Le forme e i luoghi della violenza

Le forme e i luoghi della violenza

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L’Antro delle Muse

Le radici della violenza sono nel passato – di Federica Carla Crovella

La violenza sulle donne è qualcosa di molto contemporaneo, ma come ci siamo arrivati? Fin dalla sua nascita, la letteratura è piena di episodi di donne maltrattate e uccise. Alcuni più noti e altri meno; altri poi li ricordiamo per la penna che scrive o il titolo dell’opera, non certo perché si è fatta violenza su una donna.

Torniamo indietro: a Roma Sesto Tarquinio violentò la nobile matrona romana Lucrezia, moglie di Collatino, che dopo lo stupro si uccise. Il primo episodio di stalking ci riporta in Grecia e riguarda il dio Apollo e la ninfa Dafne, che esasperata si fece trasformare in alloro per mettere fine alla persecuzione. Chi non ricorda Paolo e Francesca? Sì, la loro fine è stata quella di due amanti che sono stati scoperti, ma nessuno ha mai pensato alla morte di Francesca come a un caso di femminicidio? Poi, nella letteratura straniera, c’è Otello che uccide Desdemona e si potrebbe fare un elenco infinito.

Oggi, fortunatamente, ci sono autrici e autori che attraverso la loro arte vogliono dire basta alla violenza e ne parlano in modo consapevole e senza filtri. Ringraziamoli, se la letteratura può combattere questa piaga. Noi facciamo la nostra parte e leggiamo la letteratura nel modo giusto.

Foto di Federica Carla Crovella

#per me violenza è – di Maria Ausilia Di Falco

Per me violenza è ricevere dei complimenti dopo essermi esibita al pianoforte, da parte di qualcuno che sottolinea la mia bravura in quanto pianista donna.

Perché dovrebbe farmi piacere questo commento? Quando gli uomini ricevono dei complimenti, qualcuno sottolinea che sono bravi in quanto uomini?

Per me violenza è essere chiamata la Di Falco durante un convegno di musica, mentre chi modera identifica i colleghi presenti con nome, cognome e mansione.

Perché io sono la Di Falco, mentre i colleghi sono presentati come il Maestro Tal dei tali, il Professor Ics Ypsilon o il Dottor Vattelappésca?

A volte non c’è pre-intenzionalità in questi gesti quotidiani, perché purtroppo la disparità di genere è insita nella nostra cultura anche a livello semantico e nessuno riflette su quanto ancora oggi le parole possano creare danni. C’è chi se ne rende conto, si ravvede e chiede scusa, impegnandosi a non reiterare comportamenti errati anche solo concettualmente. C’è chi invece polemizza e si scaglia contro la donna definendola permalosa, fuori luogo, esagerata.

Per me non c’è differenza tra un gesto che violenta una donna psicologicamente o fisicamente. Tra una parola urlata che spesso colpisce l’animo più di una lama tagliente.

Spesso il corpo è in grado di rimarginare una ferita fisica e farne scomparire le tracce. Non è sempre detto che la mente riesca a farlo. Le ferite psicologiche restano indelebili, come macchioline che sbiadiscono senza mai andare del tutto via.

La logica illogica della violenza – di Alessandra Ferrara

Logica deriva dal greco logos, traducendo l’italiano pensiero, argomento, ragione. Ogni gesto che quotidianamente compiamo è, o dovrebbe essere, quindi figlio della logica.

Amiamo tanto le parole globalizzazione, digitalizzazione, automazione, invenzione, ma restiamo ancora stupiti quando una bambina preferisce costruire una casa di Lego piuttosto che pettinare una Barbie o una liceale vuole intraprendere studi tecnico-scientifici.

Non è logico credere e pensare che una donna non possa appartenere ad un team di progettazione meccanica o possa dirigere un cantiere edilizio. I corsi universitari sono sicuramente gli stessi, l’atmosfera che respira più vulnerabile: commenti sul suo aspetto fisico, sul suo portamento, sul suo comportamento, sul modo di relazionarsi con gli altri.

È un atto di violenza alla sua determinazione, alla voglia di fare che deturpa il percorso di raggiungimento dell’obiettivo. L’uso della logica, la dedizione, l’attenzione, il risultato, infatti, è lo stesso degli uomini.

Esercitare la logica è la difesa delle donne.

La violenza non ha mai un solo volto. Qui abbiamo parlato di quanto sia importante comunicare e celebrare la non violenza

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