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La Tav, o meglio la linea d'alta velocità Torino-Lione, è ormai un argomento caldo per definizione. Ed è così da vent'anni, se ne parla dal 1990. Due settimane fa sono iniziati i 91 sondaggi geognostici preliminari alla realizzazione dell'opera. Ed è subito scattata la mobilitazione dei No Tav, culminata con una grande marcia a Susa, sabato 23 gennaio: quarantamila persone (la metà per le forze dell'ordine) per dire no alla Tav e contro tutte le mafie. Il fronte opposto, i neocostituiti “Sì Tav”, ha risposto domenica con una manifestazione bipartisan al Lingotto, mille persone. Abbiamo sentito i pareri di Nilo Durbiano, sindaco di Venaus, contrario al supertreno e dell'onorevole Stefano Esposito favorevole al progetto. Stesso partito (Pd), ma posizioni diverse.

Durbiano: perché no
“È un'opera non indispensabile, altre sono prioritarie in Italia” afferma il sindaco. “Lo dicono anche gli studi dell'Osservatorio sulla Torino-Lione, ma forse i quaderni non sono stati letti”. Durbiano si riferisce al sottoutilizzo dell'attuale tratta ferroviaria: “90 treni al giorno su una potenzialità di 240”. “Diciamo la verità, si vuol fare la Tav perché la vuole la lobby trasversale dei costruttori”. Secondo il sindaco di Venaus “le scelte politiche non possono essere fatte solo in base alle compensazioni, si deve valutare la validità stessa di un'opera”. E aggiunge: “Quando le opere pubbliche vengono proposte con annesse le compensazioni, vuol dire che non nascono per il bene comune”. E sull'Osservatorio? “Ha esaurito il suo mandato, doveva essere un organismo tecnico ma la guida di Mario Virano l'ha caratterizzato politicamente. Noi sindaci continuiamo, però, a essere per il dialogo e il confronto”. Sabato è sceso in piazza, senza fascia (perché il governo ha invitato i sindaci a mantenere un “comportamento leale”) contro l'alta velocità ma anche contro i sondaggi: “Inutili, visto che la Sitaf ne aveva fatti a migliaia Sitaf per la costruzione dell'autostrada”.

Esposito: perché sì
Parlamentare Pd, è stato uno dei promotori della manifestazione “Sì tav” al Lingotto. Evento nato bipartisan, ma che all'ultimo ha visto sfilarsi una parte, il centrodestra. “Ma è rimasto bipartisan, perchè plurale era la platea. Ed è stata la prima volta in Italia per un'iniziativa a favore di qualcosa e non contro qualcosa”. Continua Esposito: “E non sarà l'unica, abbiamo già un simbolo. Sì riprenderà probabilmente dopo le regionali per evitare le strumentalizzazioni della contesa elettorale”. Quale lo scopo della manifestazione? “Siglare un patto che veda uniti le istituzioni, i partiti, le forze sindacali, le categorie economiche e produttive del Piemonte affinché la Tav si realizzi e diventi prioritaria qualsiasi schieramento vinca. La Torino-Lione è decisiva per uscire dall’isolamento territoriale e per rilanciare lo sviluppo e la crescita economica e produttiva del Piemonte come di tutto il paese”. Sulla marcia di sabato a Susa: “Rimango convinto che il movimento sia legittimo ma minoritario, comunque, come ha sottolineato Virano, non si deve perdere la dimensione del dialogo con la popolazione”. Ma le preoccupazioni di una valle (impatto ambientale, salute, ricadute economiche) sono reali: “Cercheremo di rassicurarle facendo pressione sul governo perché stanzi da subito le risorse (600 milioni di euro) per il piano strategico della Val Susa, un territorio che oggi soffre e ha bisogno di risorse e investimenti”.