(Fonte Scienza in Rete) Ospitare la trentesima conferenza Onu sul clima, la Cop30, in una città amazzonica – Belém, nello stato brasiliano di Pará – è un gesto politico potente: significa riconoscere che il futuro del pianeta si decide anche, e forse soprattutto, nelle regioni periferiche, tra i popoli e le culture non occidentali, negli ecosistemi ricchi di biodiversità, sulle sponde dei fiumi.
Non a caso questo vertice sul clima è stato presentato come la “Cop del popolo”: un’occasione per riportare al centro del dibattito mondiale la foresta più importante del pianeta e il ruolo dei Paesi del Sud globale nella transizione ecologica. Tuttavia, nei mesi e nelle settimane che hanno preceduto il negoziato, in programma dal 10 al 21 novembre, si è discusso molto di quanto questa Cop sia davvero inclusiva. La mancanza di infrastrutture, di alloggi e i costi inaccessibili delle poche strutture ricettive stanno paradossalmente scoraggiando la partecipazione. Ne scrive Novella Gianfranceschi.
