7 Febbraio 2026
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Asia Motta

È stata annullata per la seconda volta la condanna all’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, proprietario di Eternit, principale produttore mondiale di fibrocemento che in Italia ha aperto impianti a Casale Monferrato, Cavagnolo, Bagnoli e Rubiera.
Ora dovrà essere di nuovo giudicato dalla Corte di Appello di Torino.

La vicenda fa riferimento alla morte per per asbestosi di un dipendente dello stabilimento “Saca” di Cavagnolo, azienda parte del gruppo Eternit e di una donna residente in paese. L’accusa nei confronti dell’imputato è di omicidio colposo, perché i lavoratori non sarebbero stati adeguatamente protetti dai pericoli dell’amianto.

Schmidheiny, considerato dalla rivista Forbes tra i più ricchi uomini al mondo con un patrimonio che nel 2021 ammontava a 2,3 miliardi, dal 1976 è amministratore
delegato del gruppo Eternit, ramo dell’azienda di famiglia. È già stato imputato in un processo nel 2014, con l’accusa di aver omesso consapevolmente le misure necessarie a tutelare la salute dentro e fuori i suoi stabilimenti. Il 19 novembre del 2014 la Corte Suprema aveva però dichiarato prescritto il reato di disastro ambientale, bloccando i risarcimenti e annullando la condanna a 18 anni.

Più complessa, invece, la vicenda che lo vede alla sbarra come unico imputato nel processo “Eternit-bis” per l’omicidio volontario di 258 persone. Nel 2018 per lui è
arrivata una condanna a quattro anni di reclusione, ridotti poi in Appello a un anno e otto mesi. Pena confermata anche a dicembre dell’anno scorso, al termine di un nuovo processo d’appello.

Venerdì 21 marzo 2025 è arrivata la seconda pronuncia dai giudici della Corte di Cassazione, che questa volta ha annullato la condanna per omicidio colposo legato alla morte per asbestosi dell’operaio di Cavagnolo, disponendo un nuovo rinvio del caso.

Le tappe del processo

Facciamo un passo indietro per capire meglio cosa sia successo.

Il processo Eternit-bis fu suddiviso in quattro “tronconi”. Una di queste fasi venne affidata a Torino per competenza territoriale e riguardava le vittime di Cavagnolo.
Nel 2018 Stephan Schmidheiny venne processato per due decessi. Quello di Rita Rondano, residente a Cavagnolo a meno di un chilometro dall’azienda, deceduta nel 2012 per un mesotelioma pleurico a pochi mesi dalla diagnosi.
E quello di Giulio Testore, un ex dipendente dello stabilimento Eternit di Cavagnolo, scomparso nel
2008 a causa di una malattia legata all’esposizione continua all’amianto per ben 27 anni.

A seguito di uno stralcio Schmidheiny ha poi dovuto rispondere esclusivamente della morte di Testore. La pena inizialmente comminata era di quattro anni ma venne ridotta a un anno e otto mesi, con la concessione della sospensione condizionale.

Tuttavia, la sentenza venne rinviata alla Corte d’Appello di Torino. Nel dicembre 2024 venne fatto un nuovo appello che però portò alla stessa condanna di quella precedente. Venerdì 21 marzo 2025 è arrivata la seconda pronuncia dei giudici della Corte di Cassazione, che ha annullato la condanna per omicidio colposo, disponendo un nuovo rinvio.

Tra nuove udienze e prescrizione

Una decisione che potrebbe comportare una nuova fase di udienze, la presentazione di nuove prove e una decisione finale che potrebbe essere differente da quella presa in precedenza. Senza contare i termini di prescrizione, che
potrebbero anche mettere la parola fine all’intero procedimento.

Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale dei familiari, spiega «questo verdetto potrà avere ricadute importanti sui processi Eternit scaturiti dall’inchiesta avviata dalla procura di Torino».
«Il rischio è che il tutto venga falciato dalla scure della prescrizione: non possiamo comprendere, né condividere, la decisione della Corte, ma il nostro impegno proseguirà in tutte le competenti sedi, per la bonifica, la messa in sicurezza, la tutela medica e risarcitoria di tutte le vittime e dei loro congiunti».

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