Terra Madre Digital, “Le città che cambiano: l’esempio di Taranto”

Terra Madre Digital, “Le città che cambiano: l’esempio di Taranto”

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Fotografia di Dalila Palazzo – © tutti i diritti riservati

Dalila Palazzo

Tra le iniziative di Slow Food, associazione no profit impegnata a sostenere un modello di agricoltura ecosostenibile, spicca il progetto Terra Madre Salone del Gusto che da quindici anni dà voce a contadini, pescatori, allevatori, trasformatori, piccoli produttori. Dal 2005 si riuniscono a Torino per discutere di gastronomia e per difendere il diritto e il piacere del cibo genuino e etico.

Per rispondere ai disagi provocati dalla pandemia mondiale, l’edizione del 2020 si trasforma in “Terra Madre Digital” con una serie di incontri online che si terranno fino ad aprile per affrontare i temi più importanti per Slow food: biodiversità, cambiamenti climatici e qualità del cibo.

La città di Taranto diventa una delle protagoniste dell’edizione con “Le città che cambiano: l’esempio di Taranto e i nuovi ecosistemi per la resilienza urbana” evento trasmesso lo scorso 18 dicembre.

Insieme a Carlo Petrini, presidente di Slow Food, sono intervenuti Rinaldo Melucci, sindaco di Taranto, Leonardo Becchetti, professore ordinario di economia politica presso la Facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor Vergata, Elena Granata, professore associato di Urbanistica al Politecnico di Milano e con la moderazione di Piero Sardo, presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità.

“Ecosistema Taranto”

“Taranto è sempre stata al centro delle attenzioni di Slow Food. In questi giorni doveva esserci Terra Madre Puglia, manifestazione in presenza che non ci sarà e quindi abbiamo pensato di dedicare questa conferenza per dare adito ad un nuovo inizio per la città di Taranto”.

Un nuovo inizio sollecitato in apertura dal presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità, Piero Sardo, che trova sostanza nel documento programmatico “Ecosistema Taranto”, firmato un anno fa dal presidente della fondazione Slow food, dal FAI, dal CNR, dal Ministero per l’ambiente e dal sindaco di Taranto.

La crisi climatica, le criticità sociali ed economiche rappresentano argomenti delicati che necessitano di nuove idee e nuovi interventi per migliorare le città, considerate una delle principali responsabili di tale problematiche.

“Affrontare questo tema significa renderci conto di come noi possiamo rendere le città e gli insediamenti umani più inclusivi, più sicuri, duraturi e sostenibili” come sostiene Carlo Petrini, presidente di Slow Food. Taranto diviene quindi l’esempio concreto di un’amministrazione che punta a nuove strategie che possano migliorare l’ambiente e riqualificare una città da diversi anni in stato di emergenza. 

Spiega il sindaco Melucci: “Per troppo tempo abbiamo scavato fino in fondo il barile delle lamentele e ci siamo resi periferia di un nuovo sviluppo che il mondo cerca per mutare gli stili di vita e i nostri sistemi economici. Quando abbiamo immaginato di chiedere a Slow Food di fare questa strada insieme non l’abbiamo fatto soltanto perché il brand richiama questo sviluppo e quindi di per sé è attrattivo, ma anche perché condividevamo il ragionamento che da qui al 2050 gran parte degli esseri umani vivrà nelle città. Taranto ha deciso di lasciare alle spalle le lamentele e di raccogliere una sfida importante: quella di essere un laboratorio nazionale di quello che viene chiamato green deal, agganciato ai fondi e alle iniziative che fanno parte del Next Generation EU, o ai fondi della transizione giusta che per l’Italia riguardano specificamente la riconversione di siti industriali”.

Come funziona questo piano?

Si tratta di un meccanismo che vincola l’amministrazione nel piano di green deal fino al 2030 tramite le convenzioni che sono state attivate, per aderire agli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030 e in particolare all’obiettivo n.11, che punta a realizzare città sostenibili per diventare resilienti.

“BiodiverCity”

Una seconda parola chiave del dibattito che affianca quella di “resilienza” è quella di “biodiversità” che regala al libro “Biodivercity” della professoressa Elena Granata nuovi spunti di riflessione. Infatti l’autrice studiando luoghi svantaggiati come l’America Latina, il Sud Africa, l’Asia, ha notato come la biodiversità sia un elemento importante non solo per il mondo vegetale e animale ma anche per le città, in quanto le monoculture si presentano fragili alla resistenza nel tempo, mentre più sono diverse, più sanno mettere in campo soluzioni innovative, e quindi più sono resilienti.

“Quali sono le lezioni che ho imparato proprio dai paesi più svantaggiati? Penso ad esempio al caso colombiano. La Colombia mi ha insegnato tantissimo in termini metodologici. La Colombia è risorta grazie a sindaci che hanno adottato un metodo scientifico: il tema dello spiazzamento”.

Quest’ulteriore parola chiave consiste nel trovare soluzioni ai problemi non con metodi lineari. Come nel caso di Medellìn, città colombiana cuore dei narcotrafficanti, il sindaco Fajardo risponde al problema con la cultura, facendo costruire 200 scuole e biblioteche. Allo stesso modo il sindaco di Taranto Melucci, vuole rispondere al problema industriale, non con una soluzione industriale ma con il mare, recuperando le radici mercantili ed enogastronomiche.

Generatività

Il professore Leonardo Becchetti, conclude il dibattito aggiungendo un altro concetto, quello di generatività.

Dopo aver suggerito ulteriori interventi utili ad una rigenerazione urbana come la riduzione di polveri sottili nell’edilizia, maggiore sostenibilità dei trasporti con l’introduzione di furgoni eurozero e la creazione di un fondo verde urbano con foreste reticolari urbane per assorbire l’inquinamento, parla di una nuova chiave del futuro.

“La felicità delle persone dipende da una cosa fondamentale: la generatività. Riprendere le persone scartate e dargli nuove opportunità di senso, essere generativi vuol dire combattere la povertà di senso”.

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