L’arte, anche ai tempi dei social, dice chi siamo

L’arte, anche ai tempi dei social, dice chi siamo

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Federico Buchicchio

Sono trascorsi secoli dai tempi in cui l’arte usciva dalle mura della Chiesa per finire tra le mani dei più spietati mecenati dello stivale mediterraneo; una rivoluzione incredibile che si lega a nomi di artisti maledetti come quelli di Caravaggio (con tutte le accuse di assassinio, la fuga a Napoli e l’esilio a Malta) e Artemisia Gentileschi (con le molestie e il processo).

Ma oggi che fine ha fatto l’arte? Siamo noi a trarne beneficio o è lei a vivere eternamente della nostra presenza? Si può ancora parlare di arte?

Hanno fatto discutere alcuni post pubblicati dalla famosa blogger italiana Chiara Ferragni, salita alla ribalta con il suo blog The Blonde Salad e recentemente bersaglio di numerose critiche per essersi scattata delle foto di fronte alle opere di Botticelli agli Uffizi di Firenze durante un servizio di Vogue Hong Kong e all’interno della Cappella Sistina in Vaticano.

Un vero e proprio oltraggio direbbero in molti, visto che in teoria le foto nei musei sono vietate.

Come l’arte rimbalza dai social alla realtà

Ma la visita guidata alla Cappella Sistina esiste e chiunque può richiederla, sulle foto pendono invece ancora molti dubbi, senza tenere conto di quelle fatte di nascosto. Il fatto in questione però, una foto dei Ferragnez proprio sotto il grande affresco di Michelangelo, viene esibito senza alcun pudore.

Stesso discorso per le foto agli Uffizi della bellissima blogger lombarda. Insomma, tra chi la critica per aver violato i regolamenti ricevendo un trattamento ad personam e chi sostiene la superficialità con cui la sua immagine viene (auto)comparata a quella della Venere del Botticelli, la Ferragni ha focalizzato su di sé, ancora una volta, il discorso pubblico.

Ad infierire ci si è messo anche l’account degli Uffizi in un non proprio felicissimo post che spiega in maniera molto elementare perché il nome della blogger dovrebbe essere accostato a quello di Simonetta Vespucci, soggetto dell’artista, marcando come sia soprattutto la chioma bionda ad accomunarle e renderle simili in una inverosimile metafora post-moderna.

Anche se la Ferragni ha potuto permettersi un piano americano ad un passo da uno dei quadri più famosi della storia, la distanza che separa Chiara da Simonetta non è solo fisica, ma anche culturale.

Il tentativo di unire cultura alta e bassa è stato fatto, ma chi ci dice se sia stato un bene o un male? Certo è che in un momento come quello che stiamo vivendo un pò di pubblicità non fa mai male e, femminismi a parte, quello della Ferragni è qualcosa che andrebbe approfondito da un punto di vista sociologico molto più allargato.

L’importante, direbbe qualcuno, è che se ne parli, bene o male ha poca importanza.

Ferragnez a parte, anche Mahmood segue l’orma della moda dei musei e gira un video intero tra i papiri del Museo Egizio di Torino per il nuovo video dal titolo Dorado.

Il vincitore di Sanremo 2019, che nel video balla sulla famosa Sfinge monumentale a nord della città sabauda, omaggia le sue radici medio-orientali in uno dei luoghi più iconici della cultura italiana, fatto di mummie e statue antiche, rivendicando ancora una volta l’importanza di una cultura che non dovrebbe mai andare perduta e che è il più grande patrimonio artistico dell’umanità. Cultura che alle volte può unire mondi completamente diversi, proprio come quello delle popstar e dei libri di storia dell’arte.

Un’operazione un pò più diversa rispetto a quella della giovane influencer cremasca e che certamente ha raccolto meno critiche e lanciato un museo già molto popolare nel mondo della musica mainstream dei nostri giorni.

In tanti adesso diranno “ci sono stato in quel museo!” oppure “mamma andiamo all’Egizio? Mahmood ci ha girato pure un video!”

Se un tempo l’arte era qualcosa di esclusivo oggi è diventata qualcosa di pubblico e dall’accezione fortemente popolare, una popolarità che rischia di ridurre tutto a un semplice trend di Twitter, quando invece sappiamo tutti che tre ore di storia dell’arte in un liceo artistico non sono assolutamente niente e che andrebbero aumentate almeno fino a sei ore alla settimana.

L’arte va di moda o è la moda a definirla?

Oggi, in controtendenza con quanto accade tra i muri delle nostre scuole, dove l’arte è detestata dalla maggior parte degli studenti, la cultura non è mai stata così accessibile e alimentata da quegli stessi protagonisti da cui essa stessa si differenzia.

Uno degli esempi più noti di fruizione d’arte del XXI secolo è certamente la tessera musei, un sistema in abbonamento adottato in molte regioni che permette di visitare per un tempo limitato (di solito un anno) un numero sproporzionato di musei statali e gallerie. Per i giovanissimi, gli stessi che danno da mangiare a persone come la Ferragni e a Mahmood, il prezzo è davvero irrisorio e in un’era in cui i musei si fanno sempre più interattivi. E ce n’è davvero di tutti i gusti: astronomia, antropologia, design, arte orientale, auto, artigianato, alimentare e così via.

Ma in quanti si sono fermati e hanno pensato, tra i 22 milioni di follower della blogger italiana: “ok, la Ferragni si è fatta una foto davanti alla Venere, cosa mi sta dicendo in questo post che le frutta migliaia di euro? Che lei ha un valore culturale pari a quello del quadro? O semplicemente che l’arte e la bellezza sono di tutti indistintamente dalla classe sociale proprio per la loro popolarità?”

Se pensiamo che un museo possa prevedere un’entrata tra i 10 e i 25 euro e che il prezzo annuale di una tessera musei viaggia tra i 40 e 50 euro, si evince la totale economicità dell’offerta proposta con questo tipo di sistema. Quello della tessera musei. L’arte è diventata in questo modo qualcosa di molto accessibile a prezzi ridottissimi mentre un tempo, ancora prima dei grandi nomi sopra citati, non era altro che un oggetto custodito tra le mura di qualcuno che deteneva un potere economico di grande rilievo.

Pensiamo allora al Louvre di Parigi, che propone entrate gratuite dopo le 18.00 di sera ogni primo sabato del mese, oppure alle Domeniche al Museo proposte dal MiBact.

Per non parlare delle esperienze che si possono fare con una semplice tessera e a titolo gratuito dopo essersi abbonati: addentrarsi nel più importante museo egizio d’Europa, quello di Torino, calarsi nelle profondità di una cava di talco come quella in Val Germanasca, oppure visitare un importante birrificio nel cuore di Biella e scoprire i segreti dei processi di produzione di una birra tutta Made in Italy.

Il discorso sull’arte è davvero inesauribile e in un momento come questo anche solo criticare un influencer che scatta una foto o gira un video in un museo risulta qualcosa di davvero fuori luogo.

Allora, se l’arte non può più essere studiata nelle scuole perché si rischia il contagio, perché non lasciare che altri ne parlino alimentandone il dibattito e staccando per un momento la testa da una ridondante attualità? Forse ci siamo solo scordati che a pochi passi da casa nostra si trova una mummia dell’Antico Egitto o uno dei quadri più famosi di tutto il Rinascimento.

Un dibattito in fondo è sempre costruttivo.

P.S: aspettiamo le vostre foto nel vostro museo preferito.

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