TENSIONI VALSUSINE

Il movimento No Tav protesta contro i "sondaggi farsa" e la polizia lo carica, due feriti. I carotaggi andranno avanti, lo ha confermato il prefetto Padoin
Nessuna sosta nel periodo elettorale. “I sondaggi andranno avanti”. Lo ha confermato il prefetto di Torino Paolo Padoin rispondendo alla richiesta del presidente della Comunità montana Val di Susa e Val Sangone, Sandro Plano, che in un incontro aveva espresso la preoccupazione degli amministratori per l'ordine e la sicurezza pubblica della zona e aveva richiesto una sospensione dei carotaggi nel periodo elettorale. La Val Susa arriva, infatti, da una settimana tesa, dominata dagli scontri di mercoledì sera, 17 febbraio, a Coldimosso con le violenze delle forze dell'ordine e il ferimento di due manifestanti. Ma “la valle continua a resistere” rassicura Alberto Perino, uno dei leader dei No Tav.
Le cariche di Coldimosso
Erano arrivati vicino alla trivella, nemmeno a 20 metri. “Lanciavamo palle di neve ai centinaia di agenti, è volato qualche insulto” raccontano i No Tav. “La risposta è stata inaudita”. La polizia ha caricato. I manifestanti sono corsi verso i boschi. Chi è scivolato se l'è vista brutta. “Il terreno era scivoloso, sono caduta. Ho visto il buio, in quell'istante si sono accaniti su di me” racconta Marinella Alotto, 46 anni, che ha riportato una frattura al setto nasale, una ferita alla testa e diverse contusioni. Nella vita di ogni giorno ha un banco al mercato di Susa con il marito. Parla con voce dolce e modi tranquilli. Non ha certo l'aspetto “trinariciuto” con cui spesso i media rappresentano il movimento. “Quello che è successo – aggiunge - è triste. Ma dà più forza alle nostre convinzioni. Ci deve, però, essere giustizia”. La storia di Marinella è la storia di una valle. Di mamme, figli, lavoratori. Gente che al mattino si sveglia e va al presidio contro i carotaggi per la Torino-Lione e alla sera, dopo il lavoro, va in marcia verso la trivella. A protestare contro quelli che il movimento considera “sondaggi farsa”. Ferito negli scontri di mercoledì anche Simone Pettinati, giovane torinese, redattore di Radio Blackout. Testimoni lo hanno visto vomitare sangue: “Non riusciva a muovere le gambe”. Soccorso, è stato portato prima a Susa e poi trasferito alle Molinette, dove è arrivato con un grave trauma cranico. È stato dimesso solo martedì.
La fiaccolata di Bussoleno
Venerdì una marcia pacifica ha percorso le strade di Bussoleno. Sono venuti in tanti per protestare “contro le violenze delle forze dell'ordine e in solidarietà ai feriti”. Cinquemila hanno detto gli organizzatori. In testa al corteo, l'immagine di Marinella con il volto incerottato e la scritta “una di noi” e accanto lo striscione “Simone è uno di noi”. “Siamo qui – ha detto Alberto Perino, uno dei leader del movimento, durante la fiaccolata - per dare una risposta alle provocazioni della polizia che pensa di farci tornare a casa. Ma hanno sbagliato indirizzo perché la valle resiste”. Al salone polivalente, dove si è conclusa la fiaccolata, l'assemblea No Tav ha approvato un'ordine del giorno che chiede “l'apertura di un'inchiesta sulle gravi violenze di Coldimosso per accertare le responsabilità degli agenti di polizia; e l'avvio delle procedure di una legge di iniziativa popolare per consentire l'identificazione degli agenti in servizio e le responsabilità nella catena di comando”.



