IL CARTELLO DELLA DENUCLEARIZZAZIONE
Torna di moda la “free nuclear zone”. L’hanno inventata a Robassomero, nel torinese, quasi vent’anni fa.
Forte ed incisivo, ma nulla di più di un semplice slogan che, tradotto in gergo tecnico equivale a quella parolaccia politica chiamata demagogia. La corsa alla “denuclearizzazione” è stata una manifestazione virtuosa di intenti di alcuni comuni italiani, sporadica agli inizi degli anni 80, frequentissima dopo il disastro di Chernobyl del 1986.
Il Piemonte ne è stato capofila quando il piccolo comune torinese di Robassomero (circa 3mila abitanti) il 17 novembre del 1981 approvò in consiglio comunale una delibera che dichiarava la cittadina “zona denuclearizzata”, ovvero territorio nel quale sarebbe stato vietato installare ordigni atomici e centrali nucleari. Il cartello in cui si ricorda agli automobilisti questa sorta di leadership è ancora ben visibile lungo la strada sul lato est del Parco della Mandria. L’idea era stata dell’allora sindaco Donato Adducci (oggi vicesindaco), rivendicata con orgoglio anche a distanza di tempo tant’è che ancora oggi ai neonati di Robassomero viene simbolicamente consegnata la cartolina “Robassomero nuclear free zone”.
Il concetto già allora piacque ai movimenti ambientalisti, ma l’effettiva incisività del provvedimento rimaneva alquanto spirituale. Erano però altri tempi: dichiararsi contro il nucleare significava anche e soprattutto respingere con forza l’idea della guerra e favorire le relazioni di pace tra i popoli. Dall’81 in poi altri comuni si dichiararono denuclearizzati, secondo le malelingue soprattutto sotto elezioni e con l’obiettivo di ottenere un non ben precisato beneficio fiscale da parte dello Stato. Dopo Chernobyl le manifestazioni di intenti si moltiplicarono in modo esponenziale per poi perdere di significato a seguito del referendum del 1987 che a livello nazionale sancì l’abbandono di questo sistema di approvvigionamento energetico.
I cartelli sono improvvisamente ritornati di moda: quasi 1000 i comuni italiani, piccoli o grandi che siano, che oggi espongono una chiara presa di distanza dal nucleare, a ribadire le scelte di un passato che il Governo vuole rimettere in discussione.
Gli amministratori locali considerano fondamentale ed irrinunciabile il messaggio politico alla base dei cartelli: semmai qualcosa verrà costruito nei nostri territori sarà fatto contro la nostra volontà. Il fronte del “no” si allarga, ma non tiene conto di un’eventuale decisione dall’alto, che sembra profilarsi sempre di più sulla base di una competenza nazionale sul tema, sottratta alle amministrazioni regionali nonostante le politiche federaliste.
Ma scrivere “comune denuclearizzato” significa allo stato attuale dire proprio un bel niente, se non consegnare alla collettività un messaggio distorto, confuso, forse anche ingannevole.
Sarebbe forse più opportuno concentrarsi sulla vera denuclearizzazione, quella per cui attendono in Piemonte ancora troppe risposte i cittadini di Trino, di Bosco Marengo o di Saluggia, che tra centrale e depositi di scorie pagano più di tutti la pesante eredità del passato. Di sicuro all’epoca nessuno è andato a dirgli che sarebbe bastato un semplice cartello per sfuggire al loro destino.



