Zoonosi e Covid19 : una minaccia globale

Zoonosi e Covid19 : una minaccia globale

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Maria Caramelli medico veterinario Dirigente SC Neuroscienze Istituto Zooprofilattico sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta

L’ emergenza Covid, dovuta al passaggio di un virus da un animale all’uomo, ci obbliga bruscamente ad avviare azioni mirate per controllare le malattie animali. E’ ormai evidente che esse sono minacce globali.  Dopo questa prima pandemia dell’era della globalizzazione non c’è nulla che possa assicurarci che domani non ne arrivi un’altra, se non cambiano le condizioni che hanno provocato. Una nuova zoonosi, cosi si chiamano le malattie per cui un agente patogeno supera la barriera tra uomo e animale – barriera molto robusta ma non invalicabile – può essere in dirittura d’arrivo, con partenza dalla fauna selvatica e da Paesi non attrezzati per controllare queste malattie. E’ accaduto con altri coronavirus, come per la SARS e la MERS, ma anche con tanti altri virus, batteri, parassiti, e addirittura prioni, nel caso della BSE.

Le zoonosi sono in aumento in tutto il mondo e la maggioranza delle malattie infettive umane è di origine animale.

Le cause di questo aumento sono fortemente connesse alla crisi ambientale: il riscaldamento globale comporta inondazioni e siccità in aree molto estese, per cui intere popolazioni di animali selvatici si spostano di migliaia di chilometri, mescolando tra loro i virus, condividendo prati e pascoli con i nostri animali zootecnici  e infine arrivando  sempre più vicini agli insediamenti urbani. Si creano così le condizioni per il fatidico passaggio. L’aumento delle temperature sta facendo divampare altre zoonosi e altre malattie infettive: a preoccupare sono le nuove emergenze, come le malattie da vettori, cioè veicolate da zecche, zanzare e flebotomi. Un esempio eclatante è l’encefalite del Nilo, che da malattia esotica è diventata in pochi anni endemica nel nostro Paese, contando molte vittime nelle scorse estati. Vediamo tutti che ci sono sempre più zanzare ma coloro che se ne occupano sanno anche che sono sempre più numerose quelle esotiche, originarie da paesi a clima tropicale, assai efficienti nel far da veicolo ai virus esotici. Ci dimentichiamo di Zika perché era lontano, in Brasile, ma ricordiamoci che gli insetti vettori in aumento per il cambiamento climatico e le malattie che trasportano possono rapidamente diventare un grave problema nel nostro Paese. Con l’arrivo del caldo e la crescita della popolazione di individui maggiormente suscettibili alle arbovirosi, perche’ defedati, più vulnerabili – ad esempio gli anziani che hanno superato il Covid – possiamo aspettarci un incremento di questa malattia emergente. Come in crescita è sicuramente la malattia di Lyme e le altre malattie da zecche, perché questi artropodi grazie all’aumento delle temperature intensificano i loro cicli produttivi, e si avvicinano a noi, con la complicità inconsapevole degli animali selvatici che le trasportano senza ammalarsi, come i caprioli.

Mentre si discute quali siano le migliori strategie di uscita dalla crisi sarebbe utile anche ragionare sulla prevenzione, ovvero come evitare una simile pandemia nel futuro. In primo  luogo è necessario investire in  una ricerca mirata al controllo delle malattie animali e alla sicurezza alimentare, senza aver diffidenza verso contaminazioni con il settore privato e considerando attentamente le importanti erogazioni in merito della Unione Europea. 

In secondo luogo è fondamentale creare un ponte più ampio e strutturato di quello che c’è tra Sanità animale e Ambiente. L’obiettivo è condividere le conoscenze su come i cambiamenti climatici, la frammentazione delle foreste e la distruzione degli habitat naturali favoriscono lo sviluppo delle epidemie  animali.

Infine emerge la necessità di un sistema globale di sorveglianza delle malattie degli animali, particolarmente delle malattie degli animali selvatici. A livello nazionale bisogna valorizzare e rendere più efficiente quella componente del SSN che sa controllare i focolai epidemici. I veterinari hanno competenze consolidate da anni sulla biosicurezza, con l’isolamento e il distanziamento, le stringenti misure igieniche, gli esami diagnostici a tappeto, i piani vaccinali su larga scala.  

L’attività di sorveglianza veterinaria ci permetterà di proteggere al massimo non solo la nostra salute ma anche il nostro sistema zootecnico che è alla base del tesoro nazionale della produzione alimentare, tanto più nel grave scenario economico che ci aspetta.  

Ottimizzare l’ integrazione della sanità pubblica veterinaria con la medicina preventiva umana nell’ambito di un moderno concetto di Salute Unica  per un maggiore controllo delle malattie degli animali trasmissibili all’uomo e delle malattie trasmissibili con gli alimenti. L’obiettivo è la precoce identificazione dei focolai, loro caratterizzazione e analisi dei rischi emergenti legati alle zoonosi e alla sicurezza alimentare.“(dr.i Caramelli e Bologna)

Inserito da:

Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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