Grazie Anna…

Grazie Anna…

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di Antonella Frontani

Il 1° ottobre si è tenuta la premiazione del concorso letterario presso l’Istituto Comprensivo Primo Levi di Rivoli – Scuole primarie Allende e Freinet  e scuola secondaria di primo grado Primo Levi. Antonella Frontani ha premiato gli allievi.

Quando diventi adulto, il tuo mondo professionale non contempla più i bambini, se non sei un’insegnante.

Non capita più di misurarti con la loro arguzia, perspicacia, fantasia. Non ricordi più quanto possano sorprenderti per la logica schiacciante, che domina ogni loro riflessione, e per quello straordinario intuito che li rende animaletti super intelligenti.

Quando diventi adulto perdi quello smalto,  che hanno perso anche tutti gli adulti con cui ti confronti ogni giorno.

Poi, diventi scrittrice e capita che un’insegnante di scuola primaria ti coinvolga nella giuria di un premio letterario per bambini e ragazzi delle scuole medie.

Accetti con entusiasmo, senza renderti conto che non sei preparata a quell’avventura.

E’ successo a me che, qualche mattina fa, viaggiavo nell’auto con Anna, maestra elementare che ha dato vita al premio letterario, verso la scuola che ci aspettava per la premiazione.

“Da quanto tempo lavori nella scuola Salvador Allende di Rivoli ?”

“Da trentasette anni”.

La risposta di Anna è secca, decisa e piena di entusiasmo.

Trentasette anni? Un’interna vita, penso tra me. Come è possibile mantenere un legame professionale così lungo e mantenere quella luce negli occhi?

Anna inizia a raccontare e, in un attimo, capisco che l’amore che la lega a quel luogo, peraltro lontano dalla sua casa, non è un mestiere ma un legame: quello con i bambini.

Mi parla del dialogo che intercorre con loro ogni mattina e delle speranze che nutre per ognuno. Mi parla dei bimbi che ha visto passare nel corso degli anni e di quelli che oggi sono i suoi allievi. Mi spiega la gioia di vederli crescere e di sentire che il dolce perso del loro futuro, seppur in  piccola parte, dipenda anche da lei.

Mi racconta del legame che nel corso degli anni si è instaurato con alcuni allievi che oggi sono adulti affezionati.

All’improvviso, quei trentasette anni non mi sembrano più così tanti.

Ammetto, mentre parlava, ho provato un sottile moto di invidia per quella gioia intatta.

Arrivate a scuola, vengo rapita da una composizione di mattonelle di terracotta, applicata sulla facciata dell’istituto, che formano il nome della scuola e bellissime maschere. Anche le due colonne poste all’entrata, svettano come totem, totalmente coperte di mattonelle dai soggetti fantasiosi. Ne rimango affascinata, come un marziano che approda sulla terra.

Ecco, sono tornata nel mondo dei bambini e, all’improvviso, sento una calma oceanica invadermi mentre lo stress accenna a sbiadire.

L’incontro con i bambini è surreale e dolcissimo.

Sono seduti, attenti, composti e imbavagliati da mascherine crudeli ma gli occhi sono vispi come api. Una sottile paura mi assale perché  so che nessuna platea è difficile da conquistare come quella dell’infanzia. Eppure, dopo pochi minuti, tra noi diventa tutto facile, sono loro a condurmi lontano.

Parliamo, ridiamo, ci facciamo reciprocamente tante domande e, come per magia, diventiamo interlocutori posti sullo stesso piano. E’ bellissimo.

Il passaggio con i ragazzi delle medie, della scuola Primo Levi, è scandito dall’adolescenza che li ha pervasi. Sono più taciturni, trattenuti ma pieni di voglia di vivere che emanano dagli sguardi intelligenti.

Non si concedono con la stessa rilassatezza dei bambini, ma quando lo fanno sono sorprendenti, brillanti.

Fanno tenerezza, stretti nella morsa dell’incertezza dovuta all’età e incutono rispetto per quella inquietudine che li rende profondi, seppur difficili.

Non so se mi hanno giudicato, mentre parlavo, ma io sentivo nei loro confronti uno slancio sincero per quel senso di dignità che m’infondevano.

Il premio previsto per la scuola media viene consegnato all’allieva che ha scritto un componimento dedicato alla pandemia: un raffinato racconto, ben strutturato, incentrato sul capovolgimento del rapporto tra uomini e animali nel periodo del lockdown.

Elisabetta ha gli occhi scuri, di una profondità che va ben oltre la sua età. Riceve il premio in silenzio e all’improvviso sento che quel mutismo mi commuove. Lei regge il confronto dello sguardo, io soccombo vergognandomi un po’.

Alla fine dell’incontro, passando nell’atrio della scuola media, una galleria di disegni mi colpisce: sono bellissimi, piccole opere d’arte.

Chi ha detto i giovani sono lande desolate? Quale paura profonda ci spinge a definirli inermi, confusi, indomabili?

I ragazzi sono la nostra speranza, i bambini il seme che li genera.

Non ero preparata all’esperienza che avevo accettato con gioiosa leggerezza e di quella mattina mi porto dentro un’incredibile sensazione: quella di aver ritrovato la bambina che sono stata.

Grazie ad Anna e a tutte le persone come lei…

Inserito da:

Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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