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Caporetto, l’Italia salvata dai ragazzi senza nome

Caporetto, l’Italia salvata dai ragazzi senza nome

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Valeria Biagiotti | La dodicesima battaglia dell’Isonzo, meglio nota come “disfatta di Caporetto, fu uno dei momenti più bui della storia d’Italia. Iniziata il 24 ottobre 1917, dopo 29 mesi di combattimenti, durante i quali avevamo mostrato tutte le nostre lacune ed inadeguatezze, al cospetto di due eserciti, quello austro-ungarico prima e quello tedesco poi, meglio organizzati ed equipaggiati.

Di questa disfatta i protagonisti furono non solo i generali, che anzi commisero errori anche significativi, come ci riporta lo scrittore stesso, ma i soldati. Fu il loro desiderio di rivalsa che ci portò, nell’estate del 1918, all’avvio del contrattacco decisivo. Erano giovani ragazzi, la maggior parte dei quali rimasti senza nome, che combatterono strenuamente con tutti i mezzi che avevano, nonostante le pessime condizioni alle quali erano sottoposti. Mesi (quasi due) passati nella prima linea di trincea, quando un soldato tedesco vi passava circa 10 giorni prima di essere sostituito. Avevano equipaggiamenti non adeguati a sopportare i rigidi inverni in montagna. Una disciplina, voluta da Cadorna, che reprimeva ogni forma di pensiero diverso dal suo.

Questi sono i protagonisti del libro di Alfio Caruso, che riesce a presentarci quel lato umano della guerra del quale abbiamo tanto bisogno per comprendere fino in fondo che cosa terribile sia. Un lato che per decenni si è tentato di nascondere e di oscurare, a partire dal Ventennio fascista fino ad arrivare, quasi, ai giorni nostri. Le loro lettere e memorie ci servono oggi per capire un’altra guerra, quella che i manuali di storia non ci raccontano, fatta di lunghe attese nelle trincee, della paura per ciò che stava per accadere, del cibo che scarseggiava e del freddo pungente che li penetrava fino alle ossa e che, anche a guerra finita, rimase lì, a ricordargli tutto quello che avevano vissuto.

È importante ricordare anche tutto questo, perché la guerra fu combattuta principalmente da loro, e sono proprio loro ai quali dobbiamo pensare ogni volta che commemoriamo anniversari come quello della disfatta di Caporetto. Eroi silenziosi  “pronti alla morte.

Alfio Caruso, nato a Catania nel 1950, è autore di sei romanzi, thriller politici e di mafia e di due saggi di sport con Giovanni Arpino. Tra i suoi ultimi libri pubblicati da Longanesi: Milano ordina uccidete Borsellino (2010); L’onore d’Italia (2011); La battaglia di Stalingrado (2012); Un secolo azzurro(2013); Quando la Sicilia fece guerra all’Italia (2014); Con l’Italia mai! (2015) e 1960. Il migliore anno della nostra vita (2016).

Inserito da:

Giorgio Diaferia

Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione,è direttore Sanitario del Centro di Medicina Preventiva e dello Sport del SUISM-Università di Torino. E' docente a contratto in Medicina dello Sport Università di Torino. Dirige lo Stabilimento di Cure Fisiche del CMP e dello Sport del SUISM-UniTo E' medico di medicina generale e giornalista pubblicista.

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