di Francesca Enrica Bove Esperta di cooperazione internazionale e fondatrice di CasaBio
Nel panorama geopolitico del 2025, i dati dell’Internal Displacement Monitoring Centre tracciano un quadro di urgenza senza precedenti: 83,4 milioni di persone nel mondo sono state costrette ad abbandonare le proprie terre a causa di disastri ambientali e crisi climatiche. Di questo immenso flusso migratorio, circa il 46% si concentra nell’Africa subsahariana. In questo contesto, alluvioni, siccità cronica e desertificazione non possono più essere considerate mere variabili meteorologiche, bensì motori primari di instabilità economica e sociale.
Nell’era dell’Antropocene, il nesso tra degrado ecosistemico e movimenti migratori è diventato inscindibile. La crisi climatica non è una minaccia remota, ma una realtà che colpisce oggi le popolazioni più fragili, rendendo evidente come il benessere umano sia indissolubilmente legato a quello animale e ambientale.
Un esempio emblematico di questa interconnessione si trova nel sud del Senegal, nel villaggio di Bagadadji (regione di Sédhiou). Qui, l’affluente Soungrougrou del fiume Casamance è protagonista di un processo di salinizzazione devastante. Negli ultimi 40 anni, la combinazione tra la riduzione delle precipitazioni e l’innalzamento del livello del mare ha alterato la composizione chimica delle acque, portando alla scomparsa della biodiversità ittica e riducendo la coltivazione del riso — pilastro della dieta locale — a soli quattro mesi l’anno.
Con un tasso di povertà che nel 2019 ha raggiunto l’88,6%, la regione di Sédhiou registra oggi il più alto tasso di migrazione verso la capitale Dakar e l’estero. Le popolazioni non fuggono per una scelta deliberata, ma perché la terra, sterili e salata, non è più in grado di garantire i mezzi minimi di sussistenza.
Per contrastare questo declino, nel 2020 è nato CasaBio, Centro di formazione in agroecologia e incubatore di startup. Basato sui valori dell’Agenda 2030, il centro promuove l’agroecologia come strumento cardine di resilienza. L’agroecologia non viene intesa solo come tecnica agricola, ma come un approccio integrato che riduce la dipendenza da input esterni, protegge la biodiversità e rigenera la salute umana, animale e ambientale.
Situato nel cuore di Bagadadji, CasaBio non è un semplice istituto di istruzione, ma un catalizzatore di emancipazione economica. La sua missione è fornire competenze teoriche e strumenti pratici per la nascita di “imprese verdi” che spaziano dall’agricoltura biologica all’apicoltura moderna, dall’acquacoltura all’ecocostruzione.
L’attività del Centro si fonda su una visione olistica. Gli studenti — giovani, donne, persone con disabilità e migranti di ritorno — sono immersi in percorsi formativi che coprono l’intera filiera: dalla stesura del business plan alla formalizzazione aziendale.
Le infrastrutture di CasaBio riflettono questa complessità:
- Fattoria didattica: dedicata alla permacoltura e alle stalle responsabili.
- Laboratorio di parassitologia e microbiologia: un presidio nato dalla collaborazione con istituti zooprofilattici italiani. Questo laboratorio garantisce la sicurezza alimentare e la salute del bestiame secondo l’approccio “One Health”, fondamentale per prevenire zoonosi (malattie che si trasmettono dagli animali alle persone) e migliorare la produttività locale.
- Unità di trasformazione: aree dedicate alla valorizzazione dei prodotti locali, create in partnership con realtà come Legambiente Campania, il Movumento dei Focolari Campania, la cooperazione tedesca (Programme « Réussir au Sénégal » – GIZ e GFA Consulting Group), le Nazioni Unite per la migrazione (OIM Senegal) per garantire che il valore aggiunto rimanga nel territorio.
CasaBio opera come un motore di cambiamento sistemico. Creando posti di lavoro dignitosi e migliorando la sicurezza alimentare, le startup nate nel centro offrono un’alternativa concreta alla povertà e alla migrazione forzata. Attraverso la valorizzazione dei riufiuti, la riforestazione e l’autosufficienza economica, CasaBio si posiziona come un modello di eccellenza, dimostrando che la formazione e l’imprenditorialità consapevole sono le uniche chiavi per rigenerare profondamente il benessere delle comunità rurali in Senegal e oltre.
