Storie di economia circolare

Storie di economia circolare

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Ginevra D’Angelo | Circonomìa riparte dopo la pausa estiva con il suo settimo appuntamento a base di caffè e storie di economia circolare.

A prendere la parola e a raccontarci quella che per loro è la circolarità sono Lucia Leonessi, direttore generale di Confindustria Cisambiente, e Gaia Tortolina, ciclista professionista.

Cisambiente, missione circolarità

Lucia Leonessi ci porta la sua testimonianza all’interno della Confederazione Imprese Servizi Ambiente Cisambiente parlando dell’enorme peso che ha assunto l’economia circolare sull’economia italiana, circolare non significa solo un risparmio per l’ambiente, ma anche per l’industria.

La Leonessi pone sotto la nostra attenzione una generale paura del rifiuto, da parte degli utenti c’è sempre un pò di diffidenza nei confronti dei prodotti generati da materie di riciclo, ma come sottolinea con la parola rifiuto si intende «tutto quello che è abbandonato […]; non necessariamente uno scarto brutto dell’economia domestica».

E anche i rifiuti speciali che spaventano tanto, non sono altro che rifiuti industriali, né tossici, né velenosi.

Il grosso dei rifiuti proviene dall’industria con il suo smisurato uso di imballaggi, per questo il direttore generale di Cisambiete crede che una riduzione di questi ultimi, anche attraverso il riciclo, riduca anche la produzione di scarti urbani.

A sostegno di questa sua tesi porta tre esempi di piccola, media e grande azienda che operano con ideologia circolare e sostenibile, aziende che riescono a dare una nuova vita alla materia e a produrre prodotti di qualità all’insegna del rispetto per l’ambiente e per gli individui.

Un’impresa improntata sul rispetto della materia, della terra, non potrà mai dar vita ad un qualcosa di dannoso o pericoloso per l’uomo, non sarebbe nel suo DNA, la paura dei prodotti di riuso è del tutto ingiustificata.

Il ciclismo ti rende amico della natura

Si tratta proprio di un sistema di idee diverso, di un’altra cultura, è quello afferma Gaia Tortolina, ciclista professionista trapiantata in Belgio per seguire la propria passione.

L’atleta descrive effettivamente un altro modo di vedere, un paese ed un governo che incentivano le iniziative ecologiche, tra cui l’uso della bici.

Inoltre da ciclista professionista porta quella che è la sua esperienza descrivendo il suo come uno sport che ti porta ad essere amico della natura, perché ci corri e ci vivi dentro.

A suo vedere uno sportivo ha l’obbligo morale di dare il buon esempio e di veicolare il miglior comportamento possibile data la forte visibilità di cui è pervaso.

«Dovrebbe essere un valore personale» afferma la Tortolina in merito alla questione delle regole ferree sui rifiuti che sono state inserite all’interno del circuito agonistico del ciclismo.

Come ultimo appello, Gaia Tortolina, spera che si incentivi lo sport, perché riunisce tanti valori, valori per crescere con un ideale.

Serve una cultura del rispetto

Si torna sempre allo stesso punto, valori, la circolarità, la sostenibilità e l’ecologia sono ideologie che devono essere più presenti all’interno della società e questo può avvenire solo con la giusta propaganda e istruzione.

Serve una cultura di base che promuova la salvaguardia del pianeta, una cultura del rispetto.

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Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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