Celebrare per sancire, comunicare per educare

Celebrare per sancire, comunicare per educare

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L’Antro delle Muse

La potenza di un simbolo – di Antonella Frontani

La Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne è una ricorrenza istituita per contrastare la violazione dei diritti umani.

Oggi, è ancora per questo che le donne devono combattere: la difesa del fondamentale diritto legato all’esistenza. Oggi, ancora oggi, questo è il problema.

Ecco, dunque, il motivo per cui è diventato importante istituire una ricorrenza nei confronti di una realtà tragica per la quale l’allerta deve rimanere alta ogni giorno dell’anno.

Il valore simbolico di una ricorrenza assume importanza per il suo significato intrinseco. Perché diventa simbolo della lotta e, in quanto tale, processo di trasformazione della psiche che deve imparare a combattere i condizionamenti del passato e creare nuove realtà. Celebrare una ricorrenza per raggiungere la parte più profonda di ognuno di noi. Entrare in contatto con la mente analitica. Imparare a capire un problema, non solo a vederlo, e proprio perché la comprensione non ha forma ma appartiene alla realtà psichica, c’è bisogno di creare un evento simbolico attorno al quale stringersi e identificarsi.

Credo fortemente nel ruolo che la scrittura e il giornalismo possano esercitare in difesa di tale dritto umano. Non solo l’importanza di denunciare o narrare le violenze fisiche e psicologiche, ma anche il dovere di combattere ogni forma insidiosa di pregiudizio e discriminazione che può insinuarsi in maniera sotterranea nel linguaggio di un articolo o di un romanzo, contribuendo, vigliaccamente, a consolidare una violenza inaccettabile.

Parole come lividi – di Carmela Pontassuglia

La parola è l’essenza autentica dell’uomo. Dal carattere versatile così come crea, distrugge; così come consola, ferisce; così come salva, uccide.

La parola si fa portatrice di significato ed emozioni; sa essere dolce come un bacio, violenta come uno schiaffo. Profuma di gentilezza come un fiore e allo stesso tempo di pericolo come la lama affilata di un pugnale.

A noi uomini è stata concessa l’opportunità di dare vita ai pensieri e ritmo alla comunicazione attraverso l’armonico intreccio di parole. Un dono sprecato che l’ignoranza trasforma nell’arma intangibile più potente che ci sia. Un’arma gratuita, alla mercé di una società che, nonostante la civilizzazione e la digitalizzazione, fa ancora fatica ad usare con parsimonia, cura e attenzione.

Oggi, la libertà dello spazio digitale ci fa sentire in diritto di poter abusare di un linguaggio ineducato, disumano, perverso e distruttivo, diffusore di odio e violenza

Quante volte ascoltiamo, pronunciamo, leggiamo o scriviamo commenti superficiali, cattivi, aggressivi che inquinano i mass media, distruggono i rapporti interpersonali e molestano l’anima delle vittime.

Vittime, che talvolta per la sola “colpa” di essere DONNE, diventano il bersaglio più ambito verso cui lanciare dardi di fuoco. Anime ferite, sorrisi spenti, occhi bassi e lacrime di vergogna. Insulti sessisti e minacce che come lividi segnano profondamente la bellezza della vita.

Seminiamo parole responsabili. Comunichiamo il rispetto.

Una discussione ancora aperta – di Maria Chiara Vietti

Il fatto che sia stata istituita una giornata per sancire un diritto fondamentale e inviolabile è pur tuttavia l’inevitabile conseguenza di terribili azioni commesse nei confronti di donne colpite da pregiudizi arcaici e insensati. Che qualcuno debba ribadire l’uguaglianza tra uomini o donne è già di per sé un insuccesso. Ed è un insuccesso il fatto che con tanta fatica le donne abbiano dovuto combattere per ottenere il diritto di studiare e di votare.

Crediamo di aver lasciato da tempo quel mondo ma così non è. Ci sforziamo di includere le donne in posizioni di potere ma, nella vita di ogni donna non tarda ad arrivare il momento in cui una battuta, uno sguardo e magari anche un insidioso sorriso la mettono al muro. E questo succede perché manca ancora qualcosa. Manca ancora il rispetto di tutti.

Perché si elimini il pregiudizio la donna deve essere considerata eguale all’uomo. Non siamo forse noi tutti uguali a questo mondo? Il fatto di doverne ancora discutere non è forse una sconfitta? Guardatevi bene, uomini, perché una battuta fa più male di uno schiaffo. 

Ed è proprio per rispondere a questo che le donne di oggi sono Girls at the windowscome nella foto di Ormond Gigli. Donne alla finestra, charmant e colorate che vi guardano per dirvi che non possono più stare in disparte perché questo mondo è anche loro.

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