Che cosa sappiamo del nuovo libro di Antonella Frontani…

Che cosa sappiamo del nuovo libro di Antonella Frontani…

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Federica Carla Crovella

È stata un po’ atipica la presentazione dell’ultimo libro di Antonella Frontani. Infatti, giovedì scorso niente abbracci e strette di mano per l’autrice di Dopo la solitudine, che ha ammesso di aver faticato a mantenere le distanze in un momento di così grande empatia. Nonostante questo, però, il suo pubblico non le ha fatto mancare affetto e riconoscenza per il suo nuovo lavoro; infatti, la Sala Grande del Circolo dei Lettori si è riempita nonostante il distanziamento sociale, il numero limitato di posti e le mascherine.

Anche se è stato scritto prima della pandemia, Dopo la solitudine arriva quando tutti noi stiamo gradualmente uscendo dall’isolamento, e quindi dalla solitudine, tornando a ristabilire un minimo contatto umano. Si è parlato di questo e di molto altro nel confronto con Chiara Dalmasso, collaboratrice di Corriere Torino e L’Indice dei Libri del Mese.

È stato un dialogo appassionato e appassionante, da cui traspariva la voglia di comunicare con il  pubblico, donare e donarsi, ma, come è giusto che sia, senza svelare troppo. Sfiorando le pagine del libro e regalando pillole di storia, l’autrice ha delineato i tratti del protagonista, Lorenzo, un personaggio silenzioso, burbero, poco empatico, che tende alla solitudine. Dietro a tutto questo, maschera delle grandi fragilità, che Antonella Frontani ha voluto mettere a nudo nel corso del romanzo. Ha ammesso che è stato un rischio entrare nell’altro emisfero e raccontare un personaggio maschile, per di più dall’interiorità complessa.

Lorenzo è professore al Conservatorio di Torino, dove “coltiva” la sua cerchia ristretta di studenti eccellenti. Qualcosa cambia nella sua vita e dentro di lui quando un incontro lo spingerà a guardare dentro di sé; si confronterà con la disabilità, ma soprattutto, con la difficoltà di rapportarsi con essa; problema che non è solo suo, ma anche nostro. Infatti, il libro tocca questioni con cui, prima o poi, ci confrontiamo tutti; il significato di normalità e disabilità o il problema di affrontare, soli e in silenzio, i nostri fantasmi.

Il protagonista comincia un percorso di formazione e capirà che esiste un altro modo di concepire la musica, diverso dal suo, «fatto di partecipazione e condivisione»; scoprirà anche l’importanza del silenzio e delle pause nella musica e si confronterà con i propri pregiudizi. Lorenzo parte per un viaggio, che effettivamente è anche spazio-temporale, si allontana, ma «l’equivoco», ha spiegato l’autrice, «è pensare che si debba attraversare un viaggio geografico per affrontare e risolvere i propri fantasmi; infatti, il viaggio più lungo di Lorenzo sarà quello interiore».

Anche il protagonista a modo suo è disabile; Antonella l’ha definito «un autistico emotivo», incapace di instaurare un qualsiasi rapporto d’amore, non necessariamente di coppia.  Per lui la solitudine è dovuta alla mancanza di empatia, «ma spesso», ha precisato l’autrice, «può anche essere una bellissima scelta e non avere per forza un’accezione negativa».

Spesso, come anche nel caso di Lorenzo, la nostra è una solitudine interiore, che non nasce dall’isolamento forzato, ma ci sono periodi in cui siamo soli anche in mezzo agli altri. Dopo la solitudine, però, è la dimostrazione che nessuno vive eternamente in solitudine, ma è una condizione che si può superare sia imparando a conviverci sia grazie agli altri, ha fatto notare Antonella.

Durante la presentazione gli accenni alla storia e la descrizione dei personaggi sono stati conditi con il giusto alone di mistero, come una macchina fotografica che non mette del tutto a fuoco l’immagine. Grazie a questo, probabilmente molti dei presenti in sala avranno provato a dare un volto ai personaggi e una fisionomia ai luoghi ancora prima di aver letto il libro, impazienti di cominciare.

La presentazione ha messo in evidenza anche come è stato costruito il romanzo e alcune modalità di scrittura. Ad esempio, la stessa autrice ha ammesso che questo lavoro è stato un espediente per parlare di musica, in particolare, dell’eccellenza nella musica. Quest’arte per lei è fondamentale, ha detto, perché la aiuta anche a gestire il ritmo della scrittura e scogliere dei nodi narrativi particolarmente complessi. «È come se io immaginassi una musica legata a quello che accade», ha detto; non è un caso che tutti i personaggi siano legati proprio da quest’arte, che li porterà lontano. 

Si è anche parlato dell’importanza del silenzio, che spesso leghiamo alla solitudine. È un aspetto difficile da gestire, ma al contempo importante, sia quando siamo soli sia in mezzo agli altri, perché ci spinge a entrare in contatto con la nostra parte più profonda.

È stato toccato anche il tema del viaggio, fondamentale nel percorso di Lorenzo. Inserire la propria esperienza di viaggio nel libro e descrivere i luoghi è stato il lavoro più faticoso, ha ammesso Antonella Frontani. Alcuni luoghi del libro li ha visitati in prima persona; su altri si è documentata accuratamente. È totalmente sua la sensazione di smarrimento che prova Lorenzo nell’arrivare in luoghi totalmente sconosciuti, così lontani dalla sua cultura. «All’inizio è un uomo abitudinario, che non ammette deroghe, e questo emerge chiaramente nel testo», ha detto, «quindi l’incontro con un posto così diverso è per lui come finire fuori dal mondo e gli fa scoprire tante cose, ad esempio l’incontro con la natura, che non conosce».

Anche se l’autrice ha scritto questo libro davanti al mappamondo, ha precisato più volte che «il viaggio più lontano compiuto dal protagonista resta quello dentro di sé». Sembra quasi dirci che è arrivato il nostro turno di aprire il libro, girare la prima pagina e partire insieme a Lorenzo.

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