“La notte delle ninfee. Come si malgoverna una pandemia”

“La notte delle ninfee. Come si malgoverna una pandemia”

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“Errori commessi ed errori da evitare nella gestione della pandemia.

Azione Torino dialoga con il sociologo Luca Ricolfi”

Il professore ospite del Comitato Sanità Torino in Azione ha presentato il suo ultimo libro .

Di Dora Mercurio

Torino | Quali errori sono stati commessi durante la prima fase della pandemia? Perché si è arrivati alla seconda ondata? Cosa dovremmo fare per evitare le ondate successive?

Queste sono solo alcune delle domande a cui ha risposto il professor Luca Ricolfi, docente di Analisi dei Dati all’Università di Torino, nell’incontro del 17 febbraio organizzato dal Comitato Sanità Torino in Azione in cui ha presentato il suo nuovo libro “La notte delle ninfee. Come si malgoverna un’epidemia”.

La diretta web condotta e moderata dal Responsabile del Comitato Sanità di Azione Torino, Giorgio Diaferia, è stata l’occasione per puntare il dito contro quelli che secondo il professor Ricolfi sono stati gli errori commessi dal Governo negli scorsi mesi e mettere sul tavolo le preoccupazioni per il futuro.

Preoccupazioni e critiche che il Comitato Torino in Azione condivide, sia per la gestione della pandemia a livello locale sia a livello nazionale.

Si pensi – dice Diaferia – alle strutture delle OGR e del Valentino create e smantellate in pochi giorni e a un piano vaccini che sembra andare troppo a rilento.

«La Notte delle Ninfee vuole però essere un libro costruttivo» spiega l’autore «ho analizzato cosa è successo, gli errori che sono stati commessi, per evitare che si ripetano in futuro».

E di errori ne sono stati commessi parecchi a partire dai pochi tamponi che continuano a essere fatti, non sufficienti a tracciare in modo esaustivo il percorso del virus. Una mancata tracciabilità che si unisce a una dscutibile tempistica del lockdown che, precisa ancora Ricolfi,  se fosse stato applicato in maniera più tempestiva avrebbe potuto evitare migliaia di morti.

Non aver attivato un piano pandemico adeguato ha poi inciso nella gestione dell’epidemia con un Governo che, secondo il professore, ha ignorato le buone pratiche suggerite dall’OMS, difatto applicando solo quelle che si sono rivelate alla fine strategie sbagliate.

Ma non tutti gli errori sono da imputare al Governo. Anche gli italiani così come buona parte della popolazione europea hanno la loro dose di responsabilità. Soprattutto se non rispettano le norme essenziali a iniziare dall’uso della mascherina per arrivare fino al divieto di assembramenti.

Ma questo per il sociologo dipende sostanzialmente dal tipo di cultura che identifica alcuni stati occidentali come l’Italia, la Spagna, ma anche gli USA: per i cittadini di questi paesi infatti è difficile accettare regole che violano principi cardine come la mobilità o la privacy e ancora più faticoso è rinunciare alla socialità insita nel proprio bagaglio culturale.

Tra le domande poste a Ricolfi dai dr.i Andrion e Todros e dall’ing. Ravaioli vi è stata quella sul nostro futuro?

Secondo Ricolfi siamo già alle prese con la terza ondata e dobbiamo lavorare per arginare gli effetti di una quarta.

La soluzione non è semplice, soprattutto se è necessario bilanciare la salute con i danni economici che la pandemia sta creando.

Per il sociologo, si dovrebbe utilizzare “la strategia del formaggio svizzero” elaborata negli anni ’70 dallo psicologo James Reason.

Reason riteneva che se si vuole arginare una situazione evitando il più possibile gli errori non si può creare una sola barriera. Ne dobbiamo mettere in campo il più possibile perché sappiamo per esperienza che nessuna barriera è impenetrabile.  

Tradotto, per il contrasto al virus, occorre puntare sul tracciamento, aumentando il numero dei tamponi senza confonderli con i test rapidi, puntare su quarantene sorvegliate e non fiduciarie e creare una sinergia tra il pubblico e il privato per valutare l’impatto dei trasporti pubblici che sembrano essere uno dei maggiori fattori di trasmissibilità del virus.

Non bastano quindi i vaccini che tra l’altro, secondo gli ultimi studi effettuati, ad oggi si stima arriveranno al 70% della popolazione tra il 2023 e il 2024.

Il piano vaccinale così come ideato ora non funziona, troppo diverso in base alle regioni e con regole che creano confusione. 

Ed è proprio sui vaccini che insiste il Comitato Sanità Torino in Azione:  da mesi denuncia la mancata organizzazione di un piano efficace e chiede di aumentare le strutture e il personale sanitario per velocizzare la distribuzione.

Quella contro il virus è una corsa contro il tempo. Tempo che negli scorsi mesi – è la sintesi del professor Ricolfi – è stato perso con le conseguenze che tutti noi abbiamo sotto gli occhi.

L’incontro con il professor Luca Ricolfi è solo uno dei tanti appuntamenti sulla sanità che il Comitato Torino in Azione ha in calendario nei prossimi mesi.

Mercoledì 10 marzo sarà la volta del Rapporto Rota 2020.

Tutte le informazioni su https://www.facebook.com/TorinoAzione/

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Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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