Il peccato capitale della scienza

Il peccato capitale della scienza

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Francesca Grassitelli

Com’è possibile comprendere la realtà che ci circonda se, oggi, l’informazione è messa in crisi da quei “cattivi scienziati” che urlano nelle piazze e sul web?

Hanno provato a spiegarlo due esperti, Raffaele Alberto Ventura già autore di “Radical Choc”, ed Enrico Bucci, autore di “Cattivi scienziati. La pandemia della malascienza”, che sabato 14 novembre hanno partecipato alla XXII edizione di Scrittori in Città.

Il festival, iniziativa del comune di Cuneo, si è svolto interamente online dall’11 al 15 novembre. E vista l’impossibilità di incontrare gli autori, come accadeva negli anni precedenti, il pubblico ha posto le proprie domande online.

Il filo conduttore di quest’anno, spunto di confronti e di riflessione, è il Prossimo: quell’attimo, quella persona così vicini da non poterli evitare. E’ prossimità di relazioni, prossimità nello spazio e prossimità nel tempo.
Ecco perché i protagonisti di questa innovativa edizione sono stati i prossimi scrittori, quelle autrici e autori emergenti che, con la propria penna, ci aiutano a comprendere la nostra relazione con il presente. E, inevitabilmente, anche con il futuro.
Scrittori in Città questa volta racconta la responsabilità sociale di chi fa solidarietà, di chi s’impegna a costruire il futuro per il prossimo, per quel “vicinato globale”.

Approssimativamente, il vero

Ma per costruire il futuro è fondamentale, oggi, fornire numeri ed informazioni trasparenti e verificate. E’ questa la tematica dell’incontro “Approssimativamente, il vero”, titolo volutamente ironico ed amaro, cui hanno partecipato Raffaele Alberto Ventura ed Enrico Bucci.
A moderare il dibattito Andrea Vico.

Fino a pochi anni fa la scienza era al sicuro dalla cattiva informazione, poiché nessuno osava mettere in discussione la verità scientifica. Oggi, la verità scientifica non è più un fatto assoluto ed universale, ma solo la migliore ipotesi circa il funzionamento di un aspetto della realtà.
Più precisamente, Ventura ha definito la scienza “immaginazione di mondi e dell’origine dell’universo in chiave matematicamente credibile”.

Sulla base di queste premesse, è facile comprendere l’emergere di una massa di individui che urlano alla verità, una presunta verità frutto della loro propria immaginazione. Ma non matematicamente credibile.
A ciò si aggiungono altri fattori che hanno complicato i rapporti tra il metodo scientifico e la comunicazione.
Innanzitutto la specializzazione del lavoro, che ha ridotto la flessibilità conoscitiva di quegli individui che maneggiano un solo campo del sapere.

Scienza e mass media

Inoltre dobbiamo ricordare che, un tempo, la scienza viveva in un mondo “separato” rispetto alla società, poiché era coltivata per lo più nelle accademie. Quando poi è stata raggiunta dai mass media, tutti hanno potuto osservare che anche gli scienziati sono inevitabilmente condizionati dalla propria visione del mondo. Perciò, quello che inizialmente era un dibattito costruttivo, all’interno dei talk show si è trasformato in un momento di confusione, se non persino di rivalità.

Infine oggi, quella che gli autori definiscono “la sopravvivenza dello scienziato” è sempre più determinata dalle sue pubblicazioni, “utili alla produzione di denaro”. Questo ha indotto gli scienziati a spostare il proprio interesse anche su altre tematiche, sino ad arrivare alla frode scientifica manipolando i dati di un esperimento.

Ma allora, come si può rimediare a questa crisi di legittimità che ha colpito la scienza?
L’opinione degli autori è chiara: è fondamentale educare al pensiero critico, poiché solo così si è in grado di fronteggiare gli incompetenti.

Guarda “Approssimativamente, il vero” con Enrico Bucci e Raffaele Alberto Ventura

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