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Ce n’è sempre troppo poca e quel poco che ne abbiamo la distribuiamo male e la sprechiamo ancora peggio.
A livello planetario il problema acqua non può che trovare spiegazione in questo assunto, perché oggi la crisi “strutturale” della risorsa idrica è aggravata anche da altri fattori, sia a livello locale che a livello globale: i cambiamenti climatici, il bisogno crescente di energia, l’urbanizzazione, la crescita demografica.
Se poi si considera che oltre il 73% di acqua dolce la utilizziamo per l’agricoltura e un altro 24 per cento per l’industria, se ne deduce che per gli usi domestici ne resta solo il  3%, che a sua volta è anche oggetto di sprechi.


C'è poi il problema della qualità: l'inquinamento idrico è generato in particolare dalle attività agricole e forestali, dalle discariche urbane, dal trasporto e dall'edilizia e risente di un sistema tecnico scientifico non più adeguato alle nuove esigenze dello Sviluppo Sostenibile.
Oggi, forse anche per questo motivo, vi è sempre più la tendenza a considerare la risorsa acqua come un bene economico. Da qui le proposte di privatizzazione sulla gestione delle risorse idriche, ma i più acerrimi detrattori d questa tesi considerano il  passaggio ad un sistema di mercato mondiale dell'acqua come la definitiva esclusione dei più deboli, per  una risorsa delle Terra che rimane comunque universale.
Di contro, i favorevoli alla privatizzazione, identificano questo passaggio economico come un atto dovuto proprio gestire al meglio la poca acqua disponibile, che sarebbe quindi distribuita con più efficacia e con un notevole abbattimento degli sprechi.
Così come tutte le questioni che riguardano l’ambiente, di tempo per trovare soluzioni ce n’è sempre molto poco: nel 2025 saremo due miliardi di persone in più. Per accontentare tutti bisognerà almeno raddoppiare la quantità di acqua dolce oggi fruibile: pura utopia, a meno che non si cominci a bere l’acqua degli oceani.