Nutri-score sotto attacco. L’alternativa italiana: dal semaforo alla batteria

Nutri-score sotto attacco. L’alternativa italiana: dal semaforo alla batteria

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Ilenia Gelo

Cos’è Nutri-score?

Cioccolato al latte o fondente? Muesli o fiocchi d’avena? Tanti, troppi i dubbi che, ogni giorno, tra tavola e supermercato, assalgono il consumatore. Senza conoscenze adeguate, tabelle, percentuali e valori nutrizionali appaiono, ai più, impossibili da capire. Si potrebbe ricorrere ad internet, chiedere aiuto ad un nutrizionista, studiare per conto proprio le regole di una buona cultura alimentare. Ma chi, davvero, lo fa? In pochi. E Nutri-score questo lo sa.

Nato nel 2013 da EREN, gruppo di ricercatori francese capitanato dal nutrizionista Hercberg, Nutri-score è un logo, un sistema di etichettatura volontario dei prodotti alimentari che, per rivelarsi semplice, intuitivo ed efficace, adotta l’immagine di un semaforo. Semaforo capace di condizionare la scelta, di dare il via libera o meno ad ogni
prodotto, ad esclusione di quelli non trasformati come frutta, verdura, pesce e carne. Nutriscore si basa su due scale, collegate tra loro: cromatica, con colori dal rosso al verde, e alfabetica, con lettere dalla A alla E.

E così, bollino rosso per i cibi troppo grassi o zuccherini; verde chiaro, giallo o arancione per prodotti né sani né sconsigliati. Infine, verde per gli alimenti di tipo A, ad alto contenuto di frutta, verdura, fibre e proteine. Secondo il Ministero della Sanità francese, questo sistema, permettendo ai consumatori di scegliere, tra i cibi confezionati, quelli più sani, aiuterebbe a combattere malattie cardiovascolari, obesità e diabete. Difatti, entusiasticamente accolto nel 2019 anche da Germania, Paesi Bassi e Spagna, Nutriscore trova, di giorno in giorno, sempre più appoggi. E continua a non trovare affatto quello italiano.

L’etichetta ingannevole compromette il mercato europeo

Beni italiani Doc e Igp classificati in fondo alla scala: l’etichetta a colori boccia ingiustamente quasi l’85% del Made in Italy. «Un sistema che porta a valutazioni errate sulla salubrità dei prodotti, prescindendo dalle
esigenze complessive di un individuo, dalla quantità e dalla frequenza di assunzione all’interno di un regime alimentare variegato ed equilibrato
», sostiene Coldiretti. «Le etichette a colori escludono dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui, in alcuni casi, non è nota neanche la ricetta.» Con cinque istruttorie avviate dall’Antitrust ai danni di società italiane, francesi ed inglesi, la battaglia contro Nutri-score sembra non finire più.

Per Renata Pascarelli, direttrice Qualità Coop Italia, «usando questa tipologia di etichetta molti ingredienti della dieta mediterranea, indiscutibili dal punto di vista sensoriale e qualitativo, risultano penalizzati». Questo perché il Nutriscore è uno strumento nato in un contesto geografico diverso, con stili alimentari lontani da quelli italiani. Non a caso, infatti, la Francia stessa ha recentemente mostrato perplessità sull’alto impatto punitivo di cui risentono produzioni agroalimentari d’eccellenza.

Ma Nutri-score non nasce come complotto alla dieta mediterranea.

Semplicemente, non tenendo conto delle quantità generalmente consumate da un individuo, l’algoritmo che regola il sistema riduce tutto a porzioni da 100ml o 100g. Conseguenzialmente, l’olio d’oliva diventa un prodotto di serie C, superato da patatine fritte e cibi ultra-processati. In questo modo, però, ne risente l’impatto dei prodotti italiani sul mercato europeo. E l’Italia, che ricava un quarto del proprio Pil grazie al Made in Italy, non può permettere che l’UE prenda seriamente in considerazione Nutri-score come
possibile etichettatura nutrizionale obbligatoria da estendere all’Europa entro il 2022.

Nutrinform Battery, è guerra tra etichette

Il 17 settembre 2020, sostenute anche da Cipro, Grecia, Lettonia, Romania e Ungheria, l’Italia e la Repubblica Ceca presentano al Consiglio dei ministri delle Politiche Agricole una proposta informale, la “Non Paper on the Front of Pack Nutrition Labeling (FOPNL)”, contro l’etichetta francese, pur non menzionandola mai apertamente. Perché non esiste un cibo che, di per sé, possa avere un bollino, rosso, arancione o verde che sia. «Un’etichetta nutrizionale armonizzata a livello UE dovrebbe considerare i cibi nel più ampio contesto delle esigenze quotidiane di una dieta sana, incoraggiando la varietà, la moderazione e un corretto equilibrio tra i vari gruppi di alimenti.»

Altrimenti, come ricorda il ministro della Salute, Roberto Speranza, «si rischia di promuovere cibi spazzatura con edulcoranti al posto dello zucchero e di sfavorire elisir di lunga vita come l’olio extravergine di oliva, il simbolo della dieta mediterranea».

Perciò, dato che il consumatore non ha bisogno di essere condizionato da un semaforo a colori, occorre cambiare sistema. Dall’urgenza di informare il cliente, prende vita Nutrinform Battery, l’etichetta tutta italiana, più complessa di Nutri-score, ma in grado di lasciare libero arbitrio all’acquisto. Nutrinform Battery prende in considerazione, non 100g di alimento, ma le dosi giornaliere consigliate dagli esperti e fa proprio il disegno di una batteria, al cui interno è indicata la percentuale di energia, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale contenuta in ogni prodotto. Una batteria scarica per una nutrizione migliore.

Eppure, non poche le riserve. «Nient’altro che la tabella dei valori nutrizionali illeggibile e incomprensibile», a detta Hercberg, che vede, in un disegno che va letto al contrario, un sistema complesso e controintuitivo.

Ma, tra contro intuizione da un lato e condizionamento dall’altro, la decisione spetta all’UE. E non resta altro che vedere chi ne uscirà vincitore

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