Fonte Scienza in Rete Il 2 e 3 marzo torna a Milano il seminario internazionale RespiraMi. Recent Advances on Air Pollution and Health, giunto alla sua sesta edizione. L’incontro è diventato l’appuntamento più importante su un tema che rimane ancora sottovalutato: il costo sanitario dell’aria che respiriamo. Lo dimostra la vicenda del Green Deal europeo: approvato con grandi ambizioni nel 2019, oggi rallentato, rinegoziato, svuotato di scadenze vincolanti sotto la pressione di lobbies industriali e governi riluttanti. La direttiva sulla qualità dell’aria aggiornata nel 2024 ha abbassato i limiti legali di PM2.5 da 25 a 10 µg/m³ entro il 2030, avvicinandoli alle soglie OMS. Ma i Paesi con le peggiori performance, Italia inclusa, hanno già iniziato a invocare deroghe. Nel frattempo la Commissione von der Leyen 2 ha spostato al 2040 gli obiettivi climatici più impegnativi.
L’Agenzia europea per l’ambiente stima che l’inquinamento atmosferico causi ogni anno circa 253.000 morti premature nell’Unione Europea. In Italia siamo intorno alle 50.000, con una concentrazione sproporzionata nella Pianura Padana, dove Milano continua a superare i 35 giorni annui consentiti di sforamento del PM10 e registra concentrazioni di PM2.5 e NO₂ rispettivamente quattro volte superiori alle soglie OMS. A questo si aggiungono due rischi che la letteratura scientifica ha promosso da “emergenti” a consolidati: il rumore da traffico, con effetti cardiovascolari ormai documentati su popolazioni urbane, e le ondate di calore, che solo nell’estate 2022 hanno prodotto in Italia un eccesso di mortalità stimato intorno al 15% nella popolazione over 65.
Il programma della due giorni – coordinato da Pier Mannuccio Mannucci, Sergio Harari, Francesco Forastiere, Klea Katsouyanni, Michal Krzyzanowski – affronta le nuove ricerche sui meccanismi cardiovascolari e neurologici dell’inquinamento (con una sessione dedicata a demenza, Parkinson e sclerosi multipla). Ma anche gli esiti avversi della gravidanza, le emissioni da freni e pneumatici, che sfuggono ai filtri e ai limiti attuali, l’inquinamento indoor, e la questione ancora aperta delle nano e microplastiche aeree. Il secondo giorno si aprirà alle implicazioni di policy: le disuguaglianze nell’esposizione all’inquinamento in Europa, lo stato dei dati globali, e un confronto diretto tra ricerca e città virtuose attraverso la rete C40.
È appunto un’olimpiade della salute ambientale: un momento in cui la comunità scientifica si misura, aggiorna il proprio stato dell’arte, e offre alla società gli strumenti per capire che cosa sta succedendo. Vale la pena esserci, o almeno sapere che esiste.
