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Giovanna Di Lecce affascinante contrasto di dolcezza e determinazione

Giovanna Di Lecce affascinante contrasto di dolcezza e determinazione

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di Antonella Frontani 

Al festival musicale di San Biagio il concerto per flauto e arpa incanta il pubblico. L’incontro con Giovanna Di Lecce è una piacevole scoperta.

Il concerto per flauto e arpa ha inizio con un repertorio che non prevede lo splendido strumento a corde. Emerge subito e chiaramente il carattere volitivo di Giovanna Di Lecce, arpista che sceglie di misurarsi con la Sonata in Re di Leonardo Vinci, compositore esponente della scuola operistica napoletana, e con la Sonata in Re di Bach, maestro indiscusso del periodo barocco.

L’eleganza del suo gesto e la leggiadria della diteggiatura non offuscano il piglio di questa artista che complica il suo lavoro addentrandosi nella trascrizione di opere che non sono state scritte per il suo strumento e di cui deve garantire l’assoluta fedeltà di partitura.

Perché accettare questa sfida e non abbandonarsi solo al repertorio romantico che ha prodotto tante pagine per l’arpa, se non in virtù di una passione sconfinata e di una disciplina ferrea?

Sono sedotta da Giovanna che suona con aria celestiale ma che durante l’intervista ti punta gli occhi negli occhi quasi pronta a fare domande, piuttosto che a dare risposte.

E’ volitiva, oltre che bella, e il contrasto tra la dolcezza del suo suono e la determinazione del suo carattere la rende un personaggio affascinante. Vicino e irraggiungibile. Capace di sfiorare l’anima suonando e di dominare, nel contempo,  il mondo che la circonda dentro e fuori dalla musica.

 

E’ sempre affascinante immaginare un bambino che scopre la passione per la musica e ne accetta le regole ferree della disciplina. A che età hai scoperto la musica? Chi ti ha aiutato a coltivare la tua passione? 

Non sono cresciuta in una famiglia di musicisti e questo mi ha spinto a cercare da sola la mia strada. I miei genitori sono stati un grande sostegno, ovviamente, ma nel periodo dell’adolescenza, proprio quando l’età di sottopone a molteplici scoperte, io ho deciso di scegliere  seriamente la musica nel mio futuro. E’ stata una fantastica anomalia, nutrita dalla passione e spinta da un’indiscutibile voglia di crescere professionalmente. 

Gli studi rigorosi, i molteplici esami, i concorsi e le audizioni vi abituano ad uno stress continuo e forse alimentano lo spirito di competizione… 

Nel nostro campo la competizione è insita in ogni azione. Si tratta di una competizione sana, che ti spinge a migliorare continuamente il livello di preparazione. E’ un metodo che ti viene insegnato in Conservatorio e che non abbandoni più per tutta la vita. Diventa paragonabile all’allenamento cui si sottopone ogni giorno l’atleta.

Dunque, può diventare ossessione… 

Certo! L’ossessione, per esempio, di studiare ogni giorno, anche quando non ne hai voglia. Esattamente come accade a me oggi. La musica può generare un’ ossessione per il dettaglio, il perfezionamento, la costanza. Una dolce ossessione che estendi, poi, ad ogni campo della vita…

Un musicista si pone l’obiettivo di interpretare al meglio ogni opera ma può avere una preferenza di repertorio e di autore… 

Ovviamente. Io, per esempio, ho una predilizione per il repertorio tardo romantico, forse condizionata dal fatto che nel corso del periodo precedente non esistono partiture per l’arpa, strumento che allora non esisteva.

Amo Ravel, Debussy e, ahimé, Schubert, di cui non esistono scritti per il mio strumento. Il mio sogno è la trascrizione di una sua opera.

 

E il confronto con Bach? Molti musicisti lo considerano un traguardo di perfezione irraggiungibile. 

Adoro Bach, di cui ho trascritto sonate che eseguo, ma non lo considero irraggiungibile. Piuttosto, un compositore in grado di darmi tanta gioia. La sua musica è ricca di opportunità per chi la esegue, concetto un po’ difficile da spiegare ai non addetti, ma è come se la sua musica fosse sempre diversa, ad ogni esecuzione.

Qual è il dovere di un musicista?

Il dovere assoluto di un musicista è di inserire abbellimenti alla musica con rispetto assoluto dei canoni imposti dal compositore. Deve trasmettere al pubblico la propria esecuzione, all’insegna della propria personalità, ma senza trascurare la vera intenzione musicale prevista dalla partitura.

Cosa deve trasmettere un  musicista al pubblico?

Energia. Oltre alla migliore tecnica possibile, un flusso di energia che lo travolga e faciliti

l’incontro con la musica.

Come vivi il rapporto con il pubblico?

Il rapporto con il pubblico deve prevedere uno scambio continuo di emozioni e informazioni. Non bisogna trascurare, infatti, l’importante ruolo della narrazione delle opere e della loro contestualizzazione nella storia. Il pubblico viene ad un concerto, a volte, impreparato ma desideroso di emozioni. Arricchire la musica di informazioni necessarie a capirla può favorire la folgorazione verso un’arte così affascinante.

Inoltre, la ricerca di notizie nei confronti delle opere che vengono eseguite, spesso offre l’opportunità di approfondimento anche per gli artisti, qualche volta impreparati.

E’ facile l’inserimento di uno strumento solista nelle diverse orchestre?

Non è facile perché le orchestre rappresentano una realtà  complessa, consolidata al suo interno ed entrare a farne parte per il tempo di un concerto è faticoso.

Suonando l’arpa spesso mi trovo ad eseguire musica da camera, all’interno di piccole gruppi di lavoro affiatati tra loro. Le orchestre, invece, sono grandi compagini dominate da precise gerarchie, ritmi frenetici e tempi di prova ridotti dagli alti costi del lavoro all’interno delle quali solo i musicisti che ne fa parte da anni si adattano velocemente.

La mia prima esperienza in orchestra mi lasciò delusa per la mancanza di pathos che avevo immaginato

 

E’ stata la tua “prima volta” al Festival di San Biagio. Come é andata? Tornerai?

 

E’ stata un’esperienza bellissima.

Inizialmente sono stata colpita dalla serietà dell’organizzazione emersa da alcuni dettagli solo apparentemente secondari come, per esempio, l’impaginazione del programma. E’ incredibile quanti errori possono essere compiuti all’interno di un libretto!

Quando sono arrivata al Monastero di San Biagio sono rimasta colpita dalla bellezza del luogo e spaventata dalla sua irraggiungibilità. Come ogni luogo religioso, è ubicato nel punto più alto della collina che lo ospita, al termine di una lunga, bellissima, tortuosa strada di campagna. Chi avrebbe potuto raggiungerci per il concerto? Ho temuto il vuoto di platea e, invece, come per magia, la sera una folla di gente è arrivata puntuale al monastero che non ha potuto accogliere tutti.

E la cosa che mi ha rallegrato il cuore è stata la presenza, tra il pubblico, di ragazzi e bambini che non hanno poi esitato a chiedere l’autografo, entusiasti piuttosto che annoiati. Sì, tornerei molto volentieri.

 

La nostra intervista si chiude dopo una lunga, piacevole chiacchierata. Sono colpita dalla forza che sprigiona Giovanna. Poi torna a suonare e l’atmosfera viene permeata da quel dolce suono che solo il cuore può generare mentre il suo splendido sguardo di ghiaccio si scioglie di nuovo inseguendo le note.

 

 

Inserito da:

Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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