Femminile e maschile: ieri e oggi, simboli tra storia e arte

Femminile e maschile: ieri e oggi, simboli tra storia e arte

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Federica Carla Crovella

Capita di vederli disegnati, fotografati, tatuati: il simbolo del femminile e quello del maschile oggi sono diventati iconici. Dietro il loro uso e loro significato più moderno, però, c’è una storia e fa capolino anche un’eredità artistica.

È immediato e intuitivo associarli alla sessualità; la rotondità del simbolo femminile rimanda a quella del corpo delle donne, mentre la freccia di quello maschile al fallo.

Entrambi si legano l’astronomia: quello maschile è riconducibile al simbolo del pianeta Marte, mentre quello femminile a Venere. A loro volta i pianeti, e di riflesso anche i simboli, richiamano le divinità greche e romane, come testimoniano antichi papiri e alcune iconografie.

Il simbolo del maschile sarebbe associato alla lancia e allo scudo di Marte, dio della guerra per i romani, e quindi anche alla forza e alla prestanza fisica. Viceversa, il simbolo del femminile alla dea Venere con lo specchio in mano, oggetto che ben rappresenta la dea della bellezza e dell’amore, quindi la sensualità e la fecondità.

Cominciarono ad indicare più genericamente il genere maschile e femminile solo dal Rinascimento in avanti.

Per quanto curiose, queste associazioni forse ripropongano degli stereotipi già visti, che andrebbero osservati con consapevolezza e con il giusto distacco e senso critico.

I due simboli e la pittura  

Dal Rinascimento Venere e Marte sono stati inseriti anche dentro alcune opere d’arte, ma forse solo “l’occhio moderno”, più malizioso e arguto, osservando le immagini coglie la presenza, più o meno allegorica e stilizzata, dei due simboli che secoli dopo sono diventati icone dei generi sessuali.

Venere, Marte e l’antico

Giovanni da Udine rappresenta ciò che avviene prima dell’atto d’amore tra Venere e Marte. L’affresco, datato 1536, è diviso in tre parti. Nella sezione a sinistra è raffigurato il dio Vulcano che si trascina faticosamente verso la stanza della moglie Venere. Nella parte centrale c’è la dea con uno specchio in mano, intenta a contemplarsi mentre si sistema i capelli; atto tipicamente femminile e molto sensuale. Nella sezione di destra, Marte si avvicina con prudenza alla stanza di Venere, a giudicare soprattutto dalla posizione del piede destro. Porta un mantello sulle spalle, l’elmo e sorregge lo scudo nella mano sinistra, dal quale si intravede la spada, simbolo della sua forza fisica e della sua mascolinità.

Venere, Vulcano e Marte è un dipinto a olio su tela attribuito al Tintoretto, datato 1551-1552, conosciuto anche come Marte e Venere sorpresi da Vulcano.  Infatti, ritrae il momento in cui i due amanti sono colti in flagrante da Vulcano. Accanto alle tre figure c’è Amore nella culla, che sembra tenere in mano una freccia. È curioso come il simbolo della virilità maschile sia associata ad Amore e non a Marte, l’amante, che invece è rappresentato mentre si nasconde, con tanto di elmo e corazza addosso. Lo specchio sullo sfondo ritrae il corpo nudo di Venere e potrebbe rievocare senza difficoltà la sua sensualità.

Venere, Marte e il moderno

Nel corso degli anni i due simboli si sono ammodernati per rappresentare le unioni omosessuali, poi le identità asessuali, transessuali e bisessuali. Oggi, nonostante si identifichino ancora i due generi distinti, spesso si trovano mescolati, per esprimere e legittimare anche simbolicamente le molteplici identità di genere.

Anche le rappresentazioni di Venere allo specchio si sono gradualmente modernizzate; tante la ritraggono mentre si osserva in uno specchio che non è più rotondo, ma quadrato e a volte sorretto non da lei ma da Cupido. Il massimo dell’ammodernamento si raggiunge con la rivisitazione di Alessandro Siviglia, che nel 2015 intitola la sua opera Venere Annoiata, nonostante rappresenti comunque la Venere allo specchio.

Venere non sembra davvero concentrata sulla propria immagine, ma lo sguardo pare indirizzato a metà tra lo specchio che tiene in mano e l’artista che la ritrae.Alessandro Siviglia usa la tecnica del graffito, con cui declina ulteriormente in chiave moderna una figura “storica”.

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