Andy, la lungimiranza del genio

Andy, la lungimiranza del genio

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Antonella Frontani

 Il 19 novembre è stata inaugurata a Palazzo Barolo  Andy Warhol Super Pop. Through the lens of Fred W. McDarrah, la mostra organizzata in collaborazione  con Next Exhibition che resterà fino al 22 febbraio.

Sì! È  un evento la mostra di Andy Warhol a Torino.

Lui non è stato solo il mattatore della scena artistica americana dalla fine degli anni Cinquanta ma colui che ha rivoluzionato il modo di guardare gli oggetti, le immagini e molte persone, da illustri sconosciuti a dominatori della scena internazionale.

Andy Warhol Super Pop. Throught the lens of Fred W. McDarrah è un progetto curato da Vittoria Mainoldi che offre un affasciante percorso cronologico attraverso la produzione  artistica di questo genio divenuto icona durante il rutilante ventennio che porta il suo segno indelebile.

La mostra accompagna il visitatore fin dagli esordi di Warhol, quando il suo studio  grafico rese immortali alcuni marchi come Martini Rossi legandoli indissolubilmente alla sua immagine. Il percorso continua attraverso le sue opere fotografiche fino alle famosissime serie che segnano l’apice del suo successo e la nascita della Pop Art.

È incredibile come questo artista riesca ancora oggi a rendere viva la sua presenza attraverso le sue opere,  ma non è sorprendente:  è stato il protagonista indiscusso dell’underground newyorchese che ha saputo, per primo nella storia, capire la forza dei meccanismi dell’informazione.

“A quanto potevo capire, la ragione per cui ci stavano succedendo tutte quelle cose era che eravamo veramente interessati a tutto quel che c’era in giro. L’idea pop, dopo tutto, era che chiunque può fare qualunque cosa, per cui ovviamente tutti cercavamo di fare più cose possibili”, sono le parole con cui Warhol, nel 1965,  racconta l’inizio della collaborazione con il gruppo rock Velvet Underground e il clima di fermento culturale che tratteggiò suo personaggio e tutta la filosofia pop.

Ecco, durante il percorso carico di luci e input allestito in Palazzo Barolo, è proprio quella l’atmosfera che si respira. Sembra di tornare ad una della sue mostre personali, quelle che allestì alla Ferus Gallery di Irwin Blum a Los Angeles  o alla Stable Gallery di Eleonor Ward di New York. La sua personalità ancora esonda dalle opere prevaricando chiunque e, forse questa era la sua vera forza.

Lui era riuscito a trasformare non solo lo sguardo ma anche il pensiero: all’improvviso non fu più possibile guardare l’America se non in chiave pop.

E ogni gesto doveva servire a dare spessore al suo personaggio come quando, in occasione della Fiera mondiale di New York decise di ricoprire i ritratti della sua opera Thirteen Most Wanted  dopo aver appreso che l’ opera non aveva ottenuto l’approvazione della Commissione. L’efetto fu che l’anno successivo la sua esposizione all’Institute of Contemporary Art di Philadelphia divenne un evento mondano gremito di folla impazzata. Ecco come si fa…

Durante il percorso della mostra a Palazzo Barolo, quando si giunge  nelle sale dove troneggiano le serie dedicate ai grandi personaggi, come Marilyn, Mao o Monna Lisa si ha la netta sensazione che nel 1962, anno in cui Andy iniziò ad esprimersi attraverso la serialità, Andy abbia superato se stesso. Non solo sviluppando una tecnica di stampa che gli permise di riprodurre lo stesso soggetto in un numero indefinito di copie ma anche, e soprattuto, per aver iniziato a delegare ad altri il proprio lavoro.

“Nell’agosto del ’62 cominciai a fare delle serigrafie. Il metodo degli stampi di gomma che avevo usato fino a quel momento per ripetere le immagini improvvisamente mi era sembrato troppo casereccio; volevo qualcosa di più forte che rendesse di più l’idea di una catena di montaggio. In questo modo, non dovevo lavorare affatto sui miei oggetti. Uno dei miei assistenti o chiunque altro era in grado di riprodurli bene quanto me” : questo è  genio!

Senza contare che il vantaggio della serialità era quello di potersi inserire facilmente  nel meccanismo, tipico dei mass media, di creazione di miti…Nacquero così le più interessanti collaborazioni di Warhol: Gerard Malanga, uno dei primi assistenti di Andy che assumerà nel tempo un ruolo molto importante in tutta la conduzione dell’attività della Factory; Jonas Mekas, direttore della Film-Makers’Cooperative; Paul Morrissey che diventerà, a partire dal 1969, il regista di tutti i film prodotti da lui insieme a Edie Sedgwick.

E poi, aleggia ancora il mito del Luogo: la Factory. Solo lui poteva trasformare un enorme loft nel luogo più ambito d’America…

Se potessi sintetizzare la poetica di Andy Warhol abuserei ancora delle sue parole…

“Quel che c’è di grande in questo Paese è che l’America ha dato il via al costume per cui il consumatore più ricco compra essenzialmente le stese cose del più poveroMentre guardi alla televisione la pubblicità della Coca.Cola, Liz Taylor beve Coca-Cola, e anche tu puoi berla”.

Questa mostra è un evento a Torino perché permette a tutti noi di tornare alle magiche suggestioni di quel periodo artistico ma, , sopratutto per mostrare alla mass media generation’s  la lungimiranza del genio…

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Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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