Covid, il virus ruberà il Natale?

Covid, il virus ruberà il Natale?

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Chiara Vay

Ultima settimana prima del Natale. Pur avendo raggiunto il traguardo “zona gialla”, il Piemonte – come del resto l’Italia intera – è ancora alle prese con la pandemia da Covid.

Un virus che ci obbligherà, molto probabilmente, a nuove restrizioni per arginare non solo la seconda ondata ma soprattutto per provare a evitarne una terza.

Nuove restrizioni

Provvedimento immediato, se non proprio restrizione, è l’aumento della presenza delle forze dell’ordine “nelle zone più soggette ad afflusso e concentrazione di persone”.

In attesa di eventuali disposizioni di carattere nazionale, in Piemonte una prima decisione è così arrivata dal Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica. Le dirette interessate saranno le zone più frequentate del centro storico, come piazza Castello, piazza Vittorio, via Roma e via Garibaldi.

Come passeranno le festività?

Lockdown , ma a oggi è ancora incerto se sarà soft oppure “alla tedesca”. L’ipotesi più ottimistica punta a permettere i momenti in famiglia ma senza strafare.

Saranno banditi festeggiamenti, veglioni, tombolate e cenoni. Al massimo seduti a tavola staremo in 8 persone.

In alto mare, invece, la discussione sul via libera a spostamenti per andare dai parenti solo nelle zone non a rischio (da zona gialla a zona gialla). Stesso discorso per il coprifuoco la notte di Natale, per permettere la partecipazione alle funzioni religiose.

E i lavoratori?

Nonostante l’allentamento delle restrizioni previste dal governo e la conseguente graduale ripresa delle attività le discussioni non mancano.

In seguito all’imbarazzante e contraddittorio spettacolo degli assembramenti nelle vie dello shopping durante lo scorso week-end, l’ipotesi sul tavolo è quella di istituire nuovi divieti alla mobilità e contingentare l’accesso a locali e negozi durante le festività.

Una proposta che scontenta allo stesso tempo commercianti e lavoratori. per loro, dicono, sarebbe di fatto un terzo lockdown.

Una cosa però sembra certa: quando nascono problemi legati ad assembramenti, la colpa non è delle attività commerciali. Operare in sicurezza si può e si deve. Ormai ne va della sopravvivenza stessa delle aziende del settore.

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