7 Febbraio 2026
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Fonte Scienza in ReteChiara Sabelli dedica due articoli a nuovi studi sulle previsioni che riguardano i terremoti, sostenuti in collaborazione con la Fondazione RETURN (multi-Risk sciEnce for resilienT communities under a changiNg climate) partenariato esteso finanziato dal PNRR. Nel primo studio, un gruppo di ricercatori ha mostrato che è possibile stimare la magnitudo del terremoto analizzando i primi secondi delle onde P, le prime a essere registrate dai sismometri durante un terremoto. Un risultato che ha implicazioni per i sistemi di allerta sismica precoce. 

Nel secondo studio, si affronta una domanda difficile. Posto che prevedere la data e il luogo esatti in cui si verificherà un terremoto è impossibile, si possono però formulare delle previsioni probabilistiche nel breve termine, sfruttando il fatto che i terremoti tendono a concentrarsi nel tempo e nello spazio? Da una decina di anni alcuni Paesi, tra cui l’Italia, hanno lavorato a queste previsioni, cercando di formularle in modo che fossero utili per le autorità di protezione civile e di gestione delle emergenze. Ma come si fa a capire quando un modello produce buone previsioni? Due sismologi e due statistici provano a rispondere.


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