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Sono la prima causa di morte fra le ragazze tra i 12 e i 25 anni e almeno 200 mila donne in Italia ne sono vittima. Altre statistiche, includendo pure gli uomini, parlano addirittura di tre milioni di soggetti coinvolti che nel nostro paese equivale a dire 1 persona su 20.

I disturbi del comportamento alimentare si rafforzano nel  loro ruolo di epidemia sociale, ma rispetto a dieci o vent’anni fa queste complesse patologie sono molto più conosciute e le strutture specializzate per combatterle più diffuse, ma sempre troppo poche rispetto alle reali esigenze. Fino agli anni novanta confinate all’interno di ceti sociali più elevati, bulimia e anoressia hanno raggiunto oggi qualsiasi livello e si è notevolmente abbassata anche l’età media di chi ne soffre.

 

disturbialimentariA Torino, da molti anni è attivo il Centro Pilota regionale per la diagnosi, lo studio e la cura dei disturbi del comportamento alimentare presso le  Molinette, un centro diretto dal professor Secondo Fassino e che fa parte del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino, composto da un reparto per il trattamento in regime di ricovero, da un day hospital terapeutico psichiatrico e da un servizio ambulatoriale per il trattamento dei soggetti con disturbo del comportamento alimentare e con obesità. La struttura è una pietra miliare dal settore a livello italiano e internazionale.

Negli ultimi tempi il centro ha potuto implementare i suoi servizi agli utenti, anche da un punto di vista comunicativo con la creazione di un sito web  (www.centrodcapiemonte.com) dove poter ottenere informazioni sulle varie patologie, chiedere un aiuto immediato in forma anonima e con l'attivazione di due linee di ascolto telefonico.

In Italia centri come quello del professor Fassino sono in tutto sette. Laddove non esiste una struttura specializzata si opera alla vecchia maniera: terapia d’emergenza che spesso si tramuta in servizi di lungodegenza, con conseguenze sfavorevoli sia per il paziente che per l’ospedale.

L’esigenza più imminente per gli operatori del settore, impegnati nello studio e nella cura di anoressia, bulimia  e binge eating (la sindrome di alimentazione incontrollata) è oggi legata all’adozione di provvedimenti legislativi ad hoc, tuttora assenti nel nostro ordinamento, che riconoscano queste patologie come malattie sociali. A tal proposito si è riunita pochi giorni fa a Varese una sorta di task force di esperti italiani ed europei, per definire un programma articolato di progetti, attività di ricerca e di riabilitazione dalle malattie del settore più diffuse, accompagnate da iniziative di ampia informazione volte a illustrare la gravità del problema dei disturbi dell’alimentazione.

La proposta è di istituire una commissione ministeriale di esperti, dar vita ad un “osservatorio” epidemiologico italiano, realizzare una rete regionale di servizi. In tal senso è stata presentata recentemente a Palazzo Madama anche una mozione di dodici senatori, che si sono impegnati a sostenere l'iter verso una legge che riconosca anoressia, bulimia e obesità come malattie sociali.

Nel frattempo è anche importante rafforzare le campagne di comunicazione a livello sociale. Tra queste, si segnala quella dell’associazione DonnaDonna Onlus che ha incaricato il fotografo Gerald Bruneau (a titolo gratuito) di fotografare 50 donne di tutte le “taglie” per la realizzazione di un calendario: un modo per dire “no” a bulimia e anoressia e per smontare tutti gli stereotipi sulla bellezza femminile.