Prosegue la call Veterinaria sulle Zoonosi:  nuova definizione

Prosegue la call Veterinaria sulle Zoonosi: nuova definizione

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Paolo Guiso Dirigente Veterinario ASL TO5

Nell’anno 2000, durante un Convegno internazionale di Storia della Medicina Veterinaria, il professor Adriano Mantovani proponeva un allargamento della definizione di zoonosi così ovvero: danno alla salute e/o qualità della vita umana causato da relazione con (altri) animali vertebrati, o invertebrati commestibili o tossici. Dopo vent’anni, il rapporto ravvicinato tra animali domestici ed esseri umani, mette in luce nuovi “danni” legati particolarmente alla convivenza con cani e gatti.

Gli animali da compagnia, nel nostro paese, sono presenti in quattro famiglie su dieci, infatti in base ad una recente indagine il 39,5% degli italiani convive con almeno un animale domestico.

Pur apprezzando gli innegabili benefici determinati dalla convivenza, in particolare di anziani e bambini, con gli animali non dobbiamo dimenticare i rischi legati alla possibile compromissione del benessere di entrambe le specie.

In primo luogo dobbiamo infatti considerare i pericoli legati all’antropomorfizzazione degli animali e la conseguente illusione di poter considerare un cane o un gatto come un membro della propria specie dimenticandone le effettive esigenze fisiologiche ed etologiche. Questo fenomeno ha portato: ad un aumento delle aggressioni, le cui vittime sono sempre più spesso i proprietari stessi; a fenomeni di zoomania con detenzione di numero eccessivo di animali “accumulo seriale”; alla  presenza nelle abitazioni di animali non convenzionali (maiali) o pericolosi (rettili, artropodi, …).

Inoltre l’eccessiva umanizzazione dei “pets” ha determinato molti effetti negativi per la salute e il benessere degli animali stessi, con conseguente disagio dei loro conviventi umani. Spesso agli animali famigliari, forse per eccessivo affetto, vengono negate le basilari esigenze di vita affinate in milioni di anni: socializzare, riprodursi, scegliere il cibo, correre liberi, avere una termoregolazione naturale, etc. Non solo, ma questo atteggiamento si sta sviluppando anche nei confronti degli animali selvatici che sempre più spesso condividono con noi gli ambienti urbani e vengono visti sempre di più come esseri indifesi e bisognosi di aiuto ed umano affetto.

Se il controllo delle zoonosi è importante nei confronti degli animali che vivono in famiglia questo diventa essenziale per i cosiddetti “animali sociali” con i quali le persone che vivono condizioni di disagio o di malattia intrattengono un rapporto ravvicinato con contatti frequenti e ripetuti. Pensiamo ai cani guida, ai cani per disabili motori, da allerta medica, da diagnosi olfattiva o a quelli inseriti in programmi di pet therapy.

Proprio questi ultimi entrando in contatto con soggetti ricoverati nelle strutture sanitarie, devono essere oggetto di particolare attenzione in particolar modo per quanto riguarda la diffusione delle infezioni. Alla luce dei recenti avvenimenti legati all’epidemia di Covid 19, sarà necessario che le Istituzioni forniscano informazioni chiare e dettagliate e ridisegnino le modalità e le tempistiche relative alla regolamentazione delle Terapie Assistite con gli Animali (TAA) svolte nei luoghi di cura. Poiché l’infezione da Covid 19, insieme a molte altre (MRSA, Clostridium difficile, Pseudomonas, Klebsiella pneumoniae, etc.), rientra purtroppo di diritto tra le infezioni correlate all’assistenza, occorre che le Direzioni delle Aziende Sanitarie e delle Aziende Ospedaliere ricevano indicazioni specifiche e protocolli per ospitare in sicurezza gli animali co-terapeuti. In questo modo si eviterà che la loro esposizione ai patogeni ne favorisca il trasporto all’esterno mettendo a rischio di contagio luoghi e persone nel corso degli incontri che si svolgeranno nei giorni successivi.

Le Responsabilità delle istituzioni politiche, amministrative e sanitarie dello Stato  nella pandemia da Covid 19

Prof. Marzio Panichi Specialista in Medicina Legale Veterinaria

A causa della pandemia Covid 19 fin qui ci sono stati molti “danni” materiali e morali per l’intera popolazione italiana. Molti sono stati gli errori compiuti dai politici al governo nazionale e regionale a tutti i livelli e nelle varie fasi della pandemia. Allo stesso modo anche i loro Consulenti (“task force”) con gli organi istituzionali di riferimento ( Protezione civile e l’ISS) non hanno brillato per  competenza. Negli stessi Ospedali ed in molte RSA sono stati compiuti errori sanitari grossolani  mentre in alcune Asl ed in alcuni Comuni (grossi e piccoli) ci sono state imperdonabili carenze mediche con abissali  lacune amministrative colmate solo da pastoie burocratiche.

Di fronte ad un vasto panorama di colpevoli responsabilità da parte di figure politiche, sanitarie, amministrative e di consulenza medica   che hanno prodotto in pochi mesi  non solo morti ma anche danni materiali e morali ci appelliamo alla Magistratura affinchè possa rendere giustizia  a chi ha subito danni fisici, psichici ed economici spesso irreparabili. Ad un nuovo potere giudiziario finalmente scevro da inquinamenti ed influenze politiche deve essere affidato il compito di porre ristoro e risarcimento agli sbagli compiuti da altri poteri nel corso dell’ attuale pandemia da Coronavirus, dichiarata tale con grave ritardo ed affrontata con irresponsabili colpe da parte  di tutti i poteri deputati invece  a proteggere la salute e gli interessi economici degli italiani. Chi ha sbagliato paghi le proprie colpe perché l’infezione virale poteva essere prevista e forse limitata o scongiurata nella sua disastrosa evoluzione se il SSN e la Ricerca non si fossero trovate impreparate per carenza di strutture, personale qualificato e risorse economiche. Ai Giudici sia affidato il compito di accertare se nelle varie circostanze le “colpe” siano derivate da “negligenza” “imperizia”, “imprudenza” od “inosservanza” da parte di un  Operatore  sanitario o da un Soggetto politico o da un Amministratore pubblico o da un suo  Consulente ;  tutti costoro siano tenuti  ad assumersi le proprie responsabilità ed a  risarcire.

Di fronte a circa 34.000 morti e ad un’incalcolabile danno economico per il Paese si affaccia la necessità inderogabile di accertare le responsabilità e le eventuali colpe di governanti, consulenti, amministratori ed operatori di sanità pubblica, a tutti i livelli ed in qualsiasi Regione della nazione. 

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Inserito da:

Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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