Che cosa c’è dopo la solitudine?

Che cosa c’è dopo la solitudine?

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Federica Carla Crovella

Se lo chiedessimo a Lorenzo Melfi, protagonista dell’ultimo libro di Antonella Frontani, forse risponderebbe che c’è “un uomo nuovo”. Lorenzo è docente al Conservatorio di Torino, è un uomo abitudinario e schiavo di rigorosi schemi mentali, incapace di amare veramente la vita e le persone. Un giorno, però, qualcosa lo fa cadere di schianto e rompe il suo intoccabile equilibrio: l’incontro con la disabilità. Da quel momento, un fastidioso senso di nausea comincia a perseguitarlo e lui capisce che si chiama paura. Di che cosa? Della solitudine, il frutto della corazza che si è scrupolosamente costruito addosso per proteggersi dalle persone.

Dentro di lui qualcosa si è rotto e deve ripararlo. Che fare? Si allontana, fa un viaggio fino in India, con un gruppo di sconosciuti, e lì troverà ciò che mai avrebbe pensato di poter trovare.

Prima…

Il suo viaggio, però, non comincia e non finisce con un biglietto aereo. Presentando il libro, (abbiamo seguito la presentazione e l’abbiamo raccontata qui) Antonella ha messo in luce l’equivoco in cui cade Lorenzo: «pensare che si debba attraversare un viaggio geografico per affrontare e risolvere i propri fantasmi; infatti, il viaggio più lungo di Lorenzo sarà quello interiore». Non sempre serve andare lontano, è vero, ma chi non ne ha mai sentito il bisogno? Può non essere fondamentale spostarsi fisicamente per ritrovarsi, ma probabilmente Lorenzo sarebbe rimasto fermo senza quel viaggio che l’ha strappato alla sua routine e al vecchio sé stesso.

Prima di salire su quell’ aereo, Lorenzo difende l’eccellenza della musica, l’élite, facendo lezione a suon di rigore e razionalità e sognando di escludere dal suo universo la platea che lo ascolta senza mai essere alla sua altezza. Ha paura dell’altro e simbolicamente cerca di proteggersi dietro i vetri insonorizzati di casa; questa difficoltà a relazionarsi col mondo si esprime anche nel fastidio che gli provocano i rumori, da cui cerca di fuggire. È convinto che solo la barriera che ha innalzato attorno a sé possa difenderlo; intanto, giorno dopo giorno, continua a nutrire i suoi pregiudizi nei confronti del diverso.

… dopo

Nonostante ne abbia paura, paradossalmente Lorenzo trova una soluzione proprio nella diversità; infatti, entra più in contatto con sé stesso proprio in quei luoghi lontani e sconosciuti.  Impara ad andare oltre le apparenze e i pregiudizi e il diverso non è più una minaccia, ma diventa addirittura una ricchezza da difendere e proteggere. Succede con la natura, ma anche con le persone, a partire da un’affascinante, strampalata e misteriosa ragazza dai capelli rosa, che lo “riporterà nel mondo”, facendogli scoprire che cosa succede quando si ama.

Anche le abilità che contraddistinguono le persone possono essere diverse, e questo Lorenzo lo sa bene, meglio di quanto il lettore non immagini; infatti, cambia anche il suo modo di rapportarsi con la disabilità, che diventa «un superpotere», come ci dice un personaggio del libro.   

Il suo è anche un viaggio alla scoperta dei rumori che tanto odiava: capirà che anche in quelle onde sonore scorre la vita vera e il silenzio che prima lo rassicurava inizia a schiacciarlo. Credeva di potersi avvicinare di più a sé stesso solo nel silenzio di casa o della sala prove, ma capisce che era un’illusione, perché per parlarsi e ascoltarsi davvero deve prima interagire con gli altri.

Non cambia solo il suo modo di rapportarsi con i suoni, ma anche quello di concepire la musica, che resta una costante in tutto il libro. Del resto, potremmo aspettarci qualcosa di diverso da Antonella Frontani, che anche quando scrive non può fare a meno della musica? Lorenzo capisce di essere sempre stato “sordo” quando scopre che la musica unisce anche le persone più diverse; solo allora comincia ad ascoltare davvero e a sentire, accanto al rigore della tecnica, anche l’emozione, la condivisione e la vita insite nella melodia.

L’autrice restituisce con maestria questo cambiamento anche attraverso la scrittura: nella prima parte del libro inserisce alcune parentesi di storia della musica e accenna a dettagli tecnici sulla partitura, in perfetta sintonia con l’approccio di Lorenzo. Invece, nella seconda parte anche la scrittura sembra “ascoltare” e “assaporare” le emozioni che la musica suscita. Prima la musica tiene Lorenzo ancorato alla sua realtà chiusa e rigida, poi sembra diventare la colonna sonora del suo viaggio, accompagnandolo alla scoperta di sé, insieme ad altri preziosi alleati.

Tutto bene fino a quando d’improvviso tutto sembra congelarsi; Lorenzo è di nuovo un uomo perso. «Vivevo sott’acqua e poi ho deciso di tornare a galla per farmi un giro nella vita che mi ha preso a sberle», dice. A chi non è mai successo? La sberla si chiama inganno, perché, come spesso accade, le persone non si rivelano per quello che sono realmente. «Prendi fiato e continua. Non tornare indietro», si sente dire Lorenzo; forse Antonella sta cercando di dirci proprio questo, incoraggiandoci con questo romanzo a intraprendere lo stesso viaggio dentro noi stessi. Ce la farà Lorenzo? Ce la faremo noi?

Con gli occhi di Antonella Frontani

Lorenzo si presenta al lettore in una Torino fatta di piazze, chiese, locali, monumenti, che l’autrice descrive con la precisione meticolosa e appassionata di chi ama questa città nel profondo. Sappiamo da Antonella che inserire i luoghi nel testo è stata l’operazione più complessa; alcuni li vive e li ha vissuti, su altri si è dovuta documentare, probabilmente soprattutto per la seconda parte del testo, dove presta la sua voce per accompagnare Lorenzo e i lettori in luoghi lontani.

Il fascino di questi posti viene restituito nelle descrizioni, che danno al lettore la sensazione di osservare un documentario; poi, le digressioni di carattere socio-culturale avvicinano chi legge a usi e costumi diversi.

Per una donna, scrivere adottando il punto di vista maschile non è uno scherzo, ma la Frontani non si è lasciata intimorire ed è entrata in empatia con i tratti e con la metamorfosi di un uomo complesso. Restituisce senza remore il desiderio sessuale maschile, ma anche la voglia di dare protezione e amore a una donna e la commozione che affiora in Lorenzo.

L’evoluzione del personaggio non si perde mai di vista; infatti, Antonella ne delinea scrupolosamente la crescita personale, restituendoci con realismo e profondità le riflessioni che gli turbinano dentro e che potrebbero abitare in ciascuno di noi.

La trama, che si rivela più complessa e avvincente di quanto s’immagini all’inizio, è orchestrata capitolo dopo capitolo per lasciare il lettore anche un po’ sbigottito. Antonella Frontani regala ai lettori lo stesso senso di stupore che prova Lorenzo, la stressa stretta al cuore e lo stesso pugno allo stomaco.  Al racconto delle vicende alterna le riflessioni del personaggio, che filtrano il proprio punto di vista, a volte in modo più evidente e altre meno.

Una scrittura che restituisce umanità

Dopo la solitudine ha una scrittura scorrevole e incalzante, che non lascia spazio alla noia. Il registro è medio e a tratti sembra scivoli nel colloquiale, forse volutamente, per aiutare i lettori a identificarsi nel protagonista, che in questo modo diventa più umano e simile a ciascuno di noi. È una scrittura senza ornamenti eccessivi, semplice e accessibile, ma mai bassa, volgare o sciatta, bensì curata e misurata nel lessico. Nulla sembra lasciato al caso. Come già in altri suoi lavori, Antonella restituisce con cura ciò che i sensi percepiscono, in questo caso in particolare l’udito e l’olfatto.

Prendiamo fiato e continuiamo. Non torniamo indietro

Se si è onesti con sé stessi, Dopo la solitudine arriva a toccare corde profonde. Si scopre che un po’di Lorenzo c’è dentro ciascuno di noi; per i pregiudizi, per il tentativo di proteggersi o per la difficoltà a rapportarsi con la disabilità.  È un libro che spinge a guardarsi dentro. Nel farlo, probabilmente qualcuno sarà colto da un po’ di nausea; forse non avete digerito qualcosa, ma difficilmente si tratta di cibo. Magari si scoprirà dentro di sé anche un po’ del “Lorenzo nuovo”; allora forse non sarà tutto perduto. Probabilmente a qualcuno verrà voglia di prendere in prestito quella vita per sentirsi rinascere; allora, si metterà in viaggio, per scoprire se si possa davvero tornare cambiati. Se dovesse succedere, non voltatevi mai indietro e continuate a camminare.

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