Fonte Scienza in Rete Mentre leggete, tre astronauti e un’astronauta – Wiseman, Glover, Koch e Hansen – stanno tagliando il buio interplanetario a bordo della capsula Orion di Artemis II. Nessuno passeggerà sulla regolite, ma per la prima volta da cinquantatré anni degli esseri umani si trovano oltre l’orbita terrestre bassa. Il fatto stesso che stia accadendo è già storia. La strada verso l’allunaggio è ancora lunga, come spiega Patrizia Caraveo su Startup Italia. Il nuovo capo della NASA, Jared Isaacman, ha ridisegnato il programma a febbraio: Artemis III (2027) si limiterà a testare in orbita bassa i lander commerciali: lo Starship HLS di SpaceX e il Blue Moon di Blue Origin. Il primo allunaggio con equipaggio è adesso atteso con Artemis IV, non prima del 2028.
E il Gateway, la piccola stazione spaziale in orbita lunare che doveva fare da testa di ponte, è stato cancellato: NASA punta direttamente a una base sulla superficie, con un approccio modulare e ripetibile che dovrebbe portare a un allunaggio all’anno a partire dal 2028.
Più di vent’anni fa, nel visionario Mining the Sky, John Lewis sosteneva contro i teorici dei limiti dello sviluppo che le risorse ci sono, basta andarcele a cercare nello Spazio, e che la Luna sarebbe stata ovviamente la prima base di questa colonizzazione. Nel frattempo, quello che allora sembrava irraggiungibile oggi è a portata di mano: da 10-20.000 dollari al chilo di trent’anni fa, oggi il costo del trasporto in orbita bassa con il Falcon-9 di SpaceX è sceso a circa 2.700 dollari. Un altro paio di maniche il trasporto sulla Luna e Marte, che secondo Musk potrebbe arrivare a costare 100.000 dollari al chilo con Starship.
Aveva ragione Lewis: sulla Luna le cose è meglio procurarsele in loco. Nel 2009 abbiamo scoperto che ai poli lunari c’è ghiaccio d’acqua, quindi almeno il propellente e l’ossigeno per abitarci ce li potremmo avere. Poi i metalli rari, il Klondike rappresentato dal mezzo milione di asteroidi vicino alla Terra di cui già parlava Lewis, ma anche Giovanni Bignami.
Nel frattempo la Cina ha smesso di essere spettatrice. Punta a un allunaggio con equipaggio umano entro il 2030 e a una base polare. Ha già riportato campioni lunari con Chang’e 5 e 6. La nuova corsa allo spazio è reale, e questa volta la posta non è tanto il prestigio, quanto le risorse, e il sogno di andare su Marte. La Luna è il banco di prova di nuove ricerche e tecnologie (propulsione, In Situ Resource Utilisation, vita in ambiente ostile, di cui parla in questo numero Claudia De Luca) che un giorno dovranno portare esseri umani sul Pianeta Rosso.
C’è qualcosa di epico e insieme di paradossale in tutto questo. Sappiamo fare cose straordinarie lassù e stupidissime ed efferate quaggiù. Houston, abbiamo un problema.
