Sebbene sia ancora presto per stabilire le interazioni tra l’uso dei telefoni cellulari e gli effetti biologici sul cervello, i ricercatori medici della Università svedese di Orebro hanno recentemente presentato una ricerca, in cui si raccomanda di fare particolare attenzione ai bambini e agli adolescenti, che risultano essere molto più sensibili degli adulti alle radiazioni prodotte dai telefonini.
Ma allora dobbiamo avere paura dei telefoni cellulari ed anche dei telefoni cordless, che per tante ore della nostra giornata molti di noi tengono attaccati all’orecchio? Forse potrebbe bastare utilizzarli con un semplice cavetto che allontani la sorgente dei campi elettromagnetici dal cervello ? Ma come difendersi dai tanti elettrodotti che passano sopra la nostra testa? Forse interrando i cavi. O dalle antenne per la telefonia mobile che vengono posizionate sui tetti delle nostre case, dietro parere favorevole dei condomini e grazie a contributi economici per le spese, che forse andrebbero eliminati .
C’è chi come il prof. Gino Levis dell’Università di Padova parla di studi sui danni al nervo acustico da parte dei telefonini ed altri che negano qualsiasi evidenza scientifica e come tale parlano di falsi allarmi. In effetti anche se non ce ne accorgiamo, in ogni momento della nostra giornata, siamo immersi in campi elettromagnetici, che appartengono al settore delle radiazioni non ionizzanti, basti pensare a tutti gli elettrodomestici che ci circondano in casa, sul lavoro, a scuola, come ad esempio rasoi elettrici, asciugacapelli, radiosveglie frullatori,televisori, fornetti ecc..
Ma ancora di più dobbiamo tener conto degli impianti radio-TV . Le radiazioni non ionizzanti sono tali, poichè al di sotto di una certa frequenza, mentre le radiazioni ionizzanti sono quelle radiazioni dotate di sufficiente energia da poter ionizzare gli atomi (o le molecole) con i quali vengono a contatto.. Da recenti studi , tuttavia, questo tipo di radiazioni non ionizzanti, in gradi di produrre potrebbe essere nocive per la salute umana. La caratteristica fisica fondamentale che distingue i vari campi elettromagnetici è la frequenza, cioè il numero delle oscillazioni dell’onda al secondo (hertz, Hz), strettamente correlata alla lunghezza d’onda, che è la distanza percorsa dall’onda durante il tempo di un’oscillazione e si misura in metri. Ad un’onda elettromagnetica di data frequenza è associata una quantità di energia, che è tanto maggiore quanto più alta è la frequenza. Questa energia può essere in grado o meno di produrre una serie di effetti quando l’onda elettromagnetica penetra nella materia. Il fenomeno comunemente definito “inquinamento elettromagnetico” è legato alla generazione di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici artificiali, cioè non attribuibili al naturale fondo terrestre o ad eventi naturali. Gran parte degli effetti provocati dall’esposizione ai CEM derivano da due meccanismi principali: il riscaldamento dei tessuti e l’induzione di correnti elettriche. Il meccanismo dominante e eventualmente responsabile dell’effetto negativo, varia a seconda della frequenza del CEM.
L’interazione tra sistemi biologici e campi elettromagnetici può essere diretta cioè il campo esterno provoca direttamente l’effetto biologico, o indiretta cioè l’interazione si verifica tramite un terzo elemento, generalmente un oggetto conduttore posto a potenziale elettrico diverso di quello del sistema biologico con cui va a contatto. E’ necessario distinguere tra effetti sanitari acuti, o di breve periodo, ed effetti cronici, o di lungo periodo.
Gli effetti acuti possono manifestarsi come diretta conseguenza di esposizioni al di sopra di una certa soglia, esposizioni che si possono verificare solo in particolari situazioni lavorative; i limiti di esposizione ai CEM proposti dagli organismi internazionali e recepiti anche dalla normativa italiana garantiscono con sufficiente margine di sicurezza la protezione da tali effetti.
Gli effetti cronici possono manifestarsi, anche dopo lunghi periodi di latenza, come conseguenza di esposizioni a livelli bassi di campo elettromagnetico per periodi prolungati (situazione caratteristica degli ambienti di vita). Questi effetti hanno una natura probabilistica, cioè con l’aumento dell’esposizione, aumenta la possibilità di contrarre un danno, ma rimane invariata la gravità di tale danno. Gli effetti cronici sono stati analizzati attraverso numerose indagini epidemiologiche.
Attualmente mancano studi universalmente accettati dalla comunità scientifica; tuttavia i maggiori organismi scientifici nazionali ed internazionali concordano nel ritenere che, allo stato attuale delle conoscenze, possa esistere una debole correlazione tra l’esposizione a campi elettromagnetici e cancro, limitatamente alle frequenze estremamente basse (ELF). L’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) sostiene che i dati scientifici disponibili, non forniscono alcuna prova diretta che l’esposizione alle alte frequenze (RF) induca o favorisca il cancro, ne che abbrevi la durata della vita. Altri studi ipotizzano, che l’esposizione a basse frequenze (ELF), provochi un aumento del rischio di leucemia infantile, indicano il valore di 0.4μт per il campo magnetico come soglia per la manifestazione dell’effetto. L’Istituto Superiore della Sanità stima che in Italia , assumendo un nesso di causalità tra esposizione a campi elettromagnetici a frequenza estremamente bassa e rischio di leucemia, un caso ogni 400 di leucemia infantile potrebbe essere imputato all’esposizione ai campi magnetici prodotti dalle linee elettriche.Altre ricerche scientifiche e molti studi sugli animali non hanno invece riscontrato effetti di lungo periodo delle radiazioni ELF. Infine il National Institute of Environmental Health Sciences (NIEHS - USA) ha valutato i campi ELF come "possibili cancerogeni per l’uomo" (classe III), in base alla 5 categorie indicate dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) che ha classificato gli agenti potenzialmente cancerogeni. L’Organizzazione Mondiale per la Sanità raccomanda, tuttavia, di applicare, per la prevenzione dai possibili effetti di lungo periodo, "il principio cautelativo", ossia di adottare misure di tutela della popolazione. Nel dubbio evitiamo di comprare i telefoni cellulari ai nostri bambini almeno sino all’età dello sviluppo, cerchiamo di usare il telefono cordless per pochi secondi, di parlare al telefonino grazie a cavetti che ne allontanino la sorgente e proviamo a parlarci di più di persona, tanti equivoci che spesso una telefonata può generare si chiariscono subito o meglio si evitano. Anche questa è precauzione. Fonte http://www.arpa.veneto.it/agenti_fisici/htm/rni_campi_elettr_salute.asp
Our valuable member Giorgio Diaferia has been with us since Sabato 10 Ottobre 2009.