Le federazioni World Athletics e World Boxing introducono il test sry per stabilire chi può gareggiare nella categoria femminile. Questo test utilizza il DNA per evidenziare la presenza del gene sry, che dagli anni ’90 del secolo scorso sappiamo regolare lo sviluppo in senso maschile del nostro organismo. Innovazione o soluzione semplicistica per un confine difficile da tracciare? Perché, se è giusto difendere il principio di equità, la scelta trascura che non possiamo ridurre l’identità sessuale alla presenza (o assenza) di un gene.
La realtà è molto complessa: avere un cromosoma Y non è sufficiente per svilupparsi come maschi. Per esempio, il cromosoma Y può portare una copia non funzionale del gene sry, con conseguente sviluppo femminile. Alcune persone hanno mutazioni nel gene che codifica il recettore degli androgeni: sono insensibili a questi ormoni e si sviluppano come donne, pur avendo un cromosoma Y. Di questi e altri problemi discute Mauro Mandrioli, genetista all’Università di Modena e Reggio Emilia.
