Woolf e Mansfield: un rapporto ambivalente e una vita per la scrittura

Woolf e Mansfield: un rapporto ambivalente e una vita per la scrittura

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Federica Carla Crovella

È il 9 gennaio 1923 quando Katherine Mansfield muore di tubercolosi. Virginia Woolf, sua eterna rivale e amica, viene a sapere della sua dipartita solo una settimana dopo. Il vuoto che si apre dentro di lei è enorme. Il loro è stato un rapporto idilliaco velato da reciproche gelosie; sin dal primo incontro, nel 1916, si squadrano con reciproca diffidenza mista ad attrazione. Virginia trova Katherine «sgradevole, ma energica e totalmente priva di scrupoli». La Mansfield, invece, è subito attratta dalla personalità della Woolf e di lei scrive: «L’amo infinitamente… Ho sentito per la prima volta l’estranea, fremente, scintillante qualità del suo spirito […]». Negli anni il loro rapporto diventa ambivalente, fatto di stima e rivalità insieme.

Virginia decide di pubblicare con la Hogarth Press, sua casa editrice, il racconto di Katherine dal titolo Preludio, che definì addirittura un’opera d’arte.

https://en.wikipedia.org/wiki/Prelude_(short_story)

Fu durante la “gestazione” del libro che diventarono «cautamente amiche», unite dall’autentica passione per la scrittura. Come spesso avviene tra scrittori, anche le loro reciproche gelosie ruotavano attorno a questo amore per la penna. Ad esempio, nel 1921, Katherine aveva recensito il secondo romanzo di Virginia, Night and Day, manifestando parecchie riserve.

L’ultimo incontro tra le due fu a Portland, a casa di Katherine; fu allora che Virginia capì di non avere più davanti una rivale. Katherine si trascinava da una parte all’altra della stanza, soffriva, stava già andando verso la morte: «mi promise di non dimenticarmi mai, mai», scrive la Woolf nei suoi Diari.

Un esempio di rivalità intelligente

Sono due donne molto diverse, ma nonostante questo inesorabilmente affascinate l’una dall’altra. Il loro è un esempio di intelligente ammirazione reciproca, perché non solo riconoscevano le rispettive doti intellettive e di scrittura, ma esprimevano sincera stima l’una verso l’altra.

Entrambe hanno vissuto della propria arte, riconoscendo anche di essere diverse; ora accettando questa diversità ora condannandola, non in modo acritico e vile, ma sempre con intelligenza.

Furono piuttosto frequenti e dirette le stoccate che si riservarono; in fin dei conti, erano pur sempre due eccellenti scrittrici e acute donne intellettuali che, come avvenne, in qualsiasi momento e senza troppa difficoltà si sarebbero potute oscurare a vicenda, per poi tornare a riconoscere le rispettive doti.

Due vite a confronto

Virginia percepiva Katherine come «imperscrutabile», forse perché fu molto abile a costruirsi una maschera che non abbassava mai; se l’avesse fatto non sarebbe riuscita a proteggersi dagli altri e dalla vita, né a coprire le proprie ferite. Aveva alle spalle quattro relazioni fallite, due aborti, un arduo percorso per diventare scrittrice, fatto perlopiù in solitudine. Prima di abbracciare la scrittura amò la musica, il violoncello in particolare, aspramente ostacolata dalla famiglia, in particolare dal padre.

Le due scrittrici non sono accomunate solo dal talento, ma pure da un vissuto complesso; anche Virginia fu segnata da diversi avvenimenti negativi, come la perdita della madre e le violenze fisiche subite dai fratelli, tanto da scivolare lentamente e inesorabilmente nella pazzia, fino a uccidersi. Entrambe si sono trovare a fare i conti con la malattia, fisica per una e mentale per l’altra, ma questo non impedì a entrambe di vivere una vita piena e intensa, di raggiungere grandi riconoscimenti e ritagliarsi uno spazio nella storia letteraria.

Entrambe ebbero amori omosessuali, in cui si gettarono anche a seguito delle tante delusioni ricevute dagli uomini. Come non ricordare la passione di Virginia per la sorella Vanessa e quello per la scrittrice Vita Sackville-West? L’amore di Katherine, invece, fu Ida Baker, con cui sviluppò un rapporto quasi morboso. 

La vita riservò loro picchi di felicità e discese nel dolore più lancinante, ma tutto questo non cancello mai la loro “missione” comune: fare della scrittura la propria vita e creare la vita tramite la scrittura.

https://www.literaturecambridge.co.uk/news/vw-letter

A teatro

Nel luglio del 2018, nell’ambito del Napoli Teatro Festival Italia, è andato in scena al Vico Lungo Teatro Nuovo di Napoli uno spettacolo teatrale liberamente ispirato alle vite delle due autrici. Il titolo della rappresentazione, Onde, è un chiaro riferimento al libro di Virginia Woolf.

Ne proponiamo qui un breve estratto.

Così scriveva Elena Bucci, regista, attrice e autrice, che ne ha curato la regia e l’interpretazione:

«La loro scrittura è per me maestra di teatro, con i colpi di scena, le immersioni nell’immensità del dettaglio e gli improvvisi allargamenti di orizzonte, i cambi di luce, di suono, l’emergere dei personaggi e il loro svanire e perdersi, come fossi appostata sulle ali di un grandissimo uccello in volo che si allontana e si avvicina vertiginosamente. […] Da questo girovagare non vorrei trarre una sorta di ritratto biografico, ma piuttosto evocare atmosfere e una serie di storie e personaggi inventati – anche se in parte ispirati alle opere o osservati dal vero – che mi permettano di tradurre in teatro un’intima suggestione che non sa trovare ora tutte le parole».

https://napoliteatrofestival.it/spettacolo/onde/

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