7 Agosto 2026
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Fonte Scienza in Rete

Le temperature record si susseguono, le città si trasformano in trappole di calore e gli ospedali registrano un aumento di accessi, ricoveri e decessi legati alle ondate di calore. Eppure, di fronte a questo scenario, una parola continua a essere ripetuta con sorprendente leggerezza: adattamento. Viene spesso scritto o detto «tranquilli, ci adatteremo»: le città si adatteranno, l’agricoltura si adatterà, le persone si adatteranno. Ma a quale forma di adattamento si fa riferimento? Si tratta di una questione sostanziale: gran parte delle azioni presentate come adattamento ai cambiamenti climatici consiste in realtà in misure di difesa, compensazione o mitigazione degli effetti. Dal punto di vista biologico, l’essere umano possiede una certa plasticità fisiologica: ma questa acclimatazione ha limiti ben definiti e non ha niente a che vedere con l’adattamento evolutivo, che avviene su una scala di tempo completamente diversa. Confondere le due cose rischia di essere falsamente rassicurante. Ne scrive Fabrizio Bianchi, epidemiologo dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR.

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