancora molto, ha riconosciuto che il lockdown ha portato, ad esempio, un miglioramento della qualità dell’aria, ma ha precisato che si devono fare le dovute differenze: alcuni inquinanti legati al consumo di carburante sono molto diminuiti, ma non ci sono gli stessi risultati sulle polveri sottili.

La sociologa Chiara Saraceno, dell’Università di Torino, ha sottolineato l’interdipendenza tra famiglia, lavoro e scuola, emersa in modo particolare in questo periodo di quarantena e ha fatto notare come le differenze di genere non siano venute meno con la pandemia. «Si dà per scontato che le famiglie ce la facciano sempre e questo ha indotto a ignorare le disuguaglianze nella capacità di far fronte alla chiusura delle scuole o alla didattica a distanza quando c’era. In questa crisi ci sono stati pochi cambiamenti nelle attribuzioni dei compiti fra uomini e donne e le decisioni politiche hanno ignorato questa interdipendenza».

La prima tavola rotonda è stata chiusa dall’architetto Stefano Boeri, che si è concentrato sulle nostre città e su come andrebbero ripensate. La prima proposta è stata riorganizzare le metropoli in quartieri autosufficienti collegati da mezzi pubblici, con tutti i servizi decentrati, a cui si possa accedere in un raggio di circa cinquecento metri. La seconda è stata il recupero dei piccoli centri storici che talvolta sono lasciati in stato di abbandono. Ha fatto notare la forte esigenza di scambio con la natura e di socialità, che si può ritrovare in una dimensione di borgo che si è persa. Il terzo punto è favorire il rapporto con la natura, ad esempio, ha proposto di «connettere questi boschi al progetto di un nuovo modo di abitare i luoghi storici e di pensare a grandi corridoi ecologici che uniscano le aree boschive con sistemi di connettività, in modo da salvaguardare la coabitazione con le altre specie».

A seguire c’è stato il collegamento con la Living Chapel all’Orto Botanico di Roma, che è stato un’occasione per riflettere ancora sull’importanza della tutela dell’ambiente, alla luce dell’Agenda 2030 e dell’Enciclica di Papa Francesco, Laudato Si’.

Resilienza per un futuro più sostenibile

La tavola rotonda successiva ha avuto per tema “la resilienza trasformativa per uno sviluppo sostenibile” ed è stata aperta da Marisa Parmigiani, responsabile sostenibilità del gruppo Unipol, che ha messo in luce il ruolo delle assicurazioni, in quanto investitori istituzionali, nella promozione di pratiche di sviluppo sostenibile.  In particolare, ha ricordato come il suo gruppo voglia agevolare investimenti imprenditoriali che possano favorire la realizzazione dell’Agenda 2030.

Mario Cerutti del gruppo Lavazza, ha anticipato i contenuti del documentario “From coca to coffee”, presentato oggi, che racconta la storia della riconversione da parte dell’azienda di alcune aree in Colombia prima dominate dai narcos e ha ricordato i progetti di sostenibilità promossi da Lavazza e ha sottolineato l’importanza fondamentale di quello che si potrebbe definire l’obiettivo zero: coinvolgere le persone e promuovere l’Agenda 2030.

A seguire è intervenuto il responsabile area occupazione Invitalia, Vincenzo Durante: ha presentato la volontà della sua azienda di favorire investimenti più sostenibili e diversi progetti che vanno e andranno in questa direzione.

Silvia Stilli, portavoce Aoi, Solidarietà e cooperazione, ha segnalato come l’Italia, in particolare rispetto al caso francese, sia in ritardo nella cooperazione internazionale e ha individuato alcune priorità urgenti per il nostro Paese. «Il primo punto è la lotta al Covid, il secondo è il contrasto ai cambiamenti climatici e il terzo è l’agricoltura sostenibile e la protezione dei minori. Ma una strategia si costruisce con un pensiero globale, bisogna costruire veramente un pensiero green su un’idea di sviluppo sostenibile che sia onnicomprensiva».

Luigi Bertinato, responsabile della segreteria scientifica dell’Istituto superiore di sanità, ha sottolineato l’urgenza di una «maggiore integrazione tra ospedale e territorio» alla luce delle conseguenze di questa crisi, che ha investito le persone più fragili e incrementato le disuguaglianze. Ha concluso riconoscendo che «quattro mesi dopo l’inizio di questa crisi possiamo dire che è prassi comune avvalersi della telemedicina e delle teleconferenze. Stiamo imparando le lezioni sulla medicina preventiva e predittiva».

L’ultimo intervento è stato del ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, che ha evidenziato come la tutala dell’ambiente non si debba settorializzare e come si debba lavorare sul paradigma produttivo, ma al contempo su quello culturale, quello di socialità ambientale e di programmazione. Ha sottolineato anche che l’Unione europea sta lavorando molto sul green, che non deve avere un colore politico, ma è di tutti. «Il cambiamento climatico è inesorabile ma lento e ci farà trovare di fronte all’inesorabile quando ormai sarà troppo tardi. Il contrasto ai cambiamenti climatici non è di destra né di sinistra». 

Giovannini ancora una volta ha tratto le conclusioni e ha rinnovato l’impegno con tutte le associazioni aderenti e associate all’ASviS a insistere su queste battaglie. «Siamo convinti che sia il momento giusto per trasformare questo Paese e che questa trasformazione possa aiutare i tanti che sono in difficoltà in questo momento e i tantissimi che rischiano di alimentare l’insostenibilità della nostra società». Infine, ha dato appuntamento a settembre con il Festival dello sviluppo sostenibile, per approfondire questi temi.

Abbiamo presentato i due incontri precedenti in Verso il Festival dello Sviluppo Sostenibile: come uscire dalla crisi? e Resilienza, sostenibilità e giustizia: la ricetta per imprenditoria e terzo settore

Related Articles

Lascia un commento

Il tuo indirizzo di posta elettronica non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono segnalati con *