Anche sbagliare è arte, se si fa “alla grande”

Anche sbagliare è arte, se si fa “alla grande”

Share

Federica Carla Crovella

C’è un mostro che tutti abbiamo paura di trovare nella stanza buia dietro la porta: l’errore. Dei suoi tanti volti parla Enrico Galiano nel suo ultimo libro, nonché primo saggio, “L’arte di sbagliare alla grande”, edito da Garzanti.

Classe 1977, insegnante e scrittore, Galiano ha già pubblicato “Eppure cadiamo felici”, “Tutta la vita che vuoi”, “Più forte di ogni addio”, “Dormi stanotte sul mio cuore” e “Basta un attimo per tornare bambini”.

Alla ricerca degli errori…

Il saggio lascia la grammatica, la storia e la geografia per la vita. L’autore racconta di sé e dei propri sbagli, partendo sempre da un’immagine o da un aneddoto e accompagna i lettori alla scoperta del mostro. La grande rivelazione è che, forse, non è sempre così brutto e cattivo, perché a volte, pur facendo male, ci aiuta a non farcene di più. Parla soprattutto degli errori commessi più volte, sempre e ostinatamente uguali; prima da bambini, poi da adolescenti e infine da adulti.

Ciascuno potrà andare “a caccia” dei propri sbagli o di quelli che mai si sognerebbe di fare. C’ho provato a selezionarli, ma se dicessi che è stato facile mentirei. Per dirla alla Galiano, spesso ho dimenticato di curare il mio giardino e ho dato troppo spazio a ciò che stava fuori; troppe volte ho usato la penna rossa per sottolineare gli sbagli, dimenticando in fondo alla borsa quella verde per annotare i traguardi. Come tanti cerco spesso la perfezione, senza pensare che raggiungerla significherebbe immutabilità, vita che si ferma, impossibilità di crescita.  Capita di perdere la strada e uscire dai binari, ma il vero errore è convincersi che sia sbagliato, perché per ritrovarsi bisogna perdersi. Mi fermo qui… altrimenti che gusto c’è se rivelo tutto?

Autobiografia, ironia e umiltà

Il libro raccoglie le trascrizioni di lezioni e incontri con gli studenti delle scuole secondarie, senza finzione, assicura l’autore. La struttura è simile a quella di un testo accademico (niente paura, solo la struttura), in cui capitoli e paragrafi si rincorrono uno dopo l’altro metodicamente.

È un testo autobiografico che ci fa oscillare tra passato e presente, a volte con un movimento un po’ brusco e inaspettato, perché lasciamo l’autore ragazzino e subito dopo lo ritroviamo adulto dietro la cattedra. Altre volte è un movimento più delicato, che quasi ci culla tra un aneddoto e l’altro, delineando un viaggio verso una crescita non solo anagrafica.

Abbandona il ruolo e la voce del professore, mettendosi sullo stesso piano dei suoi studenti, quasi come un amico un po’ più maturo che regala la propria esperienza di vita.

Si rapporta ai propri lettori con ironia, ma anche con l’umiltà di chi, ormai cresciuto, è ancora in cerca di risposte.

Se state pensando al classico libro paternalistico, stucchevole e banale siete fuori strada! È fluido e scorrevole, alla portata di tutti, a tratti serio e a tratti ironico e divertente; tra un cambio di tono e l’altro sembra quasi di stare in altalena.

È scritto da un professore, quindi, potreste pensare che pretenda di insegnare qualcosa. Bene, siete di nuovo fuori strada! Galiano cerca il perché dei propri errori, non solo per sé, ma anche per accompagnare chi legge in questa ricerca. 

Non solo per ragazzi…

Per voi, ragazze e ragazzi, è un “bagaglio” di 154 pagine da cui trarre non lezioni, ma aiuti da portare con voi ogni giorno. Usatelo, perché raramente si trova qualcuno che metta a disposizione la propria esperienza (e la fragilità) umana in modo gratuito, disinteressato e con amore. Usatelo, perché col tempo l’unico vostro insegnante diventerà la vita, con il bello, il brutto e, ovviamente, gli errori.

Non è né facile né veloce se si legge entrando in empatia con le parole. Alcune corde risuonano dentro vibrando delicatamente; altre con un rumore assordante. Forse vi capiterà di fare qualche respiro profondo, perché ogni tanto potreste sentire un piccolo nodo alla gola. E chi ce lo fa fare, direte voi? O meglio, cosa? La consapevolezza con cui potreste guardarvi dentro a lettura finita… che non è poco.

Parla anche a chi una buona fetta della propria vita l’ha già vissuta, con la sua dose di felicità, dolore e paura, a chi ha già pianto, sorriso, amato, si è perso e ritrovato e può far riflettere anche se sembra di aver già imparato tutto.

Qualcuno forse vedrà nitidamente i propri errori per la prima volta; altri leggeranno cose che inconsciamente sapevano già, ma vedersele passare davanti agli occhi su un foglio fa un certo effetto.  

È come se la pagina prendesse vita e cominciasse a parlare, prima a bassa voce, poi sempre più forte; dopo un po’ ci si renderà conto di non leggere più un libro, ma di leggersi dentro.

A meno che non vi togliate i vestiti davanti alla scrivania o sul divano, sarete completamente coperti di stoffa, con il libro aperto davanti. Forse, però, arrivati alla fine avrete un po’ freddo; il freddo di chi è completamente nudo e ha abbassato le difese.

Related Articles

Lascia un commento

Il tuo indirizzo di posta elettronica non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono segnalati con *