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Le immagini degli uccelli del Golfo del Messico imbrattati di petrolio hanno fatto il giro del mondo. Ma quello causato dalla BP non è l’unico disastro ambientale causato dall’uomo in questo periodo.
Passiamo a terre più vicine a noi: l’Italia. Solo qualche mese fa dal serbatoio di una raffineria vicino a Monza sono usciti 600.000 litri di idrocarburi tra gasolio e petrolio che sono finiti nel fiume Lambro e successivamente nel Po.


In un recente articolo Roberto Saviano ha affrontato il tema dell’ecomafia, della gestione illegale dei rifiuti, delle scorie tossiche sotterrate nei terreni della Campania. Presenta un dato significativo: se in Italia i rifiuti illegali gestiti dai clan fossero accorpati diverrebbero una montagna di 15.600 metri di altezza, con una base di tre ettari, quasi il doppio dell’Everest, 8.850 metri. E il numero di tumori aumenta, come confermano i dati pubblicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: rispetto alla media nazionale in Campania si verificano più del 12% di casi di cancro a pancreas, polmoni, dotti biliari.
Spesso, poi, i colpevoli rimangono impuniti, o quasi. Un esempio, forse un po’ estremo, ma che dovrebbe far riflettere. Per la tragedia di Bhopal, avvenuta in India 25 anni fa, otto uomini, tutti indiani, sono stati condannati, per negligenza, a due anni di carcere e ai pagamenti di 100.000 rupie, duemila euro o poco più. I condannati potranno appellarsi e la nuova fase processuale potrebbe durare anni. Tra gli otto uomini non figura, perché latitante, lo statunitense Warren Anderson, ai tempi presidente delle Union Carbide Corporation.
Nella notte tra il 2 e il 3 dicembre 1984 a Bhopal 40 tonnellate di gas letali fuoriuscirono dalla fabbrica di pesticidi della Union Carbide, causando un numero ancora imprecisato di morti, secondo le stime più affidabili 20-30.000 morti, 8.000 solo nella prima notte. Il disastro di Bhopal è secondo solo alle guerre nella classifica delle catastrofi ambientali provocate dall’uomo che è stata stilata dal sito americano per la salvaguardia dell’ambiente Treehugger.
La cantante Mina poco tempo fa su La Stampa rifletteva sul nuovo significato che è oggi possibile attribuire alla canzone di Lucio Battisti sul “mare nero…bianco e trasparente come me…”, e più in generale sul mondo contemporaneo. Ha scritto: «Chissà cosa succederà a quel pezzetto di terra e ai sogni di un bambino ancora ignaro del mondo in cui è stato messo. Ci ammazzano e assassinano anche la poesia, pane prezioso senza il quale la vita sarebbe insopportabile».
Impegniamoci e lavoriamo perché ciò non avvenga.