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La storia di Donato De Carlo è quella di tutte le persone che si sono ammalate a causa dell’esposizione da amianto e che hanno combattuto sino alla fine per avere riconosciuti i propri diritti. 

Su Ecograffi la sua testimonianza, raccolta poche settimane prima della morte.

Ho lavorato per presso la ditta Safid di Grugliasco per meno di due anni. Siamo all’inizio degli anni 60. Facevo la manutenzione come apprendista meccanico e lavoravo con l’amianto, con vari tipi di amianto. Ma ognuno di noi faceva il proprio lavoro senza farsi troppe domande, anche perché a quel tempo si sapeva ben poco.

Quando fui assunto dalla Safid, la ditta ci aveva dato un alloggio. SI dormiva in fabbrica e talvolta anche di pomeriggio capitava di schiacciare un pisolino, coprendosi durante i mesi invernali con dei sacchi di amianto. 

In seguito sono riuscito a trovare altre occupazioni. Ho fatto il sorvegliante e ho lavorato all’Inps dove sono stato impiegato come guardiano di notte, in un periodo in cui, sfortuna del caso, si stavano svolgendo dei lavori presso il palazzo. Ricordo grandi polveroni durante quella ristrutturazione. I materiali utilizzati erano anche in questo caso composti di amianto.

A gennaio del 2007 ho cominciato a stare male, ad avere tosse e affanno.  Mi è stato diagnosticato il mesotelioma pleurico epiteliale maligno. Di lì in poi ho fatto qualche ricerca tra i miei ex compagni di lavoro, ma non sono riuscito a rintracciare nessuno, a parte un mio cugino. Molti di loro erano già morti per le esposizioni. E  l’archivio del comune di Grugliasco, proprio in quegli anni, era stato distrutto da un incendio, per cui mi è risultato difficile trovare gli altri.

Non vorrei che altra gente faccia la stessa fine. Spero che si prendano provvedimenti per tutelare la salute delle altre persone, perché fabbriche così non dovrebbero esserci al mondo.
Quando leggo sul giornale storie simili, volto pagina. Mi dispiace per queste cose che succedono e che sono accadute proprio a me.
Per fortuna ho il supporto familiare che mi sostiene ed è tutto quello che mi resta.