LA MAPPA DEI VELENI PDF Stampa E-mail
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Di Redazione   
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Sempre più inquinato o sempre meno bonificato? Non se la passa bene il Piemonte secondo l’ultimo rapporto Arpa ed è il dato più certo che viene fuori dalle statistiche elaborate dall’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale con riferimento all’anno 2008. Dal 2003 in poi i siti inquinati della regione sono cresciuti di oltre il doppio e non solo per un migliore accertamento delle infrazioni, ma anche per un reale ed effettivo aumento: la crisi arriva, le fabbriche chiudono, ma con loro si aprono anche i problemi legati alla manutenzione dei siti lasciati in abbandono.

C’è poi il capitolo delle bonifiche, che vanno a passo di formica rispetto alle ampie falcate dei siti inquinati: soltanto 88 secondo l’Arpa nel 2008 a fronte di 408 accertamenti di inquinamento nella sola provincia di Torino.Mappa siti inquinati Piemonte
La realtà, poi, è molto più allarmante di quella consegnata dai dati statistici: ci sono i numeri dell’anagrafe regionale, ma ci sono anche quelli non ancora scoperti, da registrare o approfondire. In Italia l'Istituto Superiore per la Prevenzione e Sicurezza del Lavoro stima almeno 27mila siti contaminati di amianto, che causano 4mila morti l’anno. Un numero impressionante, destinato a crescere almeno fino al 2018 quando sarà previsto il picco di vittime.

Pieve Vergonte, Basse Stura, Balangero, Casale Monferrato, Serravalle Scrivia, Valle Bormida: sono i casi più gravi di inquinamento su cui in Piemonte si concentrano gli sforzi e che costituiscono allo stesso tempo interventi di carattere nazionale.

La bonifica dell’amianto nei 48 comuni del casalese rappresenta la sfida più importante, in un’area dove le ripercussioni sanitarie per gli abitanti della zona  scaturiscono da ottant’anni di veleno rilasciato nel territorio, causando oltre 2000 morti tra operai dell’ex Eternit e semplici cittadini. E mentre il maxi processo a Torino va avanti, con 6000 parti civili costituite e 220 mila pagine di atti giudiziari, è corsa contro il tempo per prevenire ulteriori danni e mettere in sicurezza la zona.

In molti siti contaminati del Piemonte il problema è proprio la pesante eredità lasciata dalle dismissioni industriali: nei 33 milioni di euro assegnati dalla Regione per il triennio 2005-2008 quasi la metà dei casi riguarda proprio ex aziende.

E’ il caso, ad esempio,  di Pieve Vergonte dove la bonifica dell’ex stabilimento Enichem riguarda contemporaneamente anche quella del fiume Toce e dei laghi Mergozzo e Maggiore o come l’ex Oma di Rivalta, su cui si è già conclusa una prima parte della bonifica del laghetto delle morchie.

Tra gli altri interventi già avviati si segnalano i quasi 3 milioni di euro finanziati per l’ex area Ruga di Villadossola e gli oltre 2 milioni per l’area della Pulinet spa di Boca. C’è poi il capitolo di messa in sicurezza delle discariche, vera piaga per un paese come il nostro che resta arretrato dal punto di vista dello smaltimento rifiuti. L’intervento più consistente, in questo caso è a Vercelli con più di 3 milioni di euro stanziati nel 2006 per l’ex discarica Montefibre.

Nel frattempo, continua il censimento dell’anagrafe regionale. Nella mappa del Piemonte relativa allo stato di contaminazione della Regione sono ancora molti i triangoli rossi, sia concentrati su Torino che sparsi in zona più decentrate. I marcatori di colore rosso prevalgono nella zona del cuneese, mentre i cerchietti blu (che indicano interventi già conclusi) si trovano soprattutto nel torinese e biellesse. Rispetto ad una cartina analoga disponibile della Lombardia, la nostra regione si differenzia comunque per un inquinamento più decentrato, una sorta di “par condicio” dei veleni che vede anche le zone più periferiche in piena emergenza.

Infine, ci sono i coperchi da togliere. O meglio, scoperti solamente a fasi alterne. Uno di questi può essere il caso della Solvay di Spinetta: inquinamento accertato, operai licenziati presumibilmente per aver denunciato, rimpallo di responsabilità sulla gestione precedente del sito come causa dei problemi. La questione è tutt’altro che risolta.

L'intervista con l'assessore regionale all'Ambiente, Nicola de Ruggiero:

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Author of this article: Redazione
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