“La lettrice testarda”: un incontro tra la vita e la carta

“La lettrice testarda”: un incontro tra la vita e la carta

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Federica Carla Crovella

«Così era la vita: non facevi in tempo a costruire la tua piccola zattera, che questa andava a pezzi sotto di te e finivi per dover ricominciare a nuotare».

È la riflessione di una ragazzina che è cresciuta in fretta e ha imparato a restare a galla nel mare in tempesta della vita, contando solo su di sé e pochi altri alleati, quasi tutti di carta.

Non solo un libro sui libri…

Il titolo lascia intendere che è un libro che parla di libri e in effetti è così, perché i riferimenti letterari sono tanti e il ruolo della lettura è centrale nella vita della protagonista, ma è soprattutto un romanzo di formazione, sulla scoperta del proprio posto nel mondo.

Amy Witting, pseudonimo per Joan Austral Fraser, è nata a Sydney nel 1918, ha dedicato la propria vita all’insegnamento e si è avvicinata alla narrativa non più giovanissima. La lettrice testarda, pubblicato in Australia per la prima volta nel 1989, l’ha portata al successo.

Garzanti l’ha pubblicato per la prima volta in Italia, tradotto da Katia Bagnoli.

Ciao, io sono Isobel…

La lettrice testarda di Amy Witting è Isobel, un personaggio che, a giudicare dalle sue riflessioni e delle sue letture, sembra più una donna adulta; invece, tra i nove e i sedici anni deve comprendere il mondo, “attutire i colpi” della vita e imparare a conoscersi. Appena adolescente lavora per guadagnarsi da vivere e tenta di gestire tanti rapporti complessi, sola, anche se in mezzo alla gente.

Diventa grande senza l’affetto e il sostegno che ogni bambino vorrebbe e dovrebbe avere dalla famiglia; il padre è una figura passiva, che resta sullo sfondo per poco e poi esce di scena in silenzio. La madre le riserva solo continue vessazioni psicologiche, disprezzo, mortificazioni e un giudizio spietato. Per sopravvivere Isobel cerca di diventare ciò che non è, ma la sua personalità vera comincerà a scalpitare dentro di lei.

L’autrice accompagna nella crescita una bambina che diventa, potremmo dire, una donna figlia del suo tempo. Infatti, negli anni ’80 la Witting fa una scelta coraggiosa e attribuisce al suo personaggio pensieri e desideri propri e strumenti per autodeterminarsi, nonostante sia donna.

Il percorso di Isobel non è certo facile e, come ogni viaggio alla ricerca di sé, porta con sé dolore e solitudine, ma anche emozioni forti, che restituiscono la voglia di vivere e respirare a pieni polmoni.

L’eredità pesante che si porta dietro è un’idea di sé negativa e distorta, da cui farà fatica ad affrancarsi.

Ce la farà davvero? Sarà una formazione completa o parziale la sua? Troverà il suo posto nel mondo? Lasciamo ai lettori il giudizio…

Libri dentro il libro…

Isobel scopre nei libri un rifugio, un “luogo” che la fa sentire accolta, che a tratti sembra uno spazio fisico in cui entra nel vero senso della parola. I suoi gusti di lettura sono tutt’altro che monotoni e banali e le sue scelte rispecchiano la sua crescita personale e intellettuale; se nella prima parte del libro ci sono i romanzi, nella seconda arrivano anche la filosofia e la teologia.

Amy Witting porta la letteratura nella vita di Isobel nel senso letterale del termine, creando parallelismi tra i libri e la realtà della protagonista, sovrapponendo alcuni personaggi del suo romanzo a quelli di capolavori letterari intramontabili.

Anche il lettore si trova immerso in questo universo, perché dentro il romanzo principale ne incontra tanti altri; i titoli e i rimandi a vari autori disseminati nel testo sembrano anche un mezzo per offrire nuove proposte di lettura.

Alla propria voce narrante la Witting alterna quella dei libri di Isobel, riportata talvolta anche con citazioni dirette; ecco allora che il lettore s’indentifica con la protagonista. A volte succede in modo un po’ brusco e apparentemente slegato dalla storia; altre volte, invece, in quei brevi stralci si vede riflessa Isobel.

Il legame con gli “amici di carta” è ben più duraturo e profondo di quello con gli umani ed è l’unico che per Isobel resta costante fino alla fine. I libri sono il suo «talismano» nei momenti più bui: «non si è mai del tutto soli», ammette con sollievo.  

Cenni allo stile…

Non è un romanzo da prendere alla leggera, sia per i temi sia per lo stile di scrittura. L’autrice alterna il linguaggio quotidiano a quello metaforico e a volte parla per immagini, rendendo alcune parti non così facilmente accessibili. Alcuni passaggi spazio-temporali sono bruschi e certe digressioni rischiano di sviare un po’ il lettore dal nucleo della narrazione, dunque, è da leggere con il cuore, ma anche con la testa.

Resta un libro in cui tante lettrici e tanti lettori, a prescindere dal genere, possono ritrovare una parte di sé, adulta o bambina che sia.

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