Osservare un seno nudo: istruzioni per l’uso

Osservare un seno nudo: istruzioni per l’uso

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Federica Carla Crovella

A chi non è mai capitato di osservare un seno nudo? Che siate uomo o donna non importa; con molta probabilità oggi, una circostanza simile non susciterebbe grandi considerazioni filosofiche nella mente di chi guarda. Invece, non è stato così per Palomar, uno dei personaggi di Italo Calvino. Siamo nel 1977 e si sta affermando la moda del monokini; l’autore si dimostra figlio del suo tempo e con questo breve racconto sfida le polemiche che nascono da questa nuova pratica.

Topless: meglio non guardare?

Palomar è il protagonista del racconto Il seno nudo (all’interno della raccolta intitolata appunto Palomar) e passeggia su una spiaggia, quando s’imbatte in una donna in topless; davanti a questa visione, viene assalito da mille dubbi sullo sguardo che conviene rivolgere alla nudità femminile.

Il femminile è rappresentato nella sua dimensione erotica, ma la relazione tra il protagonista e la donna rimane solo visuale e cerebrale, frutto dell’immaginazione e del desiderio del personaggio.

Palomar non resta incantato davanti a quella visione, ma distoglie lo sguardo per rispetto verso la donna, consapevole che quella situazione può far sentire la donna in imbarazzo.

Ecco che Palomar si affretta a guardare altrove e si allontana. Però, anche abbandonando quella visione, la sua mente continua a orbitarle attorno; allora, ammette che la vista del seno è per lui cosa gradita, ma riconosce anche che il suo rifiuto di guardare contribuisce a rendere la nudità qualcosa di illecito, soprattutto agli occhi del genere maschile.

Eccessivo? Forse sì… nessuno si sarebbe fatto così tanti scrupoli per aver osservato un corpo. Tuttavia, qui lo sguardo di Palomar qui coincide con quello di Calvino, autore chein molti scritti dimostra grande rispetto per il femminile e spesso raffigura donne emancipate e forti, non subordinate al genere maschile.

Dallo sguardo equilibrato…

Di ritorno dalla sua passeggiata, Palomar passa di nuovo davanti alla bagnante in topless. Questa volta tiene lo sguardo fisso davanti a sé, cosicché sfiori contemporaneamente e con la stessa attenzione e intensità la schiuma delle onde, gli scafi delle barche, il lenzuolo di spugna sulla sabbia, la pelle più chiara del petto della donna e poi il capezzolo, per poi tornare di nuovo al profilo della costa. Il suo obiettivo adesso è osservare in modo imparziale l’ambiente circostante e il corpo nudo della donna.

… allo sguardo celebrativo

Qui torna a farsi sentire “l’anima femminista” di Calvino e il protagonista si chiede se questo non sia un modo per mettere la persona umana sullo stesso piano delle cose. Quello che inizialmente era sentito come rispetto diventa un modo di tramandare un eterno tabù; allora, Palomar decide di osservare la nudità senza negarla. In questo modo, si schiera dalla parte dell’emancipazione delle donne e della libertà d’espressione della femminilità, anche quando si tratta di esporre la nudità.

Nell’ultimo passaggio di Palomar l’approccio verso il corpo della donna cambia ancora e diventa quasi celebrativo. Prevale la volontà di osservare la femminilità per renderle omaggio, quasi con l’intento di onorarla; quindi, poggia deliberatamente lo sguardo sul petto nudo.

Il dubbio sulla legittimità dello sguardo che sceglie di adottare porta Palomar a girare più volte attorno alla figura femminile; nel fare questo sperimenta nuovi modi di osservarla, cercando uno sguardo più rispettoso e libero da pregiudizi, che gli permetta di non prevaricare sulla donna in modo sfrontato e irrispettoso solo perché uomo e di non considerarla un oggetto. Però, non vuole nemmeno tenere il corpo della donna nell’ombra, circondandolo di pudicizia e sentendo il desiderio come peccaminoso.

Un finale fallimentare?

La ricerca del modo giusto di osservare il corpo fallisce quando la bagnante, esasperata, si allontana. Allora, osservando l’atteggiamento della donna, Palomar riconosce che vincono ancora una volta i pregiudizi e l’immoralità tradizionale. Nonostante i passi in avanti, il finale rivela quanto ancora sia lunga la strada per rompere definitivamente con il passato e permettere alle donne di emanciparsi.

Calvino rappresenta nel testo i pregiudizi e le credenze ataviche che persistono sulla concezione della donna, ma nel farlo li critica e cerca di dissociarsi da essi. Descrive il corpo femminile con poche metafore e aggettivi generici, come «nuvola bronzeo-rosea d’un torso nudo femminile». Questo linguaggio approssimativo è solo uno dei procedimenti che usa per distanziare il corpo e quindi riuscire a parlarne evitando di suscitare scandalo. Utilizza per lo stesso scopo anche l’atteggiamento eccessivamente riflessivo dal protagonista, alcune scelte retoriche e lessicali un po’ fuori dal comune e la sfumatura di comicità generata della trama.


Ascolta la lettura di Il seno nudo tratto da Palomar di Italo Calvino

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