SEMPRE MENO ACQUA NEL MONDO

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siccità

Giorgio Diaferia | Caldo, siccità,desertificazione, carenza d’acqua e suo razionamento, sembrano parole vuote, un po’ provocatorie e lontane dalla nostra vita di tutti i giorni.

Purtroppo non è così e con puntuale precisione i climatologi, i geologi ed i meterologi ci ricordano che inesorabilmente la temperatura del nostro Pianeta continua ad aumentare ed i cambiamenti climatici in corso hanno già iniziato a creare disastri ambientali e sociali (le migrazioni per il clima).

Cosa possiamo fare in concreto nel bacino del Mediterraneo, divenuto ormai un mare tropicale? Le recenti siccità mediterranee hanno messo in evidenza le preoccupazioni che il cambiamento climatico possa contribuire all’evoluzione delle tendenze di essiccazione, ma la variabilità del clima naturale nella regione è ancora poco capita.

Analizziamo 900 anni (1100-2012) della variabilità della siccità del Mediterraneo nell’Olda Atlas del Sangue del Vecchio Mondo (OWDA), una ricostruzione spazio-temporale dell’anello di albero dell’indice di severità indefinita di Palmer di autocalibrazione di giugno-luglio-agosto. Nel Mediterraneo, l’OWDA è fortemente correlato con la precipitazione primaverile (aprile-giugno), l’oscillazione del Nord Atlantico (gennaio-aprile), il modello scandinavo (gennaio-marzo) e il modello dell’Atlantico orientale (aprile-giugno).  

La variabilità della droga mostra una significativa coerenza est-ovest nel bacino sui tempi multidirezionali a centenari e l’antifasco nord-sud nel Mediterraneo orientale, con tendenza ad anomalie umide nella regione del Mar Nero (ad esempio, Grecia, Anatolia e Balcani) Libia, il Levante meridionale e il Medio Oriente sono asciutti, forse legati all’oscillazione del Nord Atlantico.

Le recenti siccità sono centrate nel Mediterraneo occidentale, in Grecia e nel Levante. Gli eventi di grandezza simile nel Mediterraneo occidentale e in Grecia si verificano nell’OWDA, ma la recente siccità di 15 anni nel Levante (1998-2012) è la più netta nel record.

La stima delle incertezze utilizzando un approccio di riesaminamento fa concludere che esiste un rischio dell’89% che questa siccità sia più secca di qualsiasi periodo comparabile degli ultimi 900 anni e un rischio del 98% che sia più secco degli ultimi 500 anni. Questi risultati confermano la natura eccezionale di questa siccità rispetto alla variabilità naturale nei secoli recenti, coerente con studi che hanno trovato prove di essiccazione antropogenicamente forzata nella regione.

Inserito da:

Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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