Disastri Dimenticati
Negli ultimi 20 anni i disastri ambientali sono quadruplicati, passando dai circa 129 all'anno nella metà degli anni Ottanta, ai 500 all'anno di oggi.
A causa del riscaldamento globale, spiega il Wwf, tra il 15% e il 37% delle piante terrestri e delle specie animali potrebbero estinguersi entro il 2050. Mentre in assenza di misure adeguate il livello del mare potrebbe alzarsi anche di un metro entro il 2100. Scenari drammatici che, sottolinea l'organizzazione ambientalista, colpirebbero soprattutto i Paesi poveri: se il livello del mare continuerà a salire al ritmo attuale, a pagarne le spese più di tutti sarà il Bangladesh, che si troverà ad avere 35 milioni di sfollati.
Tra il 1990 e il 1998 il 94% dei disastri naturali, complessivamente 568, ha colpito i Paesi in via di sviluppo. Tra il 2000 e il 2004, invece, 262 milioni di persone sono state colpite da disastri legati al clima. Se le guerre sembrano essere in diminuzione, anche se alcune tendono all’incancrenimeento ( vedi Afghanistan, Iraq, Medio Oriente….), le catastrofi naturali tendono invece a farsi sempre più frequenti e devastanti. Dagli anni ’60 ad oggi, il numero delle vittime dei disastri naturali è aumentato in media del 900%, analogamente a quello degli eventi catastrofici.La concausa principale di quest’aumento va ricercata nelle peggiorate condizioni di vita della metà più povera della popolazione mondiale: crescita demografica incontrollata, inurbamento forzoso, abbandono delle campagne, carenza di infrastrutture e di servizi pubblici, cattiva qualità delle costruzioni, pessima gestione del territorio, degrado sociale, nonché il sovrapporsi di disastri ambientali e guerre, rendono la vita di tanta gente molto più vulnerabile. Nel corso del 2007, si sono verificati 950 disastri ambientali, in tutto il mondo. Si tratta del numero più elevato di disastri mai registrato; tali eventi hanno causato danni per 70 miliardi di dollari, il doppio delle cifre del 2006, ma molto meno che nel 2005, quando gravi uragani causarono perdite per circa 220 miliardi di dollari. L’Asia è il continente maggiormente colpito, con più del 40% di tutti i disastri registrati, mentre le regioni delle Americhe, dell’Europa e dell’Africa hanno avuto ciascuna danni per meno del 20% del totale. Tali catastrofi colpiscono i paesi ricchi e quelli poveri in modo diseguale: quanto più il paese è ricco, tanto maggiori sono le perdite economiche; d’altro canto, quanto più il paese è povero, maggiore è la perdita in termini di vite umane. Al primo posto ci sono le guerre, che causano morti e distruzione: consumano carburanti, devastano le foreste, contaminano l’acqua e distruggono interi ecosistemi, per non parlare del numero delle vittime che muoiono ogni giorno in questo o quel conflitto. Al secondo posto c’è Bhopal, il disastro peggiore che l’industria chimica abbia mai causato. Era il dicembre dell’84 e il mondo ancora paga con più di 25.000 morti l’errore umano. Chernobyl: nemmeno 2 anni dopo Bophal l’esecuzione di un test sul reattore 4 di Chernobyl si trasforma in tragedia. Da Chernobyl all’Irlanda, dopo 30 anni contiamo ancora i casi di cancro causati dalle radiazioni, mentre chilometri e chilometri di terra intorno a Chernobyl saranno sterili e contaminati per sempre. Ecco l’Italia indisciplinata al 4° posto tra le tragedie ambientali causate dall’uomo con il disastro di Seveso. La legge Europea che porta il nome di questa tragedia non sembra compensare l’esposizione ai veleni di circa 40.000 persone e lo sterminio di 80.000 animali per prevenire la contaminazione. Il quinto posto lo merita una tragedia del mare, con la petroliera Exxon Valdez incagliata nel golfo dell’Alaska. Circa 38mila i litri di petrolio in mare, quasi 2000 i km di coste inquinati e migliaia gli animali morti. Love Canal è la tragedia ambientale che si piazza al sesto posto, ma non lasciatevi addolcire dal nome. La tragedia dei terreni vicini alle Cascate del Niagara è dovuta a circa 21.000 tonnellate di rifiuti tossici, seppelliti dalla Hooker Chemical. Al settimo posto si classifica il Vortice Subtropicale di Spazzatura dell’Oceano Pacifico. L’accumolo di plastica e di rifiuti marini galleggianti è tale che questo ammasso di spazzatura è oggi conosciuto come l’Isola orientale di Spazzatura. All’ultimo posto, ma non per questo meno grave, c’è la Zona Morta del Mississipi, un’area vasta del Golfo del Messico che segnala il delta del Mississipi come il più inquinato al mondo, più del Gange e del Mekong.Ma naturalmente questi disastri non vengono mai da soli ma appare evidente come con il passare degli anni vengano dimenticati negli archivi delle catastrofi ambientali senza alcun tipo di risoluzione definitiva. Per cui la domanda che viene spontanea dopo aver letto articoli e libri in merito è : “ E’ solo un problema di comunicazione o di pessima politica in campo ambientale ?” Per intanto stiamo consumando l’anno della Biodiversità come peggio non si potrebbe!!!



