8 Marzo 2026
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Energia fossile e rinnovabileISDE

10 Febbraio 2026 Fonte ISEDE Italia

Nel pieno del dibattito sul ritorno del nucleare in Italia, l’Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia ha portato alla X Commissione della Camera dei deputati (Attività produttive) una posizione netta e documentata: discutere oggi di nucleare, e in particolare di reattori nucleari modulari di piccola taglia (Small Modular Reactors, SMR), senza considerare il contesto geopolitico e militare globale significa sottovalutare rischi cruciali per la salute, la sicurezza e la stabilità democratica del Paese.

Durante l’audizione sui disegni di legge C.1742 e C.2669, il dottor Giovanni Ghirga, per ISDE Italia, ha illustrato il paradosso nucleare: una tecnologia presentata come soluzione per la sicurezza energetica potrebbe trasformarsi, in scenari di crisi o conflitto, in un fattore di fragilità strategica e coercizione .

Infrastrutture civili come obiettivi sensibili

Le esperienze recenti di conflitti armati dimostrano che le infrastrutture nucleari non sono solo impianti energetici, ma potenziali leve di pressione politica e psicologica. Anche in assenza di un rilascio radiologico, la sola minaccia credibile contro un sito nucleare può generare panico, evacuazioni, instabilità istituzionale e condizionamento delle decisioni politiche.

La diffusione capillare di SMR sul territorio, spesso proposta come elemento di resilienza del sistema elettrico, rischia invece di moltiplicare i “punti di pressione”, aumentando il numero di siti che richiedono protezione militare, intelligence e piani di emergenza. Un effetto opposto rispetto all’obiettivo dichiarato di aumentare la sicurezza nazionale.

SMR: sicurezza tecnica e rischio strategico non sono separabili

Secondo ISDE, la narrazione degli SMR come tecnologie “intrinsecamente sicure” tende a separare artificialmente il rischio tecnico da quello strategico. In realtà, in uno scenario di guerra convenzionale, ibrida o terroristica, questi piani diventano inseparabili.

Gli SMR utilizzano materiali fissili e producono radionuclidi pericolosi come iodio-131, cesio-137 e stronzio-90. Anche un inventario radiologico inferiore rispetto ai grandi reattori può comunque comportare evacuazioni estese e contaminazioni persistenti, come evidenziato da analisi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico e dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica citate in audizione .

A oggi, inoltre, non esiste alcun SMR operativo su scala commerciale, né esperienze documentate di funzionamento in contesti di minaccia militare o terroristica, né dati su cicli di vita completi, dismissione e gestione finale delle scorie.Audizione ISDE Cam Dep lun 9 febbraio 2026Download

Superficie di attacco cibernetica e rischio sistemico

Un ulteriore elemento critico riguarda la sicurezza informatica. Una rete distribuita di impianti nucleari richiede sistemi digitali complessi di controllo e comunicazione, ampliando la superficie di attacco cyber-fisica. Anche eventi informatici senza danni materiali possono produrre effetti reali attraverso falsi allarmi, interruzioni operative e perdita di fiducia nella governance pubblica.

In un Paese come l’Italia, caratterizzato da alta densità abitativa e urbanizzazione diffusa, i piani di emergenza nucleare appaiono strutturalmente inadeguati a gestire incidenti o attacchi con impatti su vasta scala, come sottolineato da ISDE durante l’audizione .

Clima, conflitti e scelte energetiche

ISDE ha inoltre richiamato il legame diretto tra inazione climatica e aumento del rischio di conflitti, evidenziato dalla letteratura scientifica internazionale. Ritardare l’azione sul clima, puntando su tecnologie lente, costose e ad alto rischio sistemico, può aggravare le condizioni che alimentano instabilità, migrazioni forzate e tensioni sociali.

Dal punto di vista della salute pubblica e della prevenzione primaria, investire oggi in nucleare significa sottrarre risorse a soluzioni già disponibili, più rapide ed eque: fonti rinnovabili, accumuli, reti intelligenti, elettrificazione e riduzione strutturale dei consumi.

La posizione di ISDE

Per ISDE Italia, il nucleare non può essere valutato solo come opzione energetica o climatica. In un mondo segnato da conflitti e crisi multiple, ogni nuova installazione nucleare rappresenta un potenziale nodo di vulnerabilità strategica, sanitaria e sociale.

La vera sicurezza energetica, conclude l’associazione, passa da sistemi decarbonizzati, distribuiti, resilienti e privi di rischi catastrofici, capaci di tutelare contemporaneamente clima, salute e pace.

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