Cibo

Mai sottovalutare le allergie alimentari

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Di allergie alimentari si può morire.

È successo al sedicenne ucciso da un gelato a San Giovanni Rotondo l'8 agosto e stava per succedere il 20 agosto allo schermidore olimpico Aldo Montano, colpito da uno shock anafilattico a causa della sua allergia al formaggio. Il problema dell'allergia alle proteine degli alimenti è diffusissimo. Sono circa 6 milioni gli italiani il cui sistema immunitario reagisce di fronte a pesca, latticini, crostacei. Circa il 10% di loro hanno una forma grave della malattia, che può portare alla morte per shock anche dopo l'assunzione di una piccola quantità. Sono tutelati dalle norme sulle etichette dei prodotti confezionati, su cui bisogna scrivere se contengono tracce di allergeni come le mandorle o le noccioline, ma è al ristorante che corrono i rischi maggiori.«Purtroppo le associazioni di pazienti con allergie alimentari non sono forti come quelle dei celiaci che infatti hanno leggi ad hoc e corsi obbligatori per i cuochi - spiega Donatella Macchia, del direttivo nazionale della Società italiana di allergologia clinica ed esperta di allergie alimentari - c'è forse meno consapevolezza da parte degli stessi malati. Il vero allergico, che ha avuto una diagnosi corretta in un centro specializzato, talvolta si perde tra un mare di gente che non ha una patologia così importante. Nei ristoranti o nelle mense scolastiche arrivano persone che dicono di aver problemi con questo o quel alimento solamente perché lo digeriscono con difficoltà».L'Italia è molto più indietro di altri paesi europei. In Svezia tutti i ristoranti offrono un esperto che controlla il cliente allergico per tutta la cena, gli consiglia un menu adeguato e verifica che in cucina siano rispettate le esigenze del cliente. Ferruccio Fazio, ministro della Salute, ha da poco istituito una commissione per definire delle linee guida proprio riguardo agli esercizi pubblici.

Fonti La Repubblica, pag. 1, 19.
 

Mangia male un bimbo su tre

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Il 12,3% dei bambini tra i 6 e gli 11 anni è obeso e il 23,6% in sovrappeso.

Un bambino su tre quindi ha un'alimentazione sbagliata e fa poco movimento. L'Istituto superiore di sanità e il ministero della Salute hanno svolto un'indagine sul tema grazie al progetto "Okkio alla salute". Tra i bambini con problemi di peso, l'11% non fa la prima colazione, il 28% la fa in maniera non adeguata, l'82% fa una merenda a scuola non corretta, il 23% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano giornalmente frutta e verdura, solo un bambino su 10 ha un livello di attività fisica raccomandato per la sua età. E poi ancora numeri che disegnano un quotidiano fatto di eccessi di grassi e zuccheri, poco moto, tanta pigrizia e intervalli golosi.Circa quattro madri su dieci non ritengono che il loro figlio abbia un peso eccessivo rispetto alla propria altezza, anche se i loro bambini sono oggettivamente sovrappeso o obesi. Il ministero della Salute ha emanato le linee guida per la ristorazione a scuola e le mense scolastiche devono correre ai ripari: niente doppie porzioni, pochi salumi e la pizza una volta a settimana. «Le famiglie - suggeriscono i nutrizionisti che hanno elaborato le tabelle - dovrebbero prendere a modello la linea guida ministeriale anche per i menù settimanali a casa». Sono stati cancellati i piatti etnici che in molte scuole erano entrati per far assaggiare nuovi sapori e lavorare sull'integrazione degli stranieri, e niente doppia porzione.

 

Ortoressia

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L'ortoressia (dal greco orthos -corretto- e orexis -appetito-) è una forma di attenzione eccessiva alle regole alimentari, alla scelta del cibo e alle sue caratteristiche.
Definizione [modifica]
Può essere dovuta ad una paura, a volte maniacale, di ingrassare o di non essere in perfetta salute, e conduce, di norma, a un risultato opposto con conseguenze negative sul sistema nervoso, avvertite con difficoltà dal soggetto colpito e in modo evidente da chi lo circonda.
È classificata come disturbo dell'alimentazione, ma non ancora ufficialmente riconosciuta dal mondo psichiatrico e quindi non ancora presente nel manuale americano DSM.
È stata descritta per la prima volta da Steve Bratman nel 1997, dietologo che si autodefinisce "ex-ortoressico" e che ha formulato un questionario allo scopo di identificare questa psicopatologia.
La psicologia odierna tende a dare sempre più peso a questa forma di mania per le regole eccessive, rivolte in particolare al cibo, ritenendo che si stia diffondendo silenziosamente e coinvolga in maggior misura individui di sesso femminile.
Sono stati riconosciuti diversi livelli di ortoressia, a partire da forme più lievi e transitorie fino ad arrivare a situazioni quasi maniacali, ma non sono stati ancora canonizzati in termini clinici.
Problema sociale
In primo luogo l'ortoressia è un problema sociale, che impedisce il soggetto colpito di avere rapporti equilibrati con l'esterno, in particolare con il partner, creando un meccanismo circolare di insoddisfazione che alimenta il problema stesso.
In secondo luogo l'ortoressico cambia a poco a poco stile di vita, oppure si isola in un proprio stile standardizzato e dettato esclusivamente da regole precise e imprescindibili, difendendosi da chi non comprenda le sue scelte, non condivida in pieno le sue idee e in genere lo irrida o lo contraddica; vive in uno stato di ansia che "supera" con la convinzione che le sue scelte siano una spiccata incapacità di trovare piacere, nel cibo in particolare, e spesso anche nella sfera sessuale.
Nei casi più importanti, laddove la patologia diventa maniacale, la conclusione del soggetto arriva frequentemente ad essere "tutto dipende dal cibo".
Cause
Le cause portanti di questa malattia della psiche sono da ricercarsi nei ritmi di vita forzati della società moderna e dai modelli di bellezza e salute sempre più rivolti al consumismo piuttosto che a una reale attenzione per l'individuo. In particolare per i soggetti di sesso femminile, le scale di valutazione del rapporto salute-bellezza-autostima vengono spesso mescolate e stravolte, risultando spesso più importante apparire belle che essere davvero in salute.
Motivazioni alimentari, psicologiche, etiche, supportate spesso da tradizionalismo e/o spinte commerciali, hanno creato un'infinità di modelli sociali differenti e una scelta di norme di vita spesso in totale conflitto con un'esistenza sana ed equilibrata.

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UNA CATTIVA ALIMENTAZIONE AUMENTA IL RISCHIO DI ALLERGIE E ASMA

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L'aumento delle allergie e di malattie infiammatorie come asma ed eczema negli ultimi 50 anni dipende dalla tendenza sempre maggiore a mangiare cibi poco sani. A sostenerlo e' uno studio italiano dell'Universita' di Firenze guidato da Paolo Lionetti da cui emerge che l'aumento del consumo di junk food, il cibo ad alto contenuto calorico ma dal basso valore nutrizionale, avrebbe inciso sulla sopravvivenza di diverse tipologie di batteri presenti nel nostro intestino responsabili di una corretta digestione e della difesa dell'organismo da infiammazioni e allergie.
Lo studio e' stato condotto paragonando la flora batterica di un gruppo di bambini italiani con quella di un gruppo di bimbi del Burkina Faso, individuando che la perdita di batteri preziosi per preservare l'organismo dagli attacchi esterni di vario tipo dipende da un'alimentazione povera di fibre e ricca di carne, grassi e zuccheri
 

LE PROVE DELLE PROPRIETA' ANTI-IPERTENSIVE DEL PEPERONCINO

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Le proprietà anti-ipertensive peperoncino piccante sono state oggetto di uno studio effettuato dai ricercatori della cinese Third Military Medical University i quali hanno scoperto che la capsaicina, la sostanza che fa piccare il peperoncino, ha anche la capacita' di rilassare i vasi sanguigni. La novità, rispetto ad analoghi studi passati, sta nella verifica degli effetti della sostanza direttamente sulle cavie.
La ricerca, pubblicata sulla rivista 'Cell Metabolism', descrive come le cavie 'ipertese' siano state alimentate con una dieta ricca di capsaicina e conferma come la loro pressione sanguigna sia scesa. Secondo i ricercatori cinesi la 'capsaicina' agisce attivando un canale recettore che si trova nel rivestimento dei vasi sanguigni. che genera un aumento della produzione di ossido nitrico, una molecola gassosa nota per proteggere i vasi sanguigni dalle infiammazioni e dalle disfunzioni. Occorreranno ulteriori studi per determinare i dosaggi necessari alla stabilizzazione della pressione arteriosa.
 
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